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La polizia ha diffuso una foto degli scontri di Torino alterata con l’IA, scatenando una vera e propria teoria del complotto

L’immagine è stata utilizzata sui social media per accusare l’agente aggredito di mentire

5 febbraio 2026
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Da giorni sui social media circola una teoria del complotto sui due agenti di Polizia coinvolti nell’aggressione da parte di un gruppo di manifestanti a Torino, verso la fine del corteo contro lo sgombero dello storico centro sociale di sinistra Askatasuna.    

La particolarità di questa vicenda è che a scatenare la dinamica cospirativa è stata la stessa Polizia. Vediamo insieme perché.

Cosa è successo 

Sabato 31 gennaio a Torino si è svolta una manifestazione pacifica a sostegno di Askatasuna, centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre dallo stabile in corso Regina Margherita 47 dopo 30 anni di attività. Alla manifestazione hanno partecipato diverse migliaia di persone.

Al termine della manifestazione, intorno alle 18, in Corso Regina Margherita si sono tuttavia verificati violenti scontri tra un gruppo di manifestanti a volto coperto staccatosi dal corteo (composto da circa 1.500 persone, secondo la Questura di capoluogo torinese) e le forze dell’ordine. Questi manifestanti, dopo essersi diretti verso lo sbarramento della Polizia nei pressi dell’ex sede di Askatasuna, hanno avviato un lancio di petardi, fumogeni e bombe carta contro gli agenti schierati, che hanno risposto con lacrimogeni e idranti. Al termine della giornata il bollettino è stato di cento agenti e decine di manifestanti feriti.

Online sono circolati svariati video degli scontri. Un filmato in particolare è diventato virale. La clip mostra un poliziotto da solo a terra, senza casco e maschera antigas, violentemente picchiato da un gruppetto di persone incappucciate con pugni e calci, anche in testa, e preso a martellate su una gamba e sulla schiena. Si vedono poi gli aggressori indietreggiare e un altro poliziotto arrivare in aiuto del collega. Quest’ultimo compare nel video con indosso casco, maschera antigas e scudo, utilizzato per coprire entrambi dagli oggetti lanciati dai manifestanti.

Questo video, pubblicato da Torino Oggi, è stato immediatamente ripreso da tutti i media nazionali e rilanciato sui propri profili social anche dai più importanti esponenti del governo italiano, come il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.  

Su quanto accaduto la Procura di Torino ha avviato un’indagine e tre persone sono state arrestate. La sera stessa i due agenti protagonisti del filmato sono stati ricoverati all’ospedale Molinette di Torino. Il giorno dopo sono stati entrambi dimessi: l’agente colpito a terra, di nome Alessandro Calista, con una prognosi di 20 giorni, mentre il collega accorso in suo soccorso, Lorenzo Virgulti, con una di 30 giorni. I media riferiscono che, a Calista, i medici hanno riscontrato contusioni al torace e ferite a coscia e braccia. Prima delle dimissioni, i due agenti hanno ricevuto la visita di sostegno e solidarietà della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha pubblicato sui suoi canali social video e immagini dell’incontro.

La teoria del complotto

A partire dal 2 febbraio sui social media, in particolare su X, svariati utenti hanno però iniziato a mettere in dubbio i resoconti sulle ferite riportate dai due agenti durante gli scontri a Torino, in particolare quelle di Alessandro Calista, suggerendo che il ricovero in ospedale sarebbe stato in realtà una messinscena. Alcuni di questi post hanno ricevuto centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Uno dei tweet che hanno diffuso la teoria del complotto

Per farlo questi utenti hanno messo a confronto due immagini ufficiali diffuse dagli organi dello Stato per evidenziare un presunta stranezza. Nella prima – condivisa sui propri social dalla Polizia di Stato – si vede il momento in cui Virgulti protegge Calista, dopo essere stato picchiato. Quest’ultimo è di spalle, in ginocchio, tra le braccia del collega. La seconda immagine mostra invece Calista sul letto di ospedale che stringe la mano a Meloni, durante la visita istituzionale. Quest’ultima è stata pubblicata sui social della presidente del Consiglio.  

Il particolare su cui si sofferma chi ha diffuso la teoria del complotto contro gli agenti feriti sono i capelli di uno dei due protagonisti della scena. Nella prima foto Calista, di spalle, ha i capelli che arrivano fino alla nuca, mentre nella seconda, in quella parte, appaiono rasati. Questa incongruenza ricavata confrontando due foto ufficiali diffuse dalla stessa Polizia e dal governo è stata utilizzata per affermare che il poliziotto non era veramente ferito, visto che ha pure avuto il tempo di farsi tagliare i capelli prima della visita della presidente del Consiglio.

La teoria cospirativa sui capelli di Calista utilizzata per negare la violenza del pestaggio nei confronti dell’agente è però del tutto infondata. Analizzando il video dell’aggressione a Calista pubblicato da Torino Oggi si vede in maniera evidente che il poliziotto ha effettivamente i capelli rasati all’altezza della nuca, proprio come nelle immagini del giorno successivo.

Fotogrammi del video di Torino Oggi

Ma come è possibile, quindi, che nella foto diffusa online dalla Polizia i capelli non appaiano rasati? Perché, a una verifica più attenta, appare evidente che la Polizia ha fatto circolare un’immagine alterata con l’intelligenza artificiale. 

L’immagine alterata

Il 1° febbraio la Polizia ha pubblicato su X, Facebook e Instagram un post per esprimere la propria vicinanza agli agenti feriti durante gli scontri a Torino, in particolare ai due poliziotti protagonisti del video iconico.

Nel post compare la foto del momento in cui Virgulti protegge Calista, che come abbiamo visto è stata utilizzata poi sui social per alimentare la teoria del complotto contro i due agenti. 

Questa immagine presenta tuttavia diverse inesattezze tipiche di quelle generate con l’intelligenza artificiale. Ad esempio, sul casco di Virgulti al posto della scritta “Polizia” compare un porzione di testo formata da segni privi di senso. Poi, sul corpetto di protezione di Calista la scritta “Polizia” presenta un’imperfezione nella lettera “O”.

Inoltre, diversi elementi presenti della foto non corrispondono alla scena reale immortalata nel video di Torino Oggi. Nello scatto diffuso dalla Polizia, Virgulti appare senza maschera antigas, con i baffi e senza scudo. Nella realtà, invece, l’agente accorso in aiuto del collega aveva indosso la maschera antigas e lo scudo. Il poliziotto, inoltre, porta la barba e non i baffi, come si può vedere in un video diffuso dalla Polizia il 2 febbraio 2026.

A sinistra il "volto" di Virgulti nella foto IA, a destra il volto reale dell'agente di polizia

Anche lo scenario intorno ai due agenti abbracciati non è lo stesso della scena reale. Nello scatto si vede una strada fatta di sampietrini e sullo sfondo una cancellata intera che poi sulla sinistra si dimezza in modo irrealistico, con la recinzione che resta sospesa a mezz’aria, senza alcuna base a sorreggerla. Sullo sfondo, si intravede una macchina della Polizia con i lampeggianti accesi.

Geolocalizzando la zona precisa dove è avvenuta l’aggressione, si vede che la strada non ha sampietrini ma è del tutto asfaltata, e da nessuna parte c’è un cancellata simile a quella della foto. È presente invece un muretto con una recinzione di ferro continua. Nel video di Torino si vede poi che alle spalle dei due agenti non era presente alcuna volante.

Nella foto grande la strada dove si è svolta la scena ripresa nel video, a sinistra in piccolo la strada ricreata nella foto

Consultando la galleria fotografica dell’Ansa, Facta ha potuto verificare che questa foto IA è stata inviata dall’ufficio stampa della Polizia alla maggiore agenzia di stampa italiana, senza alcuna avvertenza che si trattasse di un’immagine generata digitalmente. Questa dinamica ha creato un ulteriore cortocircuito perché poi i media, che utilizzano la galleria fotografica dell’Ansa per i loro articoli, l’hanno diffusa a loro volta presentandola come reale.

Anche la condivisione social di questa foto IA da parte delle forze dell’ordine è stata fatta senza alcuna nota esplicita sulla sua natura digitale. Non sappiamo tuttavia se questa immagine sia stata direttamente creata dalla Polizia o se è stata trovata online, creduta reale e quindi diffusa attraverso i propri account ufficiali.

A sinistra le incongruenze della foto IA diffusa dalla Polizia. A destro, un fermo immagine del video.

Da dove viene questa foto?

Attraverso una ricerca inversa per immagini, siamo riusciti a ricostruire che prima della pubblicazione da parte della Polizia, sono comparse sui social una serie di immagini apparentemente ritoccate con l’intelligenza artificiale per rendere la scena dell’“abbraccio” protettivo dei due agenti più nitida e pulita.

Alle 21:17 un utente su Facebook ha ad esempio pubblicato una foto dei due poliziotti molto più simile alla scena reale, seppur comunque alterata con l’IA. Le incongruenze evidenti in questo caso sono tre: i capelli sulla nuca di Calista non sembrano rasati come nella realtà, la scritta Polizia dietro al casco di Virgulti è priva di significato e l’agente non tiene in mano il manganello, come si vede nel video. Qui però l’agente indossa la mascherina antigas, regge lo scudo, e la strada e lo sfondo alle spalle dei due poliziotti corrispondono con quanto si vede nel video di Torino Oggi.

Gli elementi reali scompaiono invece in una successiva versione della foto, diffusa alle 10:45 del 1 febbraio dal profilo ufficiale della Polizia penitenziaria. Quest’ultima è infatti molto simile, quasi identica, a quella pubblicata successivamente dalla Polizia di Stato. L’unica differenza tra le due è che, oltre a risultare più pulita, nell’immagine IA della Polizia Virgulti non ha lo scudo. 

La prima immagine a partire da sinistra è uno screenshot del video, la seconda è l'immagine ritoccata con l'Ia pubblicata da un utente, la terza è la versione diffusa dalla Polizia penitenziaria, la quarta infine quella della Polizia di Stato

La Polizia, una fonte autorevole e istituzionale, ha dunque diffuso con leggerezza un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che ha ricreato un momento reale e lo ha reso più emotivo, finendo però per manipolarlo. Ma tale leggerezza si è ritorta contro le forze dell’ordine stesse, che proprio a causa di quelle immagini ha finito per essere coinvolta in una teoria del complotto.

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