
La destra spagnola agita lo spauracchio delle frodi elettorali
In vista delle elezioni anticipate di fine novembre, i leader dei partiti di destra stanno attaccando l’affidabilità del voto per posta
Lo scorso lunedì 5 ottobre, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che il Paese andrà a elezioni anticipate il 29 novembre. La Spagna sarebbe comunque andata al voto entro fine agosto 2027, ma le numerose e partecipate proteste sulla crisi abitativa causate dallo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal – deceduta il 7 ottobre – e la bocciatura da parte del Parlamento dei due decreti sulla casa proposti dal Consiglio dei ministri hanno precipitato gli eventi.
Nonostante l’inizio della campagna elettorale vera e propria sia previsto dalla legge per il 13 novembre, negli ultimi giorni molti partiti hanno iniziato a posizionarsi su alcuni temi: per la destra e l’estrema destra spagnola, uno dei principali è stato la possibilità di frodi elettorali, soprattutto legate al voto per posta. Il voto per posta in Spagna permette a chi non può recarsi al seggio il giorno delle elezioni di esercitare il proprio diritto di voto: si richiedono le schede in anticipo, si compilano a casa e si consegnano a un ufficio postale. Il giorno delle elezioni, alla chiusura dei seggi, i voti per posta vengono inseriti nell’urna e contati pubblicamente insieme agli altri.
Diffondere notizie infondate su presunte frodi elettorali e in particolare sul voto per posta, alimentando sospetti sul processo elettorale, è una strategia che è già stata usata più volte negli ultimi anni da politici di tutto il mondo, soprattutto di destra ed estrema destra. Uno dei primi a farlo è stato il presidente statunitense Donald Trump, che già durante la campagna elettorale del 2016 aveva iniziato ad alludere a possibili brogli elettorali legati soprattutto al voto di persone migranti irregolari. È però in vista delle elezioni del 2020 che Trump si è concentrato sul voto per posta, definendolo, in occasioni diverse, «orribile», «corrotto» e «fraudolento», una strategia che ha alimentato la falsa idea che la vittoria di Joe Biden non fosse stata regolare, portando migliaia di sostenitori ad assaltare il Campidoglio il 6 gennaio 2021. A settembre 2026, in vista di elezioni statali in Germania, anche il partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha sollevato dubbi sull’integrità del voto per corrispondenza. Sia nel caso di Trump che in quello di Alternative für Deutschland si tratta di accuse infondate.
La narrazione di brogli elettorali per posta
A pochi minuti dall’annuncio di Sánchez, la presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso (del Partido Popular, Pp, centrodestra) nel corso di un evento privato ha chiesto alla cittadinanza di «non sognarsi neanche di votare per posta». Lo stesso ha fatto, durante un’intervista televisiva, il leader della formazione di estrema destra Vox, Santiago Abascal. «Credo che Sánchez sia capace di qualsiasi cosa e per questo mi assumo la responsabilità di dire agli spagnoli che votino in sicurezza», ha dichiarato al programma Espejo Público di Antena 3, sostenendo che l’unico modo sicuro per farlo è votare in presenza.
A qualche giorno di distanza, anche il leader del centrodestra Alberto Núñez Feijóo, che dal 2000 al 2003 è stato presidente delle Poste spagnole, ha adottato una linea simile, anche se più sfumata. «Prima cosa, mi fido dei postini. Seconda, mi fido ciecamente dei funzionari pubblici delle Poste. Terza, non mi fido dei dirigenti delle Poste. Però non è che non mi fidi io, è che non si fida la giustizia», ha dichiarato Feijóo, riferendosi alle indagini aperte su Juan Manuel Serrano, ex presidente delle Poste e capo di gabinetto di Sánchez tra il 2014 e il 2018. Secondo l’accusa, Serrano sarebbe coinvolto nel caso “Leire Díez”, che prende il nome da una militante socialista accusata di gestire dal 2024 una serie di campagne di disinformazione con l’obiettivo di insabbiare o screditare i casi giudiziari in cui sono coinvolti i familiari di Sánchez e alcuni membri del Partito socialista (Psoe, centrosinistra). A differenza di Ayuso e Abascal, Feijóo non ha chiesto alla popolazione di votare in presenza, ma ha affermato che proporrà misure aggiuntive per garantire il voto per posta, senza però precisare quali.
«Non votare per posta» è lo slogan con cui si conclude anche un video pubblicato su Instagram da Ismael López Martín, responsabile della comunicazione online del Pp a Madrid. Nel video, López Martín si trova al fianco di Pedro Sánchez di fronte alla Moncloa, la residenza ufficiale del primo ministro. Un montaggio in cui afferma che il presidente del governo è disposto a fare «qualsiasi cosa» per vincere le elezioni. «Il mio consiglio? Non votare per posta. Se è stato capace di ingannare il suo stesso partito, immagina cosa farà con il tuo», si legge nella didascalia.
Secondo un’analisi del sito di fact-checking spagnolo Maldita, anche su altri social network come Facebook, TikTok e X sono apparsi più di una decina di video generati con l’intelligenza artificiale che alludono a presunti brogli elettorali nel voto per posta. In un filmato, una donna consegna una busta a un impiegato delle Poste che la prende e la passa in un tritacarte. Pochi secondi dopo, lo stesso lavoratore prende una busta su cui si legge «PSOE» e la infila in un sacco con la scritta «Elezioni 29 novembre». In un altro video, un impiegato delle Poste passeggia per l’accampamento di Puerta del Sol a Madrid (nato spontaneamente lo scorso 26 settembre per protestare contro lo sfratto di Maricarmen Abascal e, in generale, contro la crisi abitativa) distribuendo schede elettorali, mentre in un altro si vede un presunto scrutatore che le manipola, sostituendole con altre.
La diffusione di disinformazione su presunte frodi elettorali è abbastanza recente in Spagna. Il primo caso risale al 2019, a pochi giorni dalle prime elezioni in cui Sánchez risultò essere il candidato più votato, Rafael Palacios, uno dei principali divulgatori di teorie del complotto del Paese, aveva pubblicato sul suo canale Telegram una serie di messaggi sulla necessità di contestare le elezioni a causa dell’illegittimità del voto per posta. Nel corso degli anni, tuttavia, questa narrazione è diventata sempre più diffusa e popolare, al punto di abbandonare la galassia di canali complottisti per entrare nel discorso politico. Nel 2023, durante la campagna elettorale, Feijóo aveva chiesto ai postini di fare il loro lavoro «a prescindere da chi siano i loro capi». Più di recente, in occasione delle elezioni in Estremadura, la presidente della regione María Guardiola, anche lei di centrodestra, ha sfruttato il furto di alcuni voti per posta per alimentare sospetti di frode elettorale. In realtà, i ladri avevano rubato una cassaforte dal Comune di Fuente de Cantos che conteneva 14mila euro e 124 schede elettorali: l’oggetto venne ritrovato a poche ore dal furto con solo le schede al suo interno.
Gli altri bersagli nella retorica della destra spagnola
In Spagna, il voto per posta è però solo uno dei bersagli della retorica della destra sulle possibili frodi elettorali: nel mirino ci sono anche la cosiddetta Ley de nietos e la recente regolarizzazione straordinaria di persone migranti senza permesso di soggiorno e richiedenti asilo.
La Ley de nietos è il soprannome che è stato dato a una misura contenuta nella Ley de Memoria Democrática del 2022 e permette di ottenere la cittadinanza a figli e nipoti di cittadini spagnoli che scelsero l’esilio per motivi politici, religiosi o di orientamento sessuale durante la guerra civile e il franchismo. A pochi giorni dall’approvazione della norma, tuttavia, il ministero della Giustizia ha pubblicato una circolare che estendeva la possibilità di ottenere la cittadinanza anche a figli e nipoti di persone spagnole che hanno lasciato la Spagna tra il 18 luglio 1936 e il 31 dicembre 1955, eliminando il riferimento ai motivi dell’esilio.
Le persone che soddisfano questi requisiti hanno avuto tempo fino a ottobre 2025 per presentare la loro richiesta. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero degli Esteri, su circa 1,2 milioni di richieste ne sono state accettate 333mila. Tra il 2022 e il 2026, il numero di persone iscritte al censimento elettorale dei cittadini residenti all’estero (CERA) è cresciuto del 20 per cento; un aumento che non riguarda solo l’applicazione della Ley de nietos, ma anche del numero di cittadini che hanno lasciato la Spagna o che sono diventati maggiorenni all’estero).
Lo scorso 7 settembre, tuttavia, Vox e Iustitia Europa (un piccolo partito politico che non si definisce né di destra nè di sinistra ma propone misure vicine a quelle dell’estrema destra su migrazione, clima e settore pubblico) hanno presentato un ricorso al Tribunale Supremo, che il giorno successivo ha sospeso l’iscrizione al CERA delle persone che avevano ottenuto la cittadinanza (e quindi in diritto di voto) tramite la Ley de nietos e la successiva circolare. Nel suo provvedimento, il Tribunale ha sottolineato che «l’aumento straordinario del numero di elettori iscritti al CERA potrebbe compromettere la trasparenza del processo elettorale e la fiducia dei cittadini nei suoi risultati».
Nel loro ricorso, i due partiti hanno chiesto di distinguere chi ha ottenuto la cittadinanza secondo requisiti previsti dalla Ley de nietos e chi l’ha fatto secondo i criteri della successiva circolare del ministero della Giustizia. Nel primo caso, si tratta di persone che possono dimostrare di essere figlie o nipoti di esiliati spagnoli per motivi politici, religiosi o di orientamento sessuale. Nel secondo, i motivi sono irrilevanti: a contare è il periodo di tempo in cui gli antenati hanno lasciato la Spagna.
Lunedì 12 ottobre, il Tribunale Supremo ha deciso che le persone che hanno ottenuto la cittadinanza tramite la Ley de nietos potranno votare il prossimo 29 novembre, mentre quelle che l’hanno fatto tramite la successiva circolare non potranno. Di fatto, mantengono la cittadinanza, se l’hanno già ottenuta, ma la loro iscrizione al CERA è sospesa.
Già a giugno, durante un’intervista in radio, Alberto Núñez Feijóo aveva accusato il governo di fare «ingegneria elettorale» con la Ley de nietos. Anche Isabel Díaz Ayuso ha dichiarato più recentemente, nei giorni scorsi, di avere alcuni dubbi sulla norma e di temere che potrebbe influenzare il processo elettorale. Similmente, durante un evento della pre-campagna elettorale di Vox a Estepona, in Andalusia, Santiago Abascal ha commentato che «hanno provato ad alterare il censimento elettorale per rubarci le elezioni, per rubarci il futuro, per mettere funzionari cubani e venezuelani a riempire le buste con i voti che poi sarebbero arrivate in Spagna per appoggiare il governo».
Da inizio anno, inoltre, tutti e tre i leader della destra spagnola hanno sfruttato la recente regolarizzazione straordinaria delle persone immigrate voluta dal governo Sánchez per diffondere disinformazione su possibili frodi elettorali. Ayuso ha definito la misura uno strumento per «manipolare» il censimento, per poi essere costretta a rettificare dopo che la vicesegretaria con delega all’immigrazione del suo partito, Alma Ezcurra, ha riconosciuto che la misura permette di ottenere un permesso di residenza e di lavoro e non la cittadinanza, e quindi non il diritto di voto. Secondo Abascal, con quella misura Sánchez ha voluto creare «altri 600mila elettori» che, in futuro (non alle elezioni di quest’anno), lo voteranno in segno di ringraziamento. Anche Feijóo ha insistito sulla stessa ipotesi, sottolineando che la misura ha un «obiettivo elettorale» basata sul «comprare la gratitudine di futuri elettori». In realtà, le intenzioni di voto della popolazione migrante sono spesso più sfaccettate di così, sia in Spagna che all’estero. Alle ultime elezioni statunitensi, nel 2024 il supporto nei confronti del Partito Repubblicano da parte dell’elettorato nero, ispanico e asiatico è aumentato rispetto al 2016 e il 2020. Uno studio sul voto dei residenti stranieri in Spagna alle elezioni municipali ha dimostrato che i risultati non favoriscono necessariamente i partiti di sinistra.
La regolarizzazione straordinaria annunciata dal governo spagnolo a inizio anno si è chiusa lo scorso 30 giugno con 1.174.978 richieste presentate. Su oltre un milione di domande, il governo ha ammesso a inizio luglio 609.737 pratiche: chi rientra in questo gruppo dispone già di un permesso di residenza provvisorio in attesa della risoluzione definitiva. Di questi, 11mila hanno già ricevuto una risposta favorevole. La misura riguardava tutte le persone arrivate in Spagna prima della fine del 2025, con almeno cinque mesi di permanenza nel Paese e senza precedenti penali.
Questa misura però non influirà con le votazioni nel Paese, dal momento che chi ha ottenuto un permesso di residenza e di lavoro grazie alla regolarizzazione straordinaria non può votare. Per ottenere il diritto di voto è necessario acquisire la cittadinanza spagnola e vie principali per ottenerla sono la residenza (di almeno dieci anni, due in caso di accordi specifici tra la Spagna e alcuni Paesi), il matrimonio, l’adozione (per i minorenni) e il riconoscimento di legami familiari specifici (come quelli previsti dalla Ley de nietos).
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