
Le elezioni in Brasile sono sempre un laboratorio per la disinformazione
Alle false notizie sull’affidabilità del voto e agli avatar di finti analisti si sono aggiunti falle ed errori tecnici dei social media che hanno danneggiato le campagne elettorali
Domenica 25 ottobre il presidente uscente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva (noto più semplicemente come “Lula”) è stato rieletto, vincendo il ballottaggio al secondo turno contro il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro.
Bolsonaro, che nel frattempo è volato negli Stati Uniti per sfuggire a un’indagine per riciclaggio di denaro ed evasione fiscale, ha subito dichiarato che non avrebbe ammesso la sconfitta e che avrebbe chiesto l’annullamento del ballottaggio. In particolare, il candidato del Partito Liberale, di estrema destra, ha criticato la sentenza della Corte Suprema Federale (STF) di estendere l’apertura dei seggi di due ore, descrivendola come «inaccettabile».
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito le elezioni in Brasile «truccate», mentre il partito di Bolsonaro, a differenza del suo candidato, ha riconosciuto la sconfitta.
La narrazione delle “elezioni truccate” portata avanti da Bolsonaro è arrivata anche in Italia, dove è stata ripresa da vari utenti sui social, che hanno parlato di elezioni in Brasile «concluse con un clamoroso scandalo a seguito di un inaspettato cambiamento nelle modalità di voto».
Oltre alle controversie legali sull’estensione di voto, le elezioni in Brasile si sono svolte in un panorama disinformativo composto da deepfake di giornalisti e avatar IA di finti analisti da parte di entrambi gli schieramenti politici, false notizie sul sistema di voto e sulla sua affidabilità, e da falle ed errori tecnici dei social media che hanno momentaneamente oscurato le campagne elettorali.
La complessità legale dell’estensione del voto
Il pomeriggio di domenica 25 ottobre, giorno di votazioni del secondo turno in Brasile, il giudice Cristiano Zanin della Corte Suprema Federale ha esteso la chiusura dei seggi alle ore 19, allungandola di due ore, a seguito delle segnalazioni di problemi di trasporto pubblico a Salvador, San Paolo, Bahia e altre grandi città. La richiesta era stata presentata dallo staff elettorale di Lula alla Corte Elettorale Superiore (TSE), che l’ha poi inoltrata all’STF.
Per Bolsonaro, quindi, il risultato delle elezioni non sarebbe valido proprio a causa di questa estensione di voto, che avrebbe favorito il suo avversario politico. Una narrazione appoggiata anche dai suoi alleati politici.
In realtà, anche l’entourage di Flávio Bolsonaro aveva chiesto al TSE di prolungare le votazioni a causa delle forti piogge di quel giorno in vari comuni.
La decisione della Corte Suprema si è basata sulla Richiesta di inosservanza del principio fondamentale (ADPF) 1013, per cui le autorità pubbliche hanno il dovere di offrire il trasporto pubblico gratuito nei giorni delle elezioni. In una conferenza stampa successiva alla pubblicazione dei risultati, il presidente del TSE Nunes Marques ha dichiarato che la decisione di prorogare la scadenza non ha modificato l’esito delle elezioni. Secondo lui, nonostante la Corte Elettorale Superiore avesse iniziato a pubblicare parzialmente lo spoglio dei voti alla chiusura dei seggi (cioè le 17:00), è comunque riuscita a contenerlo garantendo «assoluta sicurezza durante l’intero processo elettorale».
La Procura elettorale brasiliana (MPE) – l’organo costituzionale del sistema giudiziario brasiliano incaricato di garantire la regolarità, la trasparenza e la legittimità del processo elettorale – aveva invece espresso la propria opposizione alla proroga di due ore. «Nonostante la gravità delle notizie riportate, gli orari di voto stabiliti dalla legge devono rimanere invariati, fatto salvo che i fatti segnalati siano debitamente indagati e che i responsabili siano chiamati a risponderne nelle sedi competenti, anche in caso di abuso di potere, qualora la gravità dei fatti risulti tale da compromettere la legittimità delle elezioni», ha scritto l’MPE. La sua posizione però, scrive il quotidiano Estadão, non ha avuto alcun effetto pratico perché è stata presentata al TSE troppo tardi, dopo la decisione della proroga.
Stando a diversi avvocati ed esperti di diritto sentiti dalla BBC, la decisione del giudice non avrebbe basi giuridiche, e questa controversia legale potrebbe portare all’annullamento delle elezioni. A sostegno di questa tesi, un membro dell’Accademia brasiliana di diritto elettorale e politico (che ha chiesto l’anonimato) ha spiegato che, secondo l’articolo 220 del Codice Elettorale la votazione in una sezione è nulla quando «si svolge in un giorno, un’ora o un luogo diverso da quello designato o quando i seggi si chiudono prima delle 17:00». L’articolo 240, invece, definisce che se tali nullità riguardano «più della metà dei voti nel Paese» l’elezione sarà considerata del tutto invalida e «la Corte fisserà una data per nuove elezioni entro 20 o 40 giorni».
I giudici della Corte Elettorale Superiore e della Corte Suprema Federale hanno però fatto sapere di escludere la possibilità di annullare il secondo turno delle elezioni presidenziali e hanno riconosciuto il risultato che garantisce la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva.
Il sistema di voto preso di mira
Ma ancora prima di questa contesa legale sull’estensione dell’orario di voto, sui social sono circolati svariati contenuti che mettevano in dubbio il sistema elettorale del Brasile. Ad esempio, è stato detto che al secondo turno i cittadini brasiliani che vivono a Londra non sarebbero riusciti a votare. In realtà, come ha ricostruito il sito di fact-checking brasiliano Aos Fatos, l’episodio riguarda il primo turno elettorale, quindi il 4 ottobre, quando 50 elettori avevano scoperto di essere registrati per votare a Edimburgo, in Scozia, e non a Londra. Questo cambio di seggio è dovuto alla creazione del Consolato Generale del Brasile a Edimburgo, nel 2022, con la conseguente creazione di nuovi seggi elettorali. Gli elettori, spiega ad Aos Fatos il Tribunale Elettorale Regionale del Distretto Federale «hanno avuto a disposizione quattro anni per verificare i propri dati di registrazione e, se necessario, richiedere un cambio di seggio elettorale». Giovedì 22 ottobre, prima del secondo turno, lo stesso Tribunale ha emesso un avviso affinché gli elettori controllassero il proprio seggio.
Secondo un’altra narrazione fuorviante sui seggi, invece, la Corte Elettorale Superiore avrebbe ridotto il numero delle urne elettorali rispetto alle elezioni del 2022; un fatto che avrebbe danneggiato il voto del presidente Lula nell’area nord-est del Paese per via di un forte numero di astensioni a causa delle code che si sarebbero formate per colpa dei pochi seggi. In realtà, come verificato dai fact-checker brasiliani di Estadão, il numero di macchine per il voto (che in Brasile è esclusivamente elettronico) disponibili per queste elezioni è stato superiore a quello registrato nel 2022, per un totale di 27.173 unità in più. Inoltre, l’astensione nella regione nord-est è diminuita, passando dal 19,5 per cento al 18,4.
Le urne elettroniche sono state prese di mira anche per insinuare che non siano affidabili, e che il voto sia dunque facilmente manipolabile. Le urne elettroniche fanno parte di un sistema adottato dal Brasile tra gli anni ‘’80 e ‘90 che consente di votare tramite una macchina informatica, una sorta di computer, per evitare frodi nelle votazioni manuali. Secondo alcuni elettori, il fatto che il giorno di votazioni del primo turno siano state sostituite oltre mille macchine per il voto elettronico sarebbe la prova di un’elezione truccata. Il TSE ha chiarito che, sebbene vengano adottate procedure di collaudo e manutenzione, è possibile che alcune macchine abbiano problemi durante le votazioni, motivo per cui ha a disposizione oltre 50mila macchine di emergenza. Strumenti pronti all’uso che riescono a evitare la perdita dei voti già scrutinati o le informazioni su quali elettori hanno già votato grazie al passaggio di memoria dei dati da una macchina all’altra.
I tentativi di manipolazione dei voti tra deepfake e falsi sondaggi
Oltre alle false notizie sull’affidabilità del sistema elettorale, le elezioni brasiliane hanno dovuto fare i conti anche con i vari tentativi di manipolazione del voto degli elettori. Mesi prima delle votazioni, TikTok e YouTube sono stati territorio di falsi sondaggi elettorali presentati come autorevoli perché diffusi da deepfake di giornalisti e politici famosi nel Paese. I fact-checker brasiliani di Agência Lupa, solo tra marzo e luglio, hanno individuato oltre 80 video che simulavano servizi giornalistici televisivi in cui venivano mostrati falsi sondaggi o analisi da parte di istituti di ricerca, favorevoli sia a Flávio Bolsonaro che al presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Questi video hanno raggiunto un milione e mezzo di visualizzazioni.
La quasi totalità di questi contenuti sono stati realizzati con l’intelligenza artificiale, e molti erano deepfake che manipolavano l’immagine e la voce di giornalisti e personaggi pubblici per dare falsa credibilità a sondaggi elettorali fuorvianti. Tra le persone colpite ci sono i giornalisti César Tralli e Renata Vasconcellos di Globo ed Elisa Veeck di CNN Brasil.
Questa tecnica disinformativa e manipolatoria ha continuato ad agire anche durante le votazioni. Una clip di una puntata di Jornal da Band, andata in realtà in onda a dicembre 2025, è stata recentemente manipolata con l’IA per far annunciare alle presentatrice Adriana Araújo un sondaggio del primo ballottaggio in cui Bolsonaro era in testa con il 55 per cento dei voti e Lula fermo al 45 per cento. In realtà, nei giorni in cui quella clip manipolata era stata condivisa, i sondaggi nella proiezione del primo turno mostravano Lula al 36 per cento, e Bolsonaro al 29 (il primo ballottaggio è poi finito con Bolsonaro in testa con il 47 per cento delle preferenze, e Lula il 45, ndr).
Secondo l’Osservatorio sull’IA nelle Elezioni, un’iniziativa di esperti per monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale durante i periodi elettorali, questo genere di contenuti falsi non è una novità, ma quest’anno ha raggiunto un livello di realismo preoccupante. «Quando si crea un’immagine molto realistica e una situazione molto credibile, si ottiene la combinazione perfetta affinché le persone credano che quelle immagini siano reali e che un determinato candidato sia in vantaggio, oppure no», ha dichiarato a DW Liz Nóbrega, direttrice di Aláfia Lab, una delle organizzazioni che gestiscono l’osservatorio. «Quindi l’impatto potenziale è molto elevato, soprattutto quando si utilizzano immagini di personaggi molto credibili, come i giornalisti», aggiunge.
Oltre ai deepfake e ai video IA per diffondere falsi sondaggi, sono stati realizzati anche avatar di finti giornalisti o esperti politici che proponevano analisi politiche mescolando fatti reali a quelli inventati.
Come spiegato dal politologo Leandro Consentino ad Agência Lupa, «quando le persone vedono questo tipo di contenuti pubblicati da qualcuno che percepiscono come autorevole – a livello intellettuale, politico o legale – tendono a dare maggiore peso a ciò che viene detto. Questo rende il contenuto più persuasivo e, di conseguenza, più pericoloso». Un effetto che può intensificarsi quando veri influencer riprendono e postano il materiale falso diffuso dagli avatar IA.
Su YouTube uno dei più attivi era il canale “Pátria Racional” (ora non più disponibile), che nella bio si definiva «uno spazio che rifiuta le narrazioni preconfezionate e presenta i fatti». Il canale pubblicava video in cui l’avatar di un uomo seduto su un divano commentava presunte notizie politiche, che si rivelano però false. L’account tra l’altro non presenta alcuna etichetta o informazione sul fatto che i contenuti fossero IA, non rispettando dunque le linee guida di YouTube. Grazie alle pubblicità e agli abbonamenti a pagamento, canali come questi riuscivano a monetizzare sui contenuti – disinformativi – che pubblicavano.
“Pátria Racional” esisteva dall’agosto 2023, ma i suoi contenuti più vecchi disponibili risalivano all’ottobre 2025. Un indizio di una possibile strategia del canale di rinnovarsi spesso e focalizzare i propri contenuti verso tematiche di maggior interesse. Secondo João Victor Archegas, coordinatore di Diritto e Tecnologia presso l’Istituto di Tecnologia e Società (ITS Rio) sentito da Agência Lupa, questo schema di cambio tematico durante il periodo elettorale è già capitato con le elezioni indiane del 2024, ed è quello che è successo anche in Brasile. «Non necessariamente perché ci sia una strategia malevola per influenzare le elezioni, ma perché si rendono conto che è questo che genera il maggior coinvolgimento e, dato che vogliono guadagnarci, finiscono per seguire questa strada», commenta l’esperto.
L’uso dei canali WhatsApp
Oltre TikTok e YouTube, anche i social di Meta hanno avuto un ruolo nelle elezioni brasiliane. In particolare WhatsApp, con la funzione “canali”, secondo alcuni analisti è stato importante nella rimonta e vittoria di Lula. Il canale “Exército do Lula” (ovvero, “L’esercito di Lula”) è infatti riuscito a raccogliere 10 milioni di iscritti nelle sole due settimane prima del ballottaggio finale. È molto difficile determinare quanti voti abbia portato, più o meno direttamente, al candidato Lula, ma questa strategia comunicativa messa in piedi dal deputato André Janones ha puntato e ha ottenuto una vasta mobilitazione delle masse.
I messaggi di “Exército do Lula” si basavano spesso su modelli preimpostati che i sostenitori potevano condividere con amici e familiari, in cui le “truppe” (ovvero gli iscritti) venivano incaricati di “far esplodere” l’ultimo video della campagna o di aiutare un nuovo hashtag a “decollare”. Anche Bolsonaro aveva il suo canale dedicato, “Tropa do Flávio”, e utilizzava un linguaggio di mobilitazione e riferimenti militari proprio come il suo avversario.
Questi canali però, oltre alla mobilitazione elettorale, sono serviti come spazi per la diffusione di disinformazione. I fact-checker di Aos Fatos hanno rilevato che “Tropa do Flávio” ha pubblicato 17 messaggi falsi o fuorvianti nella prima settimana dalla sua creazione, il 7 ottobre.
Dal canto suo, il partito di Bolsonaro ha denunciato il canale di Lula alla Corte Elettorale Superiore per aver diffuso informazioni false. La richiesta ha portato alla sospensione del canale, durata però solo qualche ora poiché il Tribunale non ha riscontrato i contenuti falsi denunciati da Bolsonaro.
Le falle di Meta
La Corte Elettorale Superiore è intervenuta in un’altra occasione per fare chiarezza sui contenuti pubblicati sui social di proprietà di Meta. Il 15 ottobre il TSE ha ordinato alle piattaforme social di Mark Zuckerberg di non limitare la diffusione di contenuti politici relativi ai candidati presidenziali. La decisione è arrivata dopo che l’entourage di Lula aveva accusato Meta di aver ripetutamente ridotto la visibilità delle proprie pubblicazioni e di aver favorito i contenuti del suo avversario.
L’organizzazione per i diritti digitali CTRL+Z scrive di aver ricevuto oltre mille segnalazioni di brasiliani che «hanno subìto censure, blocchi di account, restrizioni o una riduzione della visibilità durante il periodo elettorale». Questi casi hanno riguardato quasi esclusivamente Instagram e per lo più profili a sostegno di Lula, alcuni dei quali hanno un impatto sulla campagna elettorale del presidente: influencer, comunicatori, ricercatori e membri di movimenti studenteschi e sociali.
In quei giorni Meta è stata accusata anche di aver impedito agli utenti di generare con l’intelligenza artificiale immagini di propaganda elettorale del presidente Lula, mentre permetteva quelle di Flávio Bolsonaro. Il TSE ha incontrato subito i rappresentanti della big tech per chiedere delucidazione in merito, e Meta ha poi risposto di aver sospeso temporaneamente la possibilità di creare immagini IA con il nome di Lula e di Bolsonaro «in conformità con le norme elettorali brasiliane», spiegando anche di aver «adottato ulteriori misure affinché anche i comandi che utilizzano solo il nome di battesimo dei candidati e il loro numero di scheda elettorale non producano immagini».
Poco dopo Meta ha anche ammesso delle falle negli strumenti utilizzati dalla campagna di Lula, ma ha attribuito gli incidenti a errori tecnici. «Meta non prende posizione in queste o in altre elezioni, e le accuse di favorire o interferire a favore di qualsiasi candidato o gruppo politico sono false e infondate», si legge sul comunicato stampa della big tech del 16 ottobre. Per Meta, continua, quel giorno si è infatti verificato un «guasto globale nella gestione delle inserzioni», e non un’«azione mirata a una specifica campagna politica».
Per la Corte Elettorale, come precisato nella richiesta a Meta, non vi sono prove che l’azienda abbia manipolato deliberatamente i propri sistemi per favorire o danneggiare una candidatura in particolare, sebbene abbia ritenuto necessario stabilire delle garanzie per preservare l’uguaglianza nella competizione elettorale.
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