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No, la donna uccisa a Minneapolis da un agente dell’ICE non ha inneggiato allo “squartamento dei feti” in una poesia

No, la donna uccisa a Minneapolis da un agente dell’ICE non ha inneggiato allo “squartamento dei feti” in una poesia

9 gennaio 2026
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  • In Rete circola la teoria che Renee Nicole Good, la donna uccisa a Minneapolis dall’ICE, avrebbe scritto una poesia che «inneggiava allo squartamento dei feti» intitolata”On Learning to Dissect Fetal Pigs”, ovvero “Imparare a sezionare feti di maiale”.
  • Good ha realmente scritto una poesia con quel titolo, vincendo tra l’altro un premio dell’Accademy of American Poets Prize nel 2020.
  • Il testo però non incita alla dissezione dei feti, ma contrappone la violenta dissezione dei maiali nell’insegnamento della biologia alla comprensione infantile della fede e della memoria.

L’8 gennaio 2026 è stato condiviso su X lo screenshot di una poesia intitolata “On Learning to Dissect Fetal Pigs” (“Imparare a sezionare feti di maiale”) che avrebbe scritto Renee Nicole Macklin (che ha cambiato il cognome in Good dopo essersi risposata), la donna di 37 anni uccisa a Minneapolis con colpi di arma da fuoco, mentre si trovava nella sua vettura, da un agente dell’ICE, l’agenzia federale statunitense che si occupa del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione.

Secondo l’autore del post, con quella poesia Good «inneggiava allo squartamento dei feti».

È un contenuto presentato in maniera fuorviante, che diffonde una notizia falsa. 

La poesia in questione è quella con cui Renee Nicole Good vinse un premio universitario dell’Academy of American Poets Prize nel 2020. Leggendo il testo completo del componimento, in nessun punto della poesia Good incinta allo «squartamento dei feti».

Sentito dal New York Times, il giudice del concorso di poesia, Rajiv Mohabir,, ha ricordato che «la poesia di Good spiccava tra le altre opere presentate per il contrasto tra brutalità e meraviglia», dal momento che il testo «contrappone la violenta dissezione dei maiali nell’insegnamento della biologia alla comprensione infantile della fede e della memoria».

All’epoca, Mohabir aveva motivato la vittoria di Good commentando che nella poesia in questione, «intrecciando la questione esistenziale attraverso una forma zuihitsu (un genere incentrato principalmente sulla scrittura personale e sulla contemplazione, ndr), la riflessione su oggetto, corpo umano e meraviglia finisce per biologizzare ciò che sfugge alla semplice scienza». «Attraverso la specificità dell’immagine e i salti associativi da un pezzo all’altro», continuava Mohabir, «emerge un testo che diventa esso stesso un testo sacro, una meditazione che conduce il lettore nell’ignoto».

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