
Se ti fai domande sulle “aura battles” hai sicuramente più di 25 anni
Sono sfide popolari tra la Gen Alpha in cui due persone si confrontano per stabilire chi ha più “aura”, dunque più carisma
Un gesto che dimostra sicurezza di sé, uno sguardo impassibile o una risposta pronunciata al momento giusto e, nel gergo dei più giovani, una persona guadagna “aura”. Inciampare, mostrare imbarazzo o perdere la calma, invece, la fa drasticamente crollare.
Nel vocabolario della Generazione Alpha – i più giovani della Gen Z – il termine “aura” si è allontanato dal suo significato classico che fa riferimento alla spiritualità, per assumere una nuova accezione, cioè quella di indicatore del carisma personale. Avere aura significa, quindi, trasmettere sicurezza, distinguersi per il proprio atteggiamento e attirare l’attenzione degli altri in modo spontaneo, senza apparire forzati.
È proprio da questa concezione del carisma che nascono le cosiddette “aura battles” (in italiano letteralmente “battaglie d’aura”), cioè sfide in cui due persone, personaggi famosi o figure immaginarie vengono messe a confronto per stabilire chi possieda più “aura”. Diffusi attraverso i social network, soprattutto TikTok, questi contenuti trasformano gesti, atteggiamenti e reazioni in elementi di una competizione, nella quale ogni comportamento può contribuire ad accrescere o compromettere il prestigio del protagonista.
Il fenomeno arriva da diversi Paesi dell’America Latina, dove le sfide hanno attirato l’attenzione sui social network e dei media, mentre in Italia non è ancora chiaro quanto siano effettivamente diffuse tra i giovani e quanto, invece, la loro popolarità sia amplificata dalla circolazione dei video online e dalla copertura giornalistica che viene loro riservata.
“Aura”, “aura farming”, “punti aura”
Per capire come si è arrivati a questo fenomeno bisogna tornare al 2020, quando il termine “aura” comincia a circolare nelle comunità online dedicate al calcio e al basket, in particolare alla lega americana NBA. Il primo a essere associato al concetto sarebbe stato il difensore del Liverpool Virgil van Dijk, apprezzato non soltanto per le sue qualità tecniche, ma anche per la capacità di trasmettere sicurezza e autorevolezza in campo, quasi senza sforzo. In un articolo pubblicato sul New York Times il 2 ottobre 2020 il giornalista Rory Smith scrisse: «gli errori di Van Dijk possono essere ignorati perché, in sostanza, lui ha un’aura».
Negli anni successivi, il termine si è esteso alla cultura pop. Già nel 2022 circolavano meme dedicati all’“aura” di Van Dijk e, nell’aprile 2023, il TikToker @ralfmolotokas ha pubblicato un video in cui imitava il calciatore, capace di difendere il campo grazie alla sua sola presenza carismatica. Il contenuto raccolse oltre 2,6 milioni di visualizzazioni e più di 430 mila “mi piace”. Proprio nel 2023, “aura” ha cominciato a uscire dai confini delle comunità online legate al calcio, venendo utilizzato per descrivere il carisma di personaggi provenienti da ambiti diversi. Il 30 marzo, un utente di X si è chiesto che cosa significasse esattamente il termine, dando vita a una discussione che ha contribuito a diffonderne l’uso.
È nel 2024 che l’”aura” ha conquistato sempre più spazio nei meme, assumendo su TikTok una connotazione apertamente ironica. Ad aprile è diventato virale un video che prendeva in giro chi era ossessionato dall’idea di avere “aura”, mentre a maggio un altro contenuto ha introdotto il meccanismo dei “punti aura”, assegnati o sottratti in base alle interazioni sociali. Questo è stato il passaggio decisivo in cui il carisma ha smesso di essere soltanto una qualità difficile da definire ed è diventato un punteggio immaginario con cui scherzare sulle proprie relazioni quotidiane. Secondo dati riportati dal Wall Street Journal, tra maggio e giugno 2024 i contenuti con l’hashtag #aurapoints sono aumentati del 378 per cento su TikTok.
Dalla possibilità di guadagnare o perdere punti aura si è sviluppato anche il concetto di “aura farming”, espressione che indica il tentativo di accumulare carisma attraverso gesti e atteggiamenti studiati per apparire sicuri, affascinanti o impassibili. Il termine riprende il linguaggio dei videogiochi, in cui farming significa raccogliere risorse attraverso azioni ripetute, e lo applica alla costruzione della propria immagine. L’obiettivo è attirare l’attenzione e trasmettere un’impressione di naturale autorevolezza.
Il paradosso è che, per avere aura, bisogna sembrare di non stare facendo alcuno sforzo. Quando il tentativo di apparire carismatici diventa troppo evidente, infatti, rischia di produrre l’effetto opposto e di trasformarsi in una fonte di ironia. È proprio su questa contraddizione che si basa gran parte della popolarità del termine sui social, dove vengono celebrati o presi in giro comportamenti considerati particolarmente sicuri di sé. Tra gli esempi diventati virali c’è quello di Rayyan Arkan Dikha, un bambino indonesiano ripreso mentre ballava con gli occhiali da sole sulla prua di una barca in movimento, un atteggiamento disinvolto che gli utenti hanno interpretato come una dimostrazione esemplare di “aura farming”.
Le “aura battles”
L’ultima fase, almeno per ora, di questo fenomeno fatto di punti, carisma e video online riguarda la vita fuori dai social. Le cosiddette “aura battles” sono sfide pubbliche organizzate in modo informale sui social media, nelle quali i partecipanti si affrontano per cercare di accumulare più aura possibile e dimostrare di possederne più degli altri. I video delle “aura battles” hanno iniziato a diventare virali nell’agosto del 2026 e mostrano i partecipanti alla sfida mentre cercano di ottenere più aura possibile attraverso pose, atteggiamenti di superiorità, balli e altre esibizioni pensate per apparire sicuri di sé. Alcune mosse riprendono anche gesti diventati popolari sui social, come quello associato al tormentone «six seven», in cui si muovono le mani come se si stessero muovendo i piatti di una bilancia.
Non è possibile stabilire con certezza quando questa pratica sia effettivamente nata, né quale sia stata la prima sfida di questo tipo. Si sa, però, che tra i primi video conosciuti che documentano queste sfide c’è quello pubblicato il 9 agosto 2026 sulla pagina Instagram di «Unitel Bolivia» che due mesi dopo, al momento in cui scriviamo, conta 268 mila like.
Le immagini mostrano un ragazzo circondato da una folla di persone mentre si esibisce con gesti e atteggiamenti diventata popolari sui social, mentre cerca di accumulare più “aura” possibile.
Queste “battaglie” hanno iniziato a comparire negli spazi pubblici di diversi Paesi dell’America del Sud, spesso organizzate da creators locali e studiate per massimizzare la viralità. Victor Gabriel Tourinho Camargo, un creatore di contenuti brasiliano noto come Uvitinho su TikTok, ha organizzato diversi di questi tornei nella città di Suzano, nello Stato di San Paolo. Lo stesso Uvitinho ha spiegato alla CNN che «il campionato di aura farming è nato con l’obiettivo di prendere qualcosa di popolare su internet e portarlo nella realtà, mescolandolo con i giochi dell’infanzia e mostrando alle persone e ai bambini che c’è ancora speranza per una vita più reale con momenti autentici».
Lo youtuber messicano Alex Crashers ha raccontato la sua esperienza durante una “battaglia di aura” a cui ha preso parte in Messico. Come ha spiegato, nonostante queste sfide possano sembrare piuttosto bizzarre, ogni volta che qualcuno si esibiva con una nuova mossa provava un forte entusiasmo. Hanno poi iniziato a diffondersi filmati che mostravano eventi simili anche in altri Paesi del continente come Argentina e Costa Rica.
Nonostante le critiche e le prese in giro, queste competizioni hanno continuato a diffondersi, anche perché chi vi partecipa ne apprezza il lato surreale e molti giovani trovano in esse un modo per sentirsi parte di una comunità. A questo proposito, Frederick Luis Aldama, professore di discipline umanistiche all’Università del Texas a Austin, ha spiegato alla CNN che «dopo il lockdown, dopo essere stati privati di questi cosiddetti terzi luoghi, come piazze e spazi di socializzazione, i giovani si sono ritrovati a fare i conti con tutto ciò che viene loro proposto. Non c’è da stupirsi che questo fenomeno si stia diffondendo con la forza di una tempesta».
Dopo essersi diffuse in Sud America, le “aura battles” hanno raggiunto anche diversi Paesi europei, dalla Spagna, dove alcune scuole le hanno addirittura proibite, alla Francia, dove sono comparse anche tra i partecipanti alle proteste studentesche, fino all’Italia, dove le prime sfide hanno iniziato a prendere forma nelle piazze.
In Italia è davvero un fenomeno tanto diffuso?
Secondo quanto riportato dai media italiani, le “battaglie d’aura” si stanno diffondendo anche in Italia. Secondo Roma Today, ad esempio, il fenomeno «impazza» nel quartiere di San Lorenzo, dove a inizio ottobre 2026 si sarebbe verificata la prima “aura battle” del quartiere, tra le riprese pubblicate sui social e le proteste di alcuni residenti che temono possa diventare una situazione «insostenibile» per loro.
A fine settembre la dirigenza dell’Istituto tecnico superiore “Cesare Battisti” ha emanato una circolare per, addirittura, vietare la creazione di gruppi numerosi nell’area esterna dell’istituto «per motivi di sicurezza e per poter garantire un’adeguata sorveglianza». Il divieto è arrivato in seguito a una sfida andata in scena proprio nel cortile della scuola, documentato e condiviso sui social dagli studenti che partecipavano come spettatori. Le restrizioni sono poi arrivate anche in un altro istituto, il “Tartaglia-Olivieri” di Brescia, anche in questo caso successivamente a una “aura battle” che aveva coinvolto decine di studenti. Per i dirigenti, tuttavia, la criticità non riguarda soltanto gli assembramenti, ma anche la circolazione sui social media di immagini che ritraggono minorenni e spazi appartenenti alla pubblica amministrazione.
Nonostante la narrazione mediatica racconti queste sfide come un fenomeno sempre più diffuso nel nostro Paese, un’intervista condotta da Il Post ad alcuni adolescenti di Milano riporta il contrario. Secondo loro, infatti, importare le “aura battles” in Italia «sarebbe un po’ cringe», imbarazzante, e uno dei due ragazzi afferma addirittura che «per farmi fare una di quelle battle mi dovrebbero pagare». Altri filmati che circolano su TikTok sono creati con l’intelligenza artificiale.
Tra ironia, desiderio di socialità e ricerca di visibilità, le “aura battles” raccontano un modo in cui i linguaggi nati sui social possono trasformarsi in pratiche collettive. Resta però da capire quanto queste sfide siano davvero radicate tra i giovani italiani e quanto, invece, la loro diffusione sia amplificata dalla viralità dei video e dall’attenzione dei media.
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