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L’estrema destra sta capitalizzando sui disordini in Francia e Italia

Online le narrazioni xenofobe di “guerra etnica” o “assalto all’Occidente” sono sempre più sdoganate

23 ottobre 2026
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Il 19 ottobre 2026 il noto streamer statunitense e commentatore politico Zack Hoyt (conosciuto con il nome di “Asmongold”), 3,5 milioni di follower su Twitch, ha fatto una diretta in cui reagisce e commenta mentre guarda alcuni filmati dei disordini avvenuti tra il 17 e il 18 ottobre in varie città italiane nel corso delle manifestazioni contro il carovita. Pubblicato poi su YouTube col titolo “What the f**k is happening in Italy??” (“Che ca**o sta succedendo in Italia??”), il video ha già totalizzato quasi 1,7 milioni di visualizzazioni. Affermatosi inizialmente come streamer del videogioco World of Warcraft, col tempo Hoyt ha attirato un pubblico molto vasto che lo segue per ascoltare le sue opinioni, orientate verso l’estrema destra.

Per mezz’ora Hoyt mostra video di saccheggi e vandalismi di ogni genere, e risponde ai messaggi che arrivano in diretta. Secondo Hoyt l’Italia si troverebbe in una situazione apocalittica, sull’orlo di una guerra civile portata avanti da un corpo estraneo alla società italiana, impegnato a distruggerne lo stile di vita. Quando qualche follower accenna alla precarietà generazionale e alle disparità di classe, una delle chiavi di lettura con cui analisti ed economisti stanno provando a spiegare dati alla mano le ragioni di tanta rabbia, Hoyt è categorico: «non ci dovrebbe essere disparità di classe, perché queste persone non dovrebbero nemmeno stare a casa nostra». La soluzione? Hoyt invoca contro i partecipanti ai disordini un approccio simile a quello duro e autoritario con cui il presidente del Salvador Nayib Bukele, popolarissimo negli ambienti della destra internazionale, per il modo in cui ha combattuto le gang criminali del suo Paese – un approccio suggerito da Bukele stesso.

Il video di Hoyt rappresenta perfettamente il modo con cui l’estrema destra internazionale sta provando a raccontare i riots avvenuti in varie città italiane e francesi il 17 e il 18 ottobre: una crisi esistenziale dell’Occidente, la prova che il multiculturalismo ha fallito e la necessità di salvare le nostre società dai cittadini con background migratorio o di seconda generazione, eventualmente «remigrandoli tutti». Tuttavia, Hoyt non sembra costruire questa narrazione da solo. Durante la diretta, mentre lo streamer passa da un video all’altro, si intravede una lista dei link che sta seguendo, che è uno spaccato dei canali che in questi giorni hanno contribuito di più a diffondere una narrazione etno-nazionalista, scatenare panico e diffondere odio. 

La rete di account di estrema destra

Da quando l’allora Twitter è stato acquistato, nel 2022, da Elon Musk, oltre al cambio del nome in X, la piattaforma social ha ridotto drasticamente la moderazione dei contenuti e si è trasformata in megafono dell’estrema destra. Non è un caso che tutti i link nella lista rimandano a X. Compare l’aggregatore di notizie polacco xenofobo e ultraconservatore Visegrad24, noto per diffondere disinformazione su svariati temi, un cui post sull’incendio del Municipio di Limoges è stato ripreso anche dal vice-presidente statunitense JD Vance;  un video con più di 14 milioni di visualizzazioni di un account di propaganda MAGA e anti-immigrazione secondo cui un cittadino italiano, esasperato dalla situazione, ha affrontato da solo i saccheggiatori – in realtà analizzando il video Facta ha identificato l’uomo in un carabiniere in borghese. 

Nella dieta mediatica di Hoyt spiccano anche due account italiani: uno è @FantomasRitorna, un profilo italiano di estrema destra attivo da diversi anni, che nonostante un seguito tutto sommato marginale, ha postato in questi giorni video dei saccheggi che hanno raccolto singolarmente più di sette milioni di visualizzazioni. L’altro è Radio Genoa, un account italiano in lingua inglese che in questi anni si è affermato a livello internazionale come uno dei più noti divulgatori di messaggi d’odio, razzismo, islamofobia e disinformazione a tema immigrazione. Con i disordini in Francia e in Italia, Radio Genoa sta avendo un ruolo importante nell’amplificare questa visione apocalittica. Solo per fare alcuni esempi, nei tweet che accompagnano i video degli ultimi giorni Radio Genoa scrive che “l’Europa è nel caos totale”, “questa Francia non ha futuro” e “Milano è perduta”.

Radio Genoa ha anche spinto e diffuso l’idea che dietro gli scontri ci sia una matrice religiosa: in un video che ha quasi cinque milioni di visualizzazioni su X, si vede un oggetto in fiamme in una strada antistante il Duomo di Milano, con la chiesa sullo sfondo distante centinaia di metri. Ma il commento è il seguente: «L’Italia come la Francia. Davanti al Duomo di Milano. Un simbolo della cristianità sotto assedio […] Questa è una guerra alla nostra storia, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni e alla nostra identità». In un altro post scrive che i cristiani sono sotto attacco ovunque, per poi aggiungere: «Questi criminali – nordafricani – hanno preso di mira il duomo di Milano. Il video lo mostra chiaramente». In realtà il video mostra un ragazzo che passa in una via laterale del Duomo di Milano mentre spruzza in aria il contenuto di un estintore.

Radio Genoa non è nuova a diffondere contenuti falsi, decontestualizzati o fuorvianti, ma la frequenza con cui l’ha fatto in questi giorni è notevole: oltre ai video già citati, in cui il Duomo sarebbe stato assediato da manifestanti islamisti, l’account ha diffuso molto altro materiale teso a seminare panico nell’opinione pubblica. Un video del 18 ottobre creato con l’intelligenza artificiale mostra la mostra la Torre Eiffel in fiamme, con il testo: «Parigi, molto, molto presto». 

Su chi gestisce Radio Genoa fino a qualche anno fa non si sapeva molto, anche se un’indagine di Facta del 2023 aveva permesso di aggiungere qualche dettaglio importante. Nel 2024 anche il programma televisivo di giornalismo investigativo olandese Pointer si era messo sulle sue tracce, attirato dal fatto che il politico di estrema destra Geert Wilders condividesse frequentemente i contenuti dell’account. L’inchiesta aveva ricondotto il profilo su X a una persona, originaria della Liguria, chiamata Antonio Mastantuono. Lo stesso Mastantuono è successivamente venuto allo scoperto nel 2024, rivelando di essere oggetto di un’indagine da parte della magistratura italiana per incitamento all’odio, ottenendo per questo la solidarietà del senatore della Lega Claudio Borghi. 

Da allora l’account è cresciuto, e la sua influenza come canale di propaganda anti-immigrazione è diventata evidente. Qualche giorno fa l’account X di Radio Genoa ha annunciato di aver raddoppiato con un nuovo sito. Allo stesso tempo, ha chiarito che «in segno di rispetto per @ElonMusk, che ci ha restituito la libertà di parola, @RadioGenoa non aprirà mai profili su Facebook, Instagram, TikTok, YouTube o Telegram. […] Finché Elon proteggerà la libertà di parola, resteremo al 100% su X. La lealtà conta».

Intanto sui social continua a rimbalzare questa realtà parallela: stando a un video su X da 1,8 milioni di visualizzazioni postato da un account sudamericano di destra la città di Bologna «è stata completamente devastata». Altri account, condividendo le stesse immagini, hanno rincarato dicendo che «Bologna ha vissuto una delle peggiori notti della sua vita», o è «diventata una zona di guerra». In realtà a Bologna gli scontri con la polizia sono avvenuti quasi esclusivamente nell’area circostante la stazione ferroviaria. 

La strumentalizzazione delle proteste francesi

In Francia, dove da tempo attivisti e politici di estrema destra sono riusciti a trovare spazio all’interno dei media mainstream, i movimenti estremisti stanno sfruttando l’occasione per spostare ancora di più il confine del dicibile, e raccontare ciò che è successo nei giorni passati come una guerra etnica. Il caso più evidente è quello della giovane attivista di estrema destra Thaïs d’Escufon, i cui video stanno circolando molto online, al punto che il senatore repubblicao Ted Cruz ne ha condiviso uno con i suoi sette milioni di follower. «L’unica soluzione pacifica è rimandarli nei loro Paesi d’origine che amano così tanto. Non possiamo coesistere. Saremo noi, o loro», ha detto l’attivista. D’Escufon è stata la portavoce del gruppo suprematista Génération identitaire dal 2018 fino al suo scioglimento da parte del governo francese nel 2021. Génération identitaire aveva ricevuto in passato delle donazioni anche da Brenton Tarrant, il terrorista responsabile dell’attentato nella Moschea di Christchurch in Nuova Zelanda, costato la vita a 51 persone. Eppure un profilo come il suo, che chiede apertamente l’uccisione dei manifestanti, sta scalando la piramide mediatica e trovando casse di risonanza sempre più vaste.

In questi giorni le proteste sono state sfruttate anche a fini politici attraverso un ampio ricorso all’intelligenza artificiale, usata per creare contenuti di disinformazione di grande impatto. Il caso più noto è la falsa foto di due ottantenni derubati dai manifestanti, resa virale da un profilo su X che in passato aveva già diffuso disinformazione contro attivisti per la Palestina e il partito di estrema sinistra La France Insoumise.

Il presidente francese Emmanuel Macron intanto ha condannato la strumentalizzazione della situazione francese, affermando che «alcuni leader, «nel pieno delle campagne elettorali, sia qui nella regione sia dall’altra parte dell’Atlantico […] stanno usando il nostro Paese per le loro campagne politiche». Macron ha anche denunciato la circolazione di immagini generate dall’intelligenza artificiale «che raffigurano scene che in realtà non sono mai accadute in Francia. C’è stato chi ha sostenuto che fossimo stati invasi da orde di migranti e islamisti, cosa assolutamente falsa». In molti hanno subito pensato alle parole del presidente statunitense Donald Trump, che qualche giorno prima aveva commentato che «se l’Europa non chiude i suoi confini e non ne espelle i criminali, come le persone che stanno protestando, l’Europa è finita». 

Tuttavia, prese di posizione analoghe sono arrivate sui social anche dal premier polacco Donald Tusk e il primo ministro ungherese Péter Magyar: commentando le immagini provenienti da Parigi, entrambi hanno parlato della necessità di confini sicuri e della difesa dell’Europa dall’immigrazione illegale. È la prova che la narrazione identitaria e xenofoba sulle proteste è ormai riuscita a far breccia anche tra i leader conservatori meno radicali.

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