
La nuova operazione di disinformazione russa: dare credibilità in Occidente a un think tank pro-Cremlino
L’ha scoperta OpenAI, dopo aver bloccato utenti che utilizzavano ChatGPT per tradurre dal russo contenuti social in più lingue a favore dell’International Burke Institute
Un gruppo di account su ChatGPT ha generato messaggi di propaganda russa in diverse lingue, che poi sono stati diffusi sui social media in svariati Paesi in Europa e negli Stati Uniti. L’aspetto inedito di questa nuova operazione di disinformazione è che molti di questi messaggi non puntavano a diffondere “semplici” notizie false ad esempio contro l’Ucraina, ma hanno pubblicizzato un think tank chiamato “International Burke Institute” (IBI) che dichiara di avere sede in Israele.
L’obiettivo infatti era dare visibilità e credibilità a livello internazionale a questo centro di ricerca che sul proprio sito si presenta come una «fonte di analisi indipendente», ma che attraverso i suoi contenuti esalta sostanzialmente la Russia e descrive l’Occidente in decadenza.
Questo è quanto emerso da un’indagine pubblicata lo scorso 25 agosto e condotta dal dipartimento di OpenAI – laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale che ha sviluppato ChatGPT – che indaga sulle campagne di disinformazione create utilizzando il proprio chatbot.
Come ha funzionato l’operazione
Ben Nimmo, a capo di un dipartimento di OpenAI, ha dichiarato ai media che si è trattata di un’azione che ha combinato «tattiche avanzate con un’esecuzione approssimativa», precisando che proprio l’utilizzo di ChatGPT ha permesso alla sua squadra «di identificare i responsabili e di scoprire un’operazione di più ampia portata».
Gli analisti di OpenAI scrivono di aver bloccato un gruppo di account su ChatGPT che «utilizzava la lingua russa per generare commenti», la maggior parte in lingua inglese, pubblicandoli poi su Substack, Telegram, X, Facebook e LinkedIn. Questi operatori avevano istruito ChatGPT a nascondere qualsiasi indizio linguistico che ne rivelasse la provenienza russa. Questo perché, specificano da OpenAI, «non consentiamo l’accesso ai nostri modelli dalla Russia». Per questo motivo, aggiungono gli analisi, è probabile che abbiano utilizzato delle VPN (cioè una rete privata virtuale che permette di nascondere l’indirizzo IP che identifica da dove si scrive) per accedere ai servizi del chatbot.
OpenAI precisa anche che uno di questi account bloccati aveva generato post in lingua tedesca pubblicati poi su un canale Telegram tedesco chiamato “Lahme Ente” (in italiano “Anatra zoppa”), composto da oltre 20mila iscritti, in cui si criticava regolarmente l’Ucraina, l’Unione europea e il governo tedesco e si auspicavano migliori relazioni con la Russia. Un altro operatore bannato aveva generato invece loghi per una dozzina di canali Telegram (tra cui lo stesso “Lahme Ente”) incentrati su Germania, Stati Uniti, Francia, Polonia e Turchia. Uno dei canali incentrati sugli Stati Uniti si era spacciato per un organo di stampa statunitense.
La maggior parte dei contenuti prodotti, tuttavia, sono stati utilizzati per promuovere articoli presenti sul sito web dell’“International Burke Institute”. In diversi casi questi contenuti sono stati pubblicati su varie piattaforme social da account che riportavano il nome e il logo dell’IBI.
L’obiettivo principale: dare credibilità alla propaganda dell’IBI
Il report di OpenAI spiega che il fulcro di questa operazione sembrava essere la promozione dell’International Burke Institute e dei suoi contenuti.
L’IBI si presenta sul proprio sito come un think tank indipendente con sede a Tel Aviv, in Israele. L’ente viene presentato più precisamente come «una comunità di esperti di spicco provenienti da tutto il mondo nei campi dell’economia, della politica, della sociologia e delle relazioni internazionali, che si propone di aiutare i paesi a comprendere un mondo in rapida evoluzione».
Navigando sul sito dell’International Burke Institute, che risulta essere stato registrato nel febbraio 2025, sono presenti sezioni in cui compaiono decine di ricerche, alcune prodotte dallo stesso IBI (in cui non compare il nome dell’autore) e una parte attribuita a una lunga lista di esperti internazionali di svariati campi che farebbero parte della comunità dell’ente di ricerca. Alcuni di questi sono molto noti a livello internazionale, come ad esempio il politologo ed economista statunitense Francis Fukuyama, noto globalmente per il saggio “La fine della storia e l’ultimo uomo” (1992) e il linguista e filosofo statunitense Noam Chomsky. Nella sezione “partners” dell’IBI sono inoltre indicati prestigiosi enti e organizzazioni internazionali: Nazioni Unite, Unicef, Unesco, World Bank Group (gruppo formato da cinque organizzazioni internazionali che concedono prestiti e assistenza ai paesi in via di sviluppo) e Sipri, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma.
Analisi e verifiche hanno però dimostrato che le informazioni contenute in queste sezioni del sito di IBI non corrispondono alla verità. I ricercatori di OpenAI hanno scoperto che, in base a un’analisi di un campione di 36 articoli collegati agli esperti presenti sul sito web dell’IBI e pubblicati tra settembre 2025 e maggio 2026, 34 di essi erano stati copiati da altre fonti su internet. «Alcuni di questi articoli risalivano a diversi anni prima; altri erano attribuiti ad autori errati. Ad esempio, un articolo sul Corridoio Economico Cina-Pakistan sembra essere stato copiato da un originale della Cambridge University Press, ma erroneamente attribuito a una professoressa dell’Università di Nottingham, esperta di politica dell’Asia meridionale», si legge nel report di OpenAI.
Anche la sezione dedicata ai partner è risultata contenere informazioni false. Unicef ha smentito ai media di aver mai avuto alcun legame e collaborazioni con l’International Burke Institute. Contattato da Facta, anche Sipri ha confermato «di non avere un accordo di collaborazione né alcun altro tipo di contatto con l’IBI». In base a informazioni ricavate sempre dalla nostra redazione, anche il World Bank Group non ha e non ha mai avuto partnership con questo think tank.
Facta ha contattato inoltre tre ricercatori italiani presenti nella lista di “esperti” (con tanto di foto) sul sito di IBI: Giuseppe Cascione, professore ordinario di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Fabio Macioce, professore ordinario di Filosofia del Diritto e Bioetica, presso l’università Lumsa di Roma e Tulio Chiarini, ricercatore presso l’Istituto per la Ricerca Economica Applicata (Ipea), ente di ricerca governativo brasiliano che si occupa di studi macroeconomici, settoriali e tematici a supporto della pianificazione e delle politiche pubbliche. Tutti e tre hanno chiarito di non conoscere e di non aver mai avuto alcun tipo di contatti con l’IBI.
Queste verifiche suggeriscono quindi che il sito sia stato riempito con informazioni errate e false su collaborazioni, ricerche e partner prestigiosi per dare credibilità all’IBI e, di conseguenza, ai messaggi propagandistici pro-Cremlino delle sue pubblicazioni.
L’International Burke Institute redige infatti una classifica – basata su un proprio “Indice di Sovranità” (denominato “Indice Burke”) – dei Paesi nel mondo, calcolato «sommando i parametri delle statistiche pubbliche di enti nazionali di monitoraggio e delle principali organizzazioni internazionali». In base a questo indice, Mosca risulta essere ai primi posti della classifica, diverse posizioni sopra i maggiori Paesi europei, come Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.
Come spiega Le Monde, «le analisi sui singoli Paesi pubblicate dal think tank ripropongono quasi tutte gli stessi argomenti, sostenendo che l’Europa occidentale ha ceduto ogni sovranità alle banche – un classico cliché della propaganda filo-russa». In base a una di queste analisi anonime, continua il quotidiano francese, «l’Europa sarebbe addirittura sull’orlo di un periodo di carestia, principalmente, secondo l’IBI, a causa del sostegno europeo all’Ucraina».
Secondo delle indagini giornalistiche condotte da Der Spiegel, «numerosi indizi online suggeriscono che l’IBI sia gestito da un’organizzazione chiamata “Dor Moriah“, composta da israeliani con radici russe e ucraine, a sua volta legata al ministero degli Esteri russo». Il giornale tedesco spiega inoltre che «l'”International Burke Institute” e “Dor Moriah” tentano di influenzare l’opinione pubblica facendo pubblicare ad alcuni dei loro membri articoli con posizioni filo-russe su giornali e riviste specializzate e facendoli intervenire come esperti a conferenze. In questo modo, mirano a diffondere i loro messaggi sotto una falsa apparenza di rispettabilità».
Le Monde e Der Spiegel aggiungono che l’idea di creare un finto think tank a scopo propagandistico non è novità nell’ottica delle operazioni di influenza russa. In documenti trapelati a maggio 2026 e attribuiti con verifiche indipendenti alla Social Design Agency (SDA), un’azienda russa sanzionata da Unione Europea, Stati Uniti e Regno Unito per aver gestito campagne di disinformazione, si poteva leggere di un piano per la creazione di «una ONG/istituto/think tank in Israele». Il testo affermava che «i suoi fondatori dovrebbero essere cittadini israeliani con una laurea in scienze politiche. L’istituto sarebbe poi in grado di diffondere i risultati delle sue ricerche ai principali media occidentali». I giornalisti francesi precisano che attualmente non vi è alcun collegamento tra IBI e SDA, ma l’obiettivo apparente sembra essere stato lo stesso.
L’International Burke Institute non ha risposto alle richieste di informazioni presentate dai vari media che si sono occupati della vicenda. Il think tank ha invece pubblicato un comunicato il 26 agosto 2026 in cui afferma di non essere collegato a operazioni di disinformazione straniere, continuando a presentarsi come un vero «istituto di ricerca internazionale indipendente».
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