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Hantavirus, contagi, vaccini e misure di contrasto: cosa sappiamo

Un focolaio identificato in una nave da crociera ha alimentato panico e complottismo: facciamo il punto dei fatti finora emersi

13 maggio 2026
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«Il dolore del 2020 è ancora reale e non lo ignoro nemmeno per un istante. Ma voglio che mi ascoltiate chiaramente: non si tratta di un altro COVID. L’attuale rischio per la salute pubblica derivante dall’hantavirus rimane basso», ha scritto nero su bianco Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in una lettera inviata il 9 maggio 2026 alla popolazione di Tenerife dopo lo sbarco dalla nave da crociera MV Hondius, sulla quale il 2 maggio 2026 è stato identificato un focolaio di virus Andes, della famiglia degli Hantavirus. Ad oggi, 13 maggio, si registrano 3 decessi fra i passeggeri della nave.

L’OMS e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) hanno indicato attualmente un “rischio basso” per la popolazione generale a livello mondiale e “molto basso” in Europa. Parlare di rischio basso, tuttavia, non chiude la questione. Nel frattempo in rete si è diffusa una circolazione incontrollata di informazioni (anche false) e, in alcuni casi, una vera e propria ansia collettiva. 

Non è un fenomeno sorprendente: i canali istituzionali come l’Istituto superiore di Sanità (ISS) e il Ministero della Salute lavorano su tempi diversi rispetto ai social media e alle redazioni giornalistiche. Il risultato è un ritardo strutturale che lascia spazio alla speculazione, a facili previsioni e al complottismo. 

Che differenza c’è fra Hantavirus e SARS-CoV-2

Anzitutto l’Hantavirus non è un agente patogeno nuovo, come lo è stato invece il coronavirus Sars-CoV-2. Come spiegato da esperti e dalle stesse istituzioni sanitarie, anche l’hantavirus può trasmettersi da persona a persona, ma molto meno facilmente. Inoltre, gli hantavirus hanno tempi di incubazione molto più lunghi di Sars-CoV-2: fino a 6 settimane.

L’OMS stima che nel mondo si registrino ogni anno tra 10mila e oltre 100mila infezioni di Hantavirus, con il peso maggiore in Asia e in Europa: in Cina e Corea del Sud i casi di Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS) si contano ancora a migliaia ogni anno, mentre in Europa alcune migliaia di casi vengono segnalati soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali. Nelle Americhe la Sindrome Cardiopolmonare da Hantavirus (HCPS) è più rara – poche centinaia di casi l’anno tra Stati Uniti e America del Sud – ma la sua letalità, compresa tra il 20 per cento e il 40 per cento, ne fa una priorità di salute pubblica che non può essere sottovalutata.

A differenza poi di Sars-CoV-2, hantavirus appartiene alla famiglia delle febbri emorragiche virali, un gruppo di infezioni ben documentate che comprende Ebola, Marburg, la febbre di Crimea-Congo, la febbre della Valle del Rift, la febbre di Lassa, la dengue e la febbre gialla. Come le altre, la malattia da Hantavirus colpisce la superficie interna dei vasi sanguigni, aumentandone la permeabilità e innescando ipotensione, manifestazioni emorragiche e, nei casi gravi, morte. 

In che senso la trasmissione può avvenire tramite gocce?

La parola “gocce” (in inglese, “droplets”) ci riporta ai mesi di pandemia più intensa, quando si moltiplicavano gli esperimenti per capire fino a che distanza potessero viaggiare le particelle di Sars-CoV-2 nell’aria.

La trasmissione di Hantavirus avviene quasi esclusivamente attraverso il contatto con roditori infetti, con i loro escrementi o con la loro saliva. L’essere umano può comunque entrare in contatto con il virus anche inalando particelle contaminate presenti nell’aria, provenienti da feci di roditori. È in questa accezione che si deve interpretare l’espressione “airborne transmission”, che si legge in molti documenti in lingua inglese. Il virus Andes, la variante che ha interessato il focolaio sulla nave da crociera MV Hondius, si distingue dagli altri Hantavirus perché è l’unico per cui è documentata una trasmissione interumana, seppur limitata e legata a contatti stretti e prolungati.

Il Sars-CoV-2, al contrario, si propaga in modo efficiente tra le persone attraverso l’aria, le superfici e i contatti stretti. Un singolo individuo infetto può contagiarne decine e i portatori asintomatici amplificano ulteriormente la catena di trasmissione. È stata proprio questa capacità di diffusione a rendere il SARS-CoV-2 pandemico, mentre gli Hantavirus continuano da decenni a causare focolai isolati e geograficamente circoscritti. 

La possibilità di infezione interumana degli Hantavirus va comunque monitorata, studiata e tenuta sotto controllo epidemiologico. A fine 2020 sulla rivista medica New England Journal of Medicine è stato pubblicato uno studio che ha preso in esame quanto accaduto fra novembre 2018 a febbraio 2019, nella provincia di Chubut, in Argentina, quando si era verificata la trasmissione interumana della sindrome polmonare dal ceppo andino dell’Hantavirus, con 34 casi confermati di infezione e 11 decessi. L’obiettivo della ricerca era stato proprio quello di comprendere le caratteristiche genomiche, epidemiologiche e cliniche della trasmissione interumana del virus in modo da progettare interventi efficaci.

Quanto ci vorrà per il vaccino contro l’Hantavirus

Il 7 maggio, la rivista scientifica Nature ha pubblicato un’intervista a Jay Hooper, virologo presso l’Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell’esercito statunitense a Frederick, nel Maryland. Da trent’anni, Hooper sta lavorando allo sviluppo di un vaccino contro diverse specie di hantavirus che possono infettare l’uomo, tra cui proprio il virus Andes.

Hopper descrive con franchezza le difficoltà del settore: il vaccino a DNA contro il virus Andes ha superato la fase I (la prima fase di sperimentazione sull’uomo) e i primi risultati sono promettenti, ma richiede almeno tre dosi e non esiste una popolazione sufficientemente concentrata di casi umani per condurre un classico studio di efficacia di fase III ( fase successiva, alla quale giungono solo gli studi che hanno dato buoni risultati nelle fasi di sperimentazione precedenti). A complicare ulteriormente il quadro, il mercato commerciale potenziale è limitato – i destinatari sarebbero viaggiatori in zone endemiche, lavoratori agricoli, militari e persone con alta esposizione a habitat di roditori – il che scoraggia gli investimenti privati. 

Sul fronte terapeutico, il team sta sviluppando un prodotto anticorpale, l’SAB-163, ottenuto da bovini geneticamente modificati e capace di proteggere i modelli animali da più ceppi, ma non ha ancora avviato la sperimentazione sull’uomo. La tecnologia a mRNA, collaudata dai vaccini contro la Covid-19, potrebbe accelerare i tempi, ma senza una spinta esterna concreta i progressi restano lenti. Come ammette lo stesso ricercatore, è come spingere un masso su per una collina da anni.

Che cosa dicono le linee guida dell’OMS 

Il 10 maggio l’OMS ha pubblicato delle linee guida per gli Stati membri sulla gestione dei contatti legati a casi probabili o confermati di virus Andes emersi dalla nave da crociera MV Hondius. 

I contatti vengono distinti in due categorie in base all’intensità e alla durata dell’esposizione: alto rischio e basso rischio. I primi sono coloro che hanno condiviso la cabina, spazi sanitari o pasti con il caso risultato positivo, chi ha avuto contatto fisico diretto o è rimasto entro 2 metri per più di 15 minuti in ambienti chiusi; e ancora,gli operatori sanitari senza adeguati dispositivi di protezione. Per precauzione, tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio ancora a bordo della MV Hondius sono classificati in questa categoria. I secondi, invece, quelli a basso rischio, sono i passeggeri o membri dell’equipaggio che non hanno avuto interazioni dirette o prolungate con la persona risultato positiva, operatori sanitari che hanno utilizzato correttamente i dispositivi di protezione individuale e chi ha condiviso solo spazi aperti.

I contatti ad alto rischio devono essere sottoposti a monitoraggio attivo quotidiano per 42 giorni dall’ultima esposizione nota. Per tutta la durata di questo periodo, le autorità sanitarie devono garantire un controllo regolare – effettuabile da remoto o di persona – e il contatto è tenuto a evitare ogni interazione con altre persone, rimanendo presso una struttura designata o al proprio domicilio, secondo le capacità e le linee guida nazionali. La ripresa dell’attività lavorativa è sospesa per l’intera durata stabilita, e questo vale anche per gli operatori sanitari. In casa, il contatto deve limitare al massimo i rapporti con i conviventi, preferibilmente isolandosi in una stanza separata. Nei casi in cui le interazioni sociali siano inevitabili, è obbligatorio indossare mascherine FFP2 o N95, mantenere il distanziamento fisico e osservare una rigorosa igiene delle mani. Tutti i viaggi non necessari, nazionali e internazionali, sono sconsigliati per l’intero periodo di 42 giorni. Spostamenti fuori dalla giurisdizione delle autorità sanitarie competenti possono essere autorizzati esclusivamente per ragioni umanitarie o di pericolo di vita, a condizione che vengano attivati i necessari accordi con le autorità di destinazione, anche attraverso i canali internazionali previsti dal Regolamento Sanitario Internazionale. 

I contatti a basso rischio non sono soggetti ad alcuna restrizione nelle attività quotidiane, lavorative o ricreative, scrive OMS. È tuttavia richiesto un automonitoraggio quotidiano per 42 giorni dall’ultima esposizione, con misurazione della temperatura corporea mediante termometro e registrazione dei valori prestando attenzione a febbre, malessere, dolori muscolari, cefalea, sintomi gastrointestinali o respiratori. Qualsiasi sintomo deve essere segnalato prontamente alle autorità sanitarie locali; se compatibile con un’infezione da Hantavirus, il contatto deve essere immediatamente isolato e sottoposto a valutazione clinica e test. 

La misure adottate dal governo italiano

Nel pomeriggio dell’11 maggio 2026 il Ministero della Salute ha emanato una circolare che spiega come si sta muovendo il governo italiano. L’8 maggio 2026 si è riunita la Rete di esperti Dispatch (epiDemic Intelligence, Scenari Pandemici, vAluTazione risCHio) per l’elaborazione di scenari di diffusione e di impatto sulla salute della popolazione e sui servizi sanitari. 

Gli esperti hanno concordato sulla valutazione del rischio proposta dall’ECDC ovvero che il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE sia molto basso, anche se specificano che non è completamente trascurabile il rischio di trasmissione interumana comunitaria anche alla luce dell’eterogeneità delle misure di sanità pubblica che saranno adottate dagli Stati di origine dei passeggeri della nave MV Hondius che saranno rimpatriati a seguito dello sbarco alle Canarie.

Lo stesso giorno – continua la circolare – si è riunito anche il “Gruppo di esperti per la definizione del funzionamento della rete nazionale dei laboratori pubblici umani e veterinari per l’individuazione precoce della circolazione di ceppi di virus influenzali a potenziale zoonotico” per una valutazione del rischio rappresentato dall’Hantavirus Andes nella popolazione italiana. 

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