- Circola la teoria che l’epidemia di hantavirus è nata da una fuga di laboratorio, perché in Australia nel 2021 erano scomparse 323 fiale di hantavirus.
- È una tesi complottista priva di qualsiasi fondamento scientifico
- Nel 2021 in Australia i campioni in questione non erano andati persi ma erano stati distrutti come da prassi, ma questa procedura non era stata registrata correttamente.
L’8 maggio 2026 è stato condiviso su Facebook (qui archiviato) un post secondo cui «l’epidemia di hantavirus è il risultato di una fuga di laboratorio», perché in Australia «nel 2021 sono scomparse da un laboratorio 323 fiale contenenti virus letali», due delle quali «contenevano presumibilmente il hantavirus».
Al post è allegato anche una breve clip di una conferenza stampa del ministro della Salute dello Stato australiano del Queensland Tim Nicholls in cui riferisce che «non ci sono stati incidenti di salute pubblica a seguito della perdita o della distruzione di tali materiali».
Il riferimento è al focolaio di hantavirus identificato lo scorso 2 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla nave da crociera MV Hondius.
È un video presentato in maniera fuorviante, che diffonde una notizia falsa.
Il discorso di Tim Nicholls risale a inizio dicembre 2024, quando il ministro della Salute aveva annunciato l’avvio di un’indagine dopo che era emerso che tre anni prima, cioè nel 2021, erano scomparsi 323 campioni di virus hendra, lyssavirus e hantavirus, da un laboratorio di virologia a seguito di una violazione del protocollo di biosicurezza. In quell’occasione, Nicholls aveva precisato che non vi era alcun indizio che i campioni fossero stati prelevati o rubati dal laboratorio, ma che sembrava che fossero andati persi in seguito a un guasto tecnico dell’apposito contenitore in cui erano conservati.
Nella stessa conferenza stampa, l’allora responsabile sanitario del Queensland John Gerrard aveva inoltre spiegato che il rischio per la comunità era molto basso, e che «questi campioni di virus si degraderebbero molto rapidamente al di fuori di un congelatore a bassa temperatura e diventerebbero non infettivi». Gerrard aveva aggiunto che «negli ultimi cinque anni non sono stati rilevati casi di Hendra o di lyssavirus tra gli esseri umani nel Queensland, e in Australia non è mai stato segnalato alcun caso di infezione da hantavirus nell’uomo».
L’indagine annunciata dal ministro della Salute si concluse poi un anno dopo, a settembre del 2025, e dai risultati emerse che era «improbabile che i campioni di hendra, lyssavirus e hantavirus siano andati persi o rubati, ma che invece erano irreperibili a causa di una cattiva gestione della documentazione». Nelle conclusioni dell’indagine (pagina 33 del report) si legge infatti che, al contrario di quanto ipotizzato in un primo momento, cioè del guasto tecnico, «i campioni erano stati distrutti mediante sterilizzazione in autoclave, come da prassi nei laboratori, ma [la procedura, ndr] non era stata registrata correttamente».
Contattato a maggio 2026 da AFP, un portavoce del ministero della Salute del Queensland ha dichiarato che «non vi è alcuna prova di un collegamento tra l’epidemia di hantavirus sulla MV Hondius e i campioni virali non rintracciati provenienti dal laboratorio di virologia del Queensland».
Infine, il portavoce ha precisato che nessuno dei campioni di virus di hantavirus coinvolti nell’inchiesta delle autorità australiane conclusasi lo scorso anno conteneva il ceppo Andes, che è invece il tipo di hantavirus responsabile del focolaio sulla MV Hondius.
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