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Perché l’ondata di calore ha provocato così tanti blackout?

L’impennata della domanda energetica e il surriscaldamento delle infrastrutture sono tra le cause delle interruzioni della corrente che hanno colpito parte d’Italia

2 luglio 2026
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Durante l’ondata di caldo estremo che da metà giugno al 1° luglio ha colpito l’Italia, diverse città hanno registrato interruzioni della corrente elettrica, che in alcuni casi sono durate anche per diverse ore. Ogni nuovo blackout è stato seguito da decine di post sui social network, soprattutto nei gruppi Facebook locali «Sei di [nome della città] se…». In queste comunità online, nate come spazi dedicati alla vita cittadina, si sono moltiplicate domande, ipotesi e, non di rado, ricostruzioni imprecise sulle cause delle interruzioni di corrente.

Tra le ipotesi circolate più spesso c’è quella che attribuisce la colpa ai sindaci o alle amministrazioni comunali, accompagnata dalla richiesta di «intervenire» per risolvere il problema o per comunicare con le aziende di distribuzione dell’energia. Ma questa ricostruzione è fuorviante e non tiene in considerazione le vere ragioni delle interruzioni di elettricità legate alle alte temperature.

Raccolta di post e commenti legati ai blackout nel gruppo Facebook «SEI DI SPINEA SE…2.1», Comune in provincia di Venezia.

Un sindaco o una sindaca non gestiscono la rete elettrica nazionale né quella di distribuzione locale. Possono coordinare la risposta all’emergenza sul territorio, per esempio attivando la protezione civile, predisponendo punti di assistenza o comunicando con la cittadinanza, ma non hanno il potere di evitare un blackout o di ripristinare direttamente la fornitura di energia.

Per capire perché durante le ondate di calore si verificano sempre più interruzioni della corrente bisogna guardare a come funziona il sistema elettrico italiano e a cosa succede alla rete quando temperature elevate mettono sotto pressione sia la domanda di elettricità, sia le infrastrutture che la trasportano.

I blackout sono una questione di consumi e infrastrutture 

Dall’hinterland di Milano a Bergamo, passando per Torino e altre città italiane, da circa la metà di giugno si sono registrati numerosi blackout elettrici mentre il Paese era alle prese con una nuova intensa ondata di calore. Secondo il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), le temperature hanno raggiunto valori diffusamente superiori alle medie climatiche del periodo, in alcune aree anche di 4-6 °C, con notti tropicali e condizioni di forte disagio bioclimatico, soprattutto nei centri urbani.

Durante questi periodi di caldo l’uso dell’aria condizionata aumenta esponenzialmente causando di conseguenza anche un incremento della richiesta di energia elettrica. Secondo i dati forniti da Terna, cioè la società italiana che gestisce la rete elettrica nazionale ad alta e altissima tensione, nella prima settimana di temperature sopra la media, i consumi elettrici in Italia sono aumentati del 4,4 per cento. Un aumento significativo, dopo un mese di giugno iniziato con una domanda elettrica sostanzialmente in linea con quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente. Il 29 giugno 2026 alle 16:00 il consumo ha raggiunto un picco di 56,82 gigawatt (GW), il valore più alto registrato finora nel corso dell’anno, ma comunque in linea con i dati degli ultimi anni. Nel 2025, ad esempio, il massimo era stato toccato il 2 luglio, con 55,54 GW. 

L’aumento della domanda di energia, dovuto in particolare all’uso intensivo dei sistemi di climatizzazione, insieme allo stress a cui le alte temperature sottopongono le infrastrutture elettriche, sono alla base dei blackout che si stanno verificando in molte parti d’Italia e che ormai sono sempre più frequenti quando arriva il caldo. Eppure la prevenzione di questo fenomeno è complessa, anche per via dell’attuale struttura della rete elettrica. «Quando aumentano le temperature aumenta anche il carico elettrico», ha spiegato a Facta Angelo Baggini, docente di elettrotecnica al dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bergamo, «sostanzialmente perché i condizionatori sono un carico piuttosto costante con un fattore di contemporaneità molto elevato». 

Il secondo aspetto, invece, riguarda direttamente l’infrastruttura di rete che permette di trasportare l’energia elettrica. Con l’aumento delle temperature diminuisce la capacità delle linee elettriche, e soprattutto dei loro giunti, cioè i componenti fisici utilizzati per collegare tra loro due o più cavi elettrici, di raffreddarsi. Le linee elettriche di media tensione e bassa tensione sono spesso interrate e passano direttamente sotto l’asfalto delle strade e dei marciapiedi. Qui, ha spiegato Baggini, «quando fa caldo, la temperatura del terreno rimane costantemente molto elevata, di conseguenza i cavi non riescono a raffreddarsi a sufficienza». Il professore ha chiarito anche che «la rete di media tensione è una rete magliata. Questo significa che, a differenza del nostro impianto di casa, ogni punto è raggiungibile da almeno due strade». In caso di un primo guasto sulla linea di distribuzione, il gestore della rete, per garantire la continuità del servizio, trasferisce l’alimentazione sull’altra linea disponibile. Tuttavia, è probabile che anche quest’ultima si trovi in condizioni operative molto simili a quelle della linea guasta e dovendo sostenere un carico maggiore a seguito della commutazione, può andare incontro a un secondo guasto. In questa situazione non è più possibile ripristinare automaticamente l’alimentazione ed è quindi necessario un intervento sul campo per riparare il guasto e ripristinare il servizio attraverso la sostituzione dei pezzi di cavo o i giunti danneggiati. 

Le società di distribuzione dell’energia effettuano costantemente attività di manutenzione preventiva e sviluppo sulla rete, anche durante il periodo invernale. Gli interventi di sostituzione e integrazione della rete vengono generalmente programmati dando priorità a quelli più datati, secondo le previsioni di crescita pluriennali. Tuttavia, le elevate temperature possono compromettere anche cavi di più recente installazione, rendendo possibili guasti in tratti della rete che, fino a quel momento, non erano considerati particolarmente critici.

Chi gestisce l’elettricità? 

In Italia la rete elettrica non risponde a un’unica regia, ma a un sistema articolato su più livelli, ciascuno con compiti distinti e complementari. A partire dal 1999, il mercato elettrico italiano è stato progressivamente liberalizzato e oggi si articola in diversi segmenti distinti. A monte della filiera si colloca la produzione di energia elettrica, affidata a operatori che competono in regime di libero mercato utilizzando sia fonti fossili sia fonti rinnovabili.

L’energia prodotta viene poi immessa nella rete di trasmissione nazionale, gestita da Terna, che, in qualità di gestore della rete ad alta e altissima tensione, ha il compito di trasportare l’elettricità su tutto il territorio nazionale, sviluppare e manutenere le infrastrutture e assicurare il continuo equilibrio tra domanda e offerta di energia. Terna, però, non può svolgere attività di produzione, distribuzione o vendita dell’energia, in modo da garantire la concorrenza tra gli operatori del mercato.

Le fasi del sistema elettrico in Italia. Fonte: Terna

L’ultimo tratto del percorso è rappresentato dalla distribuzione locale, che porta l’elettricità fino alle abitazioni, alle imprese e agli edifici pubblici. Di questa fase si occupano diverse società concessionarie. Il principale operatore è E-Distribuzione, società del gruppo Enel, che serve oltre 31 milioni di utenti, affiancata da circa 120 distributori locali. Tra questi, ad esempio, Ireti (del gruppo Iren) a Torino e in altre città del Nord Italia, Areti a Roma, Unareti a Milano Brescia e altri Comuni, e numerose altre aziende, responsabili della manutenzione delle reti di media e bassa tensione e degli interventi in caso di guasti. La vendita dell’energia ai consumatori è invece affidata alle società di vendita, che acquistano elettricità sul mercato all’ingrosso e la commercializzano agli utenti finali. 

A vigilare sul funzionamento del sistema, senza gestire direttamente la rete, è Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, che definisce le tariffe, stabilisce gli standard di qualità del servizio e disciplina gli investimenti riconosciuti ai gestori. Accanto ad essa opera il Gestore dei mercati energetici (GME), che organizza la borsa elettrica nazionale nella quale si incontrano domanda e offerta. 

Al di sopra di questi soggetti si collocano il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Governo, che definiscono gli indirizzi della politica energetica nazionale, dagli obiettivi di decarbonizzazione alla sicurezza degli approvvigionamenti fino all’autorizzazione delle grandi infrastrutture. Su questo impianto interviene infine l’Unione europea, che attraverso direttive e regolamenti orienta il funzionamento del mercato elettrico, promuove l’integrazione tra i sistemi nazionali e definisce gli obiettivi comuni in materia di transizione energetica.

Il ruolo dei sindaci nei blackout

Nonostante le cause dei blackout siano legate a fattori tecnici e infrastrutturali complessi e stratificati, spesso difficili da ricondurre a una singola responsabilità, nelle discussioni online e nei gruppi locali sui social network si moltiplicano le richieste rivolte ai sindaci e alle sindache affinché intervengano direttamente per risolvere il problema. Si tratta però di aspettative che, nella maggior parte dei casi, si scontrano con i limiti reali delle competenze dei primi cittadini in materia di sistema elettrico.

Un caso emblematico è quello di Torino, dove tra il 13 e il 15 giugno migliaia di utenze sono rimaste senza elettricità a causa di una serie di blackout che hanno interessato diversi quartieri della città. Secondo Iren, cioè il gestore della rete di distribuzione, le interruzioni sono state il risultato della combinazione tra l’eccezionale ondata di calore, che ha determinato un forte aumento dei consumi elettrici dovuto all’uso dei condizionatori, e le criticità di un’infrastruttura che necessita di interventi di ammodernamento. 

Dopo diversi giorni in cui la città continuava a subire continui tagli all’elettricità, il sindaco Stefano Lo Russo ha pubblicato su Instagram un video in cui chiedeva spiegazioni ai gestori della distribuzione. In quell’occasione Lo Russo ha anche dichiarato di aver dato mandato di predisporre «un’ordinanza contingibile e urgente che imponga a Ireti (“braccio operativo” di Iren, che si occupa fisicamente della gestione delle reti, ndr). il potenziamento immediato delle squadre operative, il rafforzamento della presenza sul territorio e la revisione dei piani di intervento» in modo da ridurre i tempi di ripristino della rete elettrica. 

Iren ha successivamente chiesto scusa ai cittadini e ha annunciato l’istituzione di una task force permanente, il rafforzamento delle squadre di pronto intervento e un’accelerazione degli investimenti sulla rete elettrica cittadina. Il caso torinese aiuta a leggere con maggiore chiarezza la natura di questi episodi, che nascono spesso dall’intreccio tra condizioni climatiche estreme e vulnerabilità delle infrastrutture, più che da responsabilità direttamente attribuibili alle amministrazioni comunali.

Attribuire ogni blackout al sindaco o all’amministrazione comunale significa, quindi, semplificare un problema molto più complesso. Dietro le interruzioni della corrente ci sono infatti dinamiche tecniche e infrastrutturali che coinvolgono il funzionamento della rete elettrica e i suoi gestori.

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