Logo

Cos’è questa storia dei “campi di sterminio” per russi in Europa

È stata diffusa online in Italia da influencer e siti che alimentano da tempo narrazioni allineate al Cremlino

17 luglio 2026
Condividi

Lo scorso giugno in Italia è circolata online la presunta notizia che in Europa si starebbero costruendo “campi di sterminio” (in altre versioni si parla di “lager” o “campi di concentramento”) per i russi. Questa informazione, diffusa da personalità e media già noti per aver alimentato disinformazione e propaganda russa, è stata inserita una narrazione più ampia secondo cui l’Europa si starebbe preparando ad aggredire la Russia entro il 2030, mentre il Cremlino non avrebbe alcuna intenzione di colpire i Paesi europei. 

Una tesi propagandistica, rilanciata anche dalle stesse autorità russe, che però, come vedremo, si basa in questo caso su un’informazione presentata in maniera del tutto fuorviante.

Come si è diffusa la versione fuorviante della notizia

Il 28 giugno 2026, Nicolai Lilin, scrittore russo naturalizzato italiano, ha pubblicato sul suo canale YouTube un video intitolato «L’UE costruisce i campi di sterminio per i russi». La tesi, riassunta nel titolo, è duplice: che dietro l’iniziativa ci sarebbe l’Unione europea nel suo insieme e che si tratterebbe di «campi di sterminio». 

Lilin nato in Transnistria e autore del best seller “Educazione siberiana” (2009) è diventata una delle voci filorusse più note in Italia: dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina diffonde con continuità, su YouTube e Telegram, narrazioni allineate al Cremlino e notizie false contro l’Ucraina

Giorni prima una versione simile della notizia in cui si parlava della costruzione in Olanda di “lager” e “campi di concentramento” per detenere prigionieri di guerra russi in vista di un scontro diretto con la Russia che l’Europa starebbe pianificando entro il 2030 era stata diffusa da Il Giornale d’Italia. Si tratta di un sito che, come abbiamo ricostruito su Facta, in passato ha diffuso contenuti disinformativi e filorussi.

La notizia vera all’origine della propaganda russa

Il 13 giugno 2026, il quotidiano olandese Algemeen Dagblad (AD) ha pubblicato un articolo che l’esercito dei Paesi Bassi stava testando in quei giorni, presso l’area addestrativa di Marnehuizen (nella provincia di Groninga, Groningen), il progetto di un campo temporaneo per prigionieri di guerra. La struttura è pensata per ospitare fino a 2mila militari catturati «nell’eventualità di un conflitto su vasta scala», si legge nell’articolo. Si tratta della prima volta in oltre trent’anni che i Paesi Bassi conducono un’esercitazione di detenzione di queste dimensioni.

La notizia è stata successivamente ripresa da diverse testate internazionali e specializzate in ambito militare, come Militarnyi. È su questa base reale che si è poi innestata la distorsione propagandistica.

Che cosa è realmente il campo di Marnehuizen

I dettagli forniti dai responsabili dell’esercitazione ai giornalisti descrivono qualcosa di molto lontano dall’immaginario evocato dalle parole “sterminio” o “lager”. All’interno, secondo la ricostruzione di AD, i detenuti sono alloggiati in piccole baracche bianche con letti a castello, in gruppi di circa venti persone, senza separazione tra ufficiali e truppa. Ogni unità dispone di un cortile all’aperto, di docce comuni, di una mensa e di un posto medico. Gli effetti personali come i telefoni cellulari vengono ritirati, ma i prigionieri possono inviare lettere a casa. È la stessa de Wolf a fissare lo standard di trattamento con una frase esplicita: i prigionieri «possono contare su condizioni di vita almeno non peggiori di quelle in cui sono alloggiati i nostri stessi militari». È la descrizione di una pianificazione logistica e giuridica, non di un progetto di annientamento.

La differenza che rende la notizia fuorviante: prigionieri di guerra e sterminio

Il cuore della manipolazione sta nella sovrapposizione di due categorie che il diritto internazionale – e la storia – tengono nettamente distinte. Un campo per prigionieri di guerra (Prisoners of War o PoW) è una struttura regolata dalla Terza Convenzione di Ginevra del 1949 e dal Primo Protocollo aggiuntivo del 1977. La Convenzione impone che i prigionieri siano «trattati sempre con umanità» (articolo 13), allontanati dalla zona di combattimento, protetti da atti di violenza e intimidazione. Ogni atto od omissione che provochi la morte o metta gravemente in pericolo la salute di un prigioniero è vietato e costituisce una «infrazione grave» alla Convenzione. Ai prigionieri non si può estorcere alcuna informazione oltre a nome, grado, data di nascita e numero di matricola, e ai delegati del Comitato internazionale della Croce Rossa deve essere garantita la visita senza testimoni. In altre parole, l’intero impianto normativo di un campo per PoW è costruito per proteggere la vita e la salute del detenuto.

Un campo di sterminio è l’esatto opposto: un’espressione che rimanda in modo diretto ai Vernichtungslager nazisti, strutture concepite per l’uccisione sistematica di esseri umani. Non è un sinonimo enfatico di «prigione», ma un termine storicamente e giuridicamente preciso, che indica l’annientamento pianificato di persone. L’uso della parola «sterminio», dunque, non è un’imprecisione lessicale: è la leva retorica su cui si regge l’intera operazione propagandistica. Evoca deliberatamente la Shoah e i lager per trasformare un esercizio di pianificazione difensiva in un presunto piano di genocidio.

Inoltre, si tratta di un’esercitazione di un solo Paese, i Paesi Bassi, e di un solo episodio: un’esercitazione condotta dal Comando di supporto operativo dell’esercito olandese in un’unica area addestrativa. Non esiste alcun programma dell’Unione europea in quanto tale, né una rete di campi allestita da più Stati membri, al contrario di quanto suggerito dai contenuti diffusi a giugno online. 

Va inoltre ricordato il carattere ipotetico e preventivo dell’operazione. Le stesse fonti olandesi la inquadrano come pianificazione per «l’eventualità» di un conflitto su vasta scala: prepararsi a gestire eventuali prigionieri secondo le regole del diritto umanitario è, del resto, un obbligo previsto proprio dalle Convenzioni di Ginevra, non l’annuncio di una guerra imminente.

Quella secondo cui sarebbe l’Europa a prepararsi ad aggredire la Russia entro il 2030, mentre Mosca non avrebbe alcuna intenzione di colpire i Paesi europei, è infatti una tesi ad oggi infondata portata avanti dalla propaganda russa. In questa cornice i preparativi difensivi occidentali vengono riletti come prove di un piano offensivo, e la Russia viene presentata come la futura vittima di una guerra decisa a Bruxelles e dalla NATO.

La data del 2030, però, non nasce da un piano offensivo europeo: nasce, all’opposto, dalle valutazioni dell’intelligence e della difesa occidentali sul rischio che sia la Russia ad attaccare un Paese della NATO. Un rapporto del 2023 della Joint Threat Assessment-NATO suggeriva che entro tre-cinque anni dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, la Russia sarebbe stata in grado di intraprendere una guerra su vasta scala (quindi nel 2028, al massimo). Più di recente è stato l’ex primo ministro britannico Keir Starmer a dichiarare che «secondo le nostre valutazioni di intelligence e quelle di altri Paesi della NATO, la Russia potrebbe attaccare la NATO già nel 2030».

Potrebbero interessarti
Segnala su Whatsapp