- Circola sui social media una presunta copertina di Charlie Hebdo che ironizza sui manifestanti pro Palestina dopo i disordini alle manifestazioni studenteschi in Francia.
- È una notizia falsa.
- La rivista satirica francese non ha mai pubblicato una simile immagine.
Il 21 ottobre 2026 su X è stata pubblicata l’immagine di una presunta copertina di Charlie Hebdo del numero «1691» pubblicato il «7 novembre 2026». Nella prima pagina delle rivista satirica francese è riportato il disegno di una manifestante pro Palestina che urla in inglese «Free Palestine» a un ragazzo con una tuta nera e il cappuccio a coprirgli parte del volto che, con scatole di merce rubata da negozi assaltati, ribatte «Free Iphone! Free Sneakers! Free Wi-Fi! Free Big Mac! Free Balenciaga! Free Gucci! Free Air Max». Lo stesso contenuto è stato diffuso su Bluesky e Facebook.
Da fine settembre in molte città della Francia si stanno tenendo manifestazioni studentesche per chiedere migliori condizioni di studio; negli ultimi giorni le proteste si sono allargate anche contro il carovita. Alcune manifestazioni sono diventate violente e ci sono stati scontri con la polizia e saccheggi ai negozi, e in varie occasioni è stata sventolata la bandiera della Palestina.
È una notizia falsa.
Consultando l’archivio dei numeri di Charlie Hebdo, non risulta che una simile copertina sia mai stata pubblicata.
Il numero 1691 della rivista satirica è stato pubblicato il 18 dicembre 2024 e in copertina appare una caricatura di Emmanuel Macron che bacia inginocchiato l’anello di Papa Francesco. Pochi giorni prima, infatti, Bergoglio aveva incontrato il presidente francese in Corsica.
L’ultimo numero di Charlie Hebdo è invece il 1787 ed è stato pubblicato il 21 ottobre 2026. Nella copertina, sotto al titolo «Passare all’ora invernale», c’è il disegno di una persona con indossa una tuta nera e il volto coperto che, dopo aver rubato merce da un negozio assaltato, dice «Un’ora in più di shopping».
La falsa copertina di Charlie Hebdo è stata quindi creata digitalmente, probabilmente utilizzando programmi di intelligenza artificiale, ha ricostruito il sito di fact-checking Lead Stories.
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