- Circola sui social media una presunta che sarebbe stata scattata durante le proteste di ottobre 2026 a Milano contro il carovita. Nell’immagine si vedono dei ragazzi a piazza del Duomo, a Milano, tenere in mano uno striscione dove si legge «Siamo tutti nipoti di Mubarak». Il riferimento è al noto caso politico e giudiziario conosciuto come “caso Ruby” con protagonisti Silvio Berlusconi e una ragazza marocchina di nome Karima el Marough (detta “Ruby”).
- È una notizia falsa.
- L’immagine è stata generata con l’intelligenza artificiale.
Il 24 ottobre 2026 è stata pubblicata su Facebook una foto che mostra dei ragazzi a piazza del Duomo, a Milano, tenere in mano uno striscione dove si legge «Siamo tutti nipoti di Mubarak».
Chi ha condiviso il post ha commentato la scena in questo modo: «Milano ultima ora». Lo stesso giorno si sono tenute a Milano e in altre città italiane manifestazioni in particolare contro il carovita.
Il messaggio dello striscione che sarebbe stato presente durante la protesta nel capoluogo lombardo è un riferimento ironico a un caso politico e giudiziario accaduto fra il 2010 e il 2011 conosciuto con il “caso Ruby” con protagonisti Silvio Berlusconi, fondatore ed ex leader di Forza Italia e già presidente del Consiglio, e Karima el Marough (detta “Ruby”), una ragazza marocchina. All’epoca Berlusconi fu accusato di prostituzuione minorile e di concussione dalla Procura di Milano per aver sfruttato sessualmente la ragazza quando era ancora minorenne e di aver fatto pressioni sulla Questura di Milano per rilasciarla dopo che era stata fermata perché priva di documenti di identità. In questo caso, sostenne la difesa dell’allora presidente del Consiglio, Berlusconi chiamò la Questura affermando che Karima el Marough gli era stata indicata come la nipote dell’allora presidente egiziano Hosni Mubarak. Un’informazione priva di qualsiasi riscontro. Nel 2013 Silvio Berlusconi fu condannato a 7 anni di reclusione per i reati contestatigli. L’anno successivo venne assolto in appello. La sentenza fu confermata nel 2015 dalla Cassazione.
Lo stesso contenuto è stato diffuso su Threads, Instagram e X.
È un’immagine generata con l’intelligenza artificiale per fini satirici, ma che poi è stata creduta reale.
Non esiste alcun riscontro su media credibili e affidabili e sugli archivi pubblici delle agenzie fotografiche che una simile scena si sia verificata. Analizzando con maggiore attenzione l’immagine in analisi, si possono vedere errori tipici dei video generati artificialmente: ad esempio i volti e le mani delle persone ritratte sono deformate e non riprodotte in maniera realistica.
La falsa immagine è stata originariamente diffusa il 24 ottobre sui propri canali social da una nota pagina satirica a tema politico.
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