- Circola sui social media la notizia nel Regno Unito è stata approvata una legge che permette l’aborto fino al nono mese.
- È una notizia presentata in maniera fuorviante.
- Il disegno di legge, non ancora approvato, punta a depenalizzare l’aborto, non a modificare le leggi che impediscono agli operatori sanitari di eseguire interruzioni di gravidanza dopo la ventiquattresima di gestazione.
Il 19 marzo 2026 è stata condivisa su X la presunta notizia, in inglese, secondo cui «la Camera dei Lord ha votato per consentire l’aborto fino alla nascita senza procedimenti penali in Inghilterra e Galles».
«La Camera dei Lords è diventata ormai il santuario woke della Gran Bretagna: approvato l’aborto postnatale», ha commentato in italiano l’autore del post.
È un contenuto presentato in maniera fuorviante che diffonde una notizia falsa.
Il 18 marzo la Camera dei Lord (una delle due Camere del Parlamento del Regno Unito) ha votato una serie di emendamenti al disegno di legge sulla criminalità e le forze dell’ordine (“Crime and Policing Bill”), attualmente in terza lettura.
Uno disposizione votata (a favore) riguarda il mantenimento dell’emendamento sulla depenalizzazione dell’aborto, inserito e votato a favore lo scorso anno dalla Camera dei Comuni.
Questo emendamento, si legge nel testo della proposta di legge, «escluderebbe l’applicazione delle attuali norme penali in materia di aborto alle donne che agiscono in relazione alla propria gravidanza, a prescindere dallo stadio gestazionale, eliminando il rischio di indagini, arresti, procedimenti penali o detenzione». La disposizione, se approvata, continua ancora il testo, «non modificherebbe alcuna norma relativa alla prestazione di servizi di aborto in ambito sanitario, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, i termini di scadenza, la telemedicina, i motivi che giustificano l’aborto o l’obbligo di approvazione da parte di due medici».
Al momento, in Inghilterra e in Galles, l’aborto è regolato dall’Abortion Act risalente al 1967, secondo cui l’interrozione volontaria di gravidanza è possibile e ritenuta legale entro le 24 settimane se effettuata da un medico abilitato e consentita da due medici abilitati.
Al di fuori delle condizioni stabilite da queste legge, l’aborto è considerato un reato punibile con la pena massima dell’ergastolo (articolo 58 e 59 dell’Offences Against the Person Act, risalente al 1861, e Infant Life (Preservation) Act del 1929).
Come ha spiegato Tonia Antoniazzi, la parlamentare del Partito laburista che ha presentato l’emendamento alla Camera dei Comuni durante l’esame del disegno di legge, «sebbene l’aborto sia consentito in Inghilterra e Galles alle condizioni stabilite dall’Abortion Act del 1967, la legge che lo sottende, risalente al 1861, fa sì che al di fuori di tali condizioni, l’aborto rimanga un reato penale punibile con l’ergastolo».
Questo comporta che, continua sempre Antoniazzi, «questa legge vittoriana viene sempre più spesso utilizzata contro donne e ragazze vulnerabili. Vittime di abusi e violenze domestiche, tratta di esseri umani e sfruttamento sessuale; ragazze di età inferiore ai 18 anni; e donne che hanno subito un aborto spontaneo o un parto di un feto morto, o che hanno partorito prematuramente, sono state sottoposte a indagini penali». L’emendamento punta quindi a evitare sostanzialmente queste situazioni. Praticare l’aborto dopo la 24esima settimana resterebbe quindi illegale per i professionisti sanitari, mentre le donne che hanno un’interruzione di gravidanza non rischierebbero più di essere perseguite penalmente.
Precisiamo che il termine “aborto postnatale” è una definizione derivante da un discusso articolo del 2012 sul Journal of Medical Ethics (JME), rivista accademica che si occupa di bioetica, di due bioeticisti, Alberto Giubilini e Francesca Minerva, usata «per indicare la possibilità di equiparare un neonato a un feto, cui potrebbe quindi essere tolta la vita per le stesse ragioni per cui le nostre società contemplano la legittimità dell’aborto». I due bioeticisti all’epoca avevano poi chiarito, dopo le critiche ricevute da parte del mondo cattolico e da antiabortisti, che il loro articolo era una riflessione scientifica rivolta ad esperti del settore, e non una proposta di legalizzazione dell’aborto post-natale.
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