
“Nessuna vita conta”: la minaccia dell’estremismo nichilista violento in Italia
Alcuni recenti casi di violenza scolastica hanno fatto emergere l’esistenza di un nuovo tipo di radicalizzazione che riguarda persone giovanissime
La mattina del 29 maggio del 2026 un dodicenne ha cercato di accoltellare il professore di tecnologia Sergio Falbo all’Istituto Lombardo Radice-Fermi di San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. «Si è aperta la porta e ho visto il ragazzo che aveva un casco su cui era attaccato con lo scotch il cellulare», ha raccontato il docente a RaiNews 24.
L’alunno, prosegue, «aveva una mascherina e due coltelli: si è scaraventato verso di me cercando di colpirmi». Fortunatamente non è riuscito a ferirlo, perché il docente è riuscito a prenderlo di spalle e a bloccarlo. In un’intervista alla trasmissione Porta a Porta, Falbo ha detto di non sapere «davvero perché l’abbia fatto, ma mi è sembrata un’azione studiata in tutti i suoi particolari per la diretta social».
In effetti, il 12enne aveva annunciato l’azione sul suo profilo TikTok seguito da poco più di 200 persone. In un post in inglese aveva scritto: «Non incolpatemi per quello che farò tra quattro ore». In un altro aveva detto che «la mia più grande paura è di non arrivare nemmeno a -1», ossia di non riuscire a uccidere nemmeno una persona.
La procuratrice dei minori di Palermo Claudia Caramanna – che ha condotto il primo interrogatorio all’adolescente – ha dichiarato di essere rimasta colpita dalla «freddezza» e dal «distacco emotivo del ragazzino», che viveva in una dimensione prevalentemente virtuale «per la profonda solitudine della vita reale».
Per la magistrata il 12enne «avrebbe potuto e voluto fare una strage», un’intenzione che emerge da alcune chat riportate dalla stampa. «I miei principali bersagli sono tre sprovveduti musulmani della mia classe», aveva scritto, «un altro immigrato musulmano in un’altra classe e una ragazza nera, non so però che classe frequenti».
Con una lucidità inquietante, l’adolescente sapeva di non essere imputabile per le sue azioni. «Secondo la legge italiana il cervello di un minore di 14 anni non si è letteralmente sviluppato abbastanza per comprendere le proprie azioni», spiegava in chat.
Sempre alla vigilia dell’aggressione, confidava a un’altra persona di farlo per «ragioni politiche». E indicava i nomi di due terroristi di estrema destra: Payton Gendron, autore della strage di Buffalo negli Stati Uniti; e Brenton Tarrant, l’attentatore di Christchurch in Nuova Zelanda.
Da quest’ultimo ha ripreso la pratica di ricoprire di slogan e scritte l’attrezzatura da utilizzare durante l’attacco. Il casco indossato dall’adolescente era infatti una specie di mappa concettuale. Sulla parte anteriore era in evidenza la scritta INCEL in verticale – un rimando all’ideologia misogina e antifemminista dei celibi involontari, la comunità più estrema della manosfera.
Tutto intorno campeggiavano invece luoghi e nomi di varie stragi scolastiche negli Stati Uniti e altrove: Columbine; Virginia Tech; Sandy Hook; Nashville; Parkland; Perm (in Russia); e altre.
Non mancavano poi riferimenti agli attentatori suprematisti, dal recente massacro di San Diego fino alla strage di Oslo e Utøya compiuta nel 2011 dal terrorista norvegese Anders Behring Breivik. Sui coltelli erano scritti il nome di Tarrant e i numeri delle vittime degli attentati di Christchurch e Buffalo, rispettivamente «-51» e «-10».
Non mancavano poi riferimenti all’Italia. Sul casco figurava il nome di Roberto Gleboni, l’uomo che nel settembre del 2024 ha sterminato la sua famiglia a Nuoro. Sulla maglietta, esibita in alcuni post su TikTok, compariva il motto mussoliniano «me ne frego». In un’altra immagine pubblicata sulla piattaforma di ByteDance il 12enne si era fotografato mentre faceva il saluto fascista.
Il caso del 17enne che voleva replicare Columbine
Nonostante la giovanissima età, l’aggressore di San Vito Lo Capo era immerso in un preciso universo di riferimenti politici, iconografici e memetici; più o meno gli stessi a cui si rifacevano altri minorenni coinvolti in recenti operazioni giudiziarie o casi di cronaca.
Lo scorso 30 marzo, ad esempio, le forze dell’ordine hanno arrestato un 17enne residente in provincia di Perugia con accuse piuttosto gravi: detenzione di materiale con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Secondo gli inquirenti il 17enne voleva commettere una strage scolastica a Pescara (la sua città natale) sul modello di quella di Columbine, indossando una maglietta con la scritta Natural Selection – la stessa frase utilizzata da Eric Harris, uno degli attentatori, durante l’eccidio del 1999.
Columbine non era però l’unica ispirazione del 17enne. In base alle carte dell’inchiesta si sarebbe autodefinito incel, e a riprova delle tendenze misogine aveva scaricato diversi meme su Filippo Turetta, l’assassino di Giulia Cecchettin.
Il minorenne frequentava – a suo dire quasi involontariamente – alcuni canali Telegram neonazisti che erano già finiti nel mirino degli inquirenti, in particolare quelli della cosiddetta Werwolf Division.
Nel dicembre del 2024 le forze dell’ordine avevano arrestato 12 persone con l’accusa di far parte di una «cellula strutturata verticisticamente» che era già «in una fase di organizzazione operativa avanzata e in grado di realizzare attentati».
L’ideologia di questa cellula mescolava neonazismo (a partire dal nome, che si riferisce alle divisioni naziste incaricate di compiere atti di guerriglia al termine della Seconda guerra mondiale), neofascismo, negazionismo dell’Olocausto, suprematismo bianco e soprattutto accelerazionismo militante di estrema destra.
Quest’ultimo termine si riferisce a «un insieme di tattiche e strategie» che – stando alla definizione dell’Accelerationism Research Consortium (ARC) – punta a «esacerbare conflitti sociali latenti, spesso attraverso la violenza, per accelerare il collasso sociale».
Uno dei principali ideologi dell’accelerazionismo è il 74enne James Mason, un noto e influente neonazista statunitense. Il suo libro del 1993 Siege, che raccoglie gli scritti della newsletter omonima curata negli anni Ottanta, è diventata una vera e propria “Bibbia” per gruppi paramilitari terroristici come la Atomwaffen Division e The Base.
Mason è anche uno dei punti di riferimento del cosiddetto Terrorgram (una crasi tra «terrore» e «Telegram»), una rete informale di canali e gruppi su Telegram che promuovono l’accelerazionismo militante attraverso manuali, video e illustrazioni.
Uno degli aspetti più caratterizzanti – e al contempo lugubri – della propaganda accelerazionista del Terrorgram è la «santificazione» dei terroristi di estrema destra.
Il concetto di «martirio», hanno spiegato i ricercatori Ari Ben Am e Gabriel Weimann nel paper Fabricated Martyrs: The Warrior-Saint Icons of Far-Right Terrorism, fornisce «un incentivo ideologico, religioso e talvolta materiale a unirsi a una determinata organizzazione».
La beatificazione dei terroristi serve anche a innescare un processo emulativo. In una conversazione intercettata dalla polizia italiana, il membro di un’altra cellula accelerazionista chiamata l’Ordine di Hagal raccontava di voler «fare una strage come l’ha fatta quello in Nuova Zelanda [Tarrant]” così poi “mi facevano anche a me come Santo».
M/NVE, l’estremismo violento nichilista e misantropico
Il 25 marzo del 2026, cinque giorni prima dell’arresto del 17enne pescarese, un tredicenne aveva accoltellato la professoressa di francese Chiara Mocchi in un istituto di Trescore Balneario (in provincia di Bergamo).
L’adolescente indossava una maglietta bianca con la scritta rossa «Vendetta» e aveva trasmesso l’attacco in diretta streaming su Telegram. Sulla medesima piattaforma di messaggistica aveva pubblicato una specie di manifesto in inglese intitolato «Soluzione finale».
Come il 12enne di San Vito Lo Capo, il 13enne di Trescore Balneario era del tutto consapevole di non essere penalmente imputabile – una circostanza che, a suo dire, gli avrebbe permesso di fare «quello che ho sempre voluto fare».
Nel testo scriveva poi di non poter «più vivere una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità» e di non riconoscersi in «nessuna ideologia ben definita, perché l’unica cosa che conta sono io, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia».
Gli ultimi paragrafi erano dedicati a una certa “Euno”, descritta come una ragazza «attraente» e «divertente» di cui sarebbe «innamorato», nonché come «l’unica persona con cui mi trovo bene» e con cui sperava di «rimanere in contatto anche dopo l’attacco».
Lo stesso nome compare anche nel caso del 12enne di San Vito Lo Capo. “Euno” era in una chat Telegram con l’adolescente e sostiene di essere in possesso del video dell’attacco, che il 12enne non era però riuscito a trasmettere in diretta.
Quest’ultimo, a riprova dei contatti intercorsi, aveva taggato “Euno” nei post su TikTok in cui mostrava il materiale preparatorio all’attacco. Gli inquirenti stanno cercando di risalire all’identità di questa persona, che è sospettata di aver istigato entrambi gli adolescenti a commettere i reati.
Questa dinamica è tipica dei casi che ricadono nella categoria dell’estremismo violento nichilista e misantropico (M/NVE). Secondo Bjørn Ihler, sopravvissuto alla strage di Utøya e fondatore dell’istituto norvegese Revontulet, la sigla M/NVE indica «un insieme transnazionale di comunità online, collegate in modo informale attraverso piattaforme di messaggistica criptata e forum non regolamentati».
Per il ricercatore Marc-André Argentino, queste comunità «incoraggiano, promuovono, glorificano o compiono gravi atti di violenza per il gusto della violenza e del caos in sé e per sé, le cui conseguenze non perseguono alcun obiettivo finale chiaramente definito».
Dietro al M/NVE non c’è infatti una singola ideologia unificante. Si tratta piuttosto di un complesso bricolage di misantropia, nichilismo, estorsione sessuale, neonazismo, accelerazionismo, santificazione degli stragisti, autolesionismo indotto e ricerca esasperata del clout – una parola traducibile come «prestigio» o «riconoscimento» – all’interno di gruppi e reti di dimensioni variabili.
Tra queste spiccano Com (abbreviazione di The Community), No Lives Matter (Nessuna vita conta), Maniac Murder Cult e True Crime Community – a sua volta composta da gruppi che idolatrano serial killer e stragisti, soprattutto scolastici.
Un’altra rete cardine del M/NVE è la 764, fondata sulla piattaforma di messaggistica Discord nel 2021 dall’allora minorenne Bradley Cadenhead. Il nome deriva dal codice postale parziale di Stephenville, la cittadina del Texas in cui abitava. Nel febbraio del 2025, come avevamo riportato in questo articolo, le forze dell’ordine italiane avevano arrestato un 15enne a Bolzano proprio con l’accusa di far parte di 764.
Un pericolo globale che riguarda persone sempre più giovani
A riprova della pericolosità del fenomeno, sono ormai diversi i Paesi – tra cui Stati Uniti, Nuova Zelanda, Canada e Australia – che hanno inserito alcune reti M/NVE nelle liste delle organizzazioni terroristiche. Tuttavia, a complicare l’attività di prevenzione e repressione c’è proprio l’assenza di un’organizzazione gerarchica con una leadership definita. Un membro di 764 o No Lives Matter, ad esempio, non è un iscritto in senso classico. Proprio per questo non ha problemi a spostarsi da una comunità all’altra, oppure a far parte di più gruppi contemporaneamente.
Queste reti, inoltre, sono spesso influenzate da gruppi neonazisti esoterici come L’Ordine dei Nove Angoli (O9A) o i già citati gruppi accelerazionisti. Come hanno sottolineato i ricercatori Marc-André Argentino e Angus Lindsay, i marchi associati al terrorismo di estrema destra di nuova generazione sono cooptati all’interno delle comunità nichiliste non tanto per un’adesione dottrinale, ma come «moneta simbolica» per acquisire notorietà e capitale subculturale.
A tal proposito, il 12enne di San Vito Lo Capo non è un adepto di Brenton Tarrant dal punto di vista ideologico; sicuramente ha però attinto dal capitale memetico e iconografico di quella strage. Negli ultimi mesi, tra l’altro, l’attentatore di Christchurch è apparso in diversi video di TikTok in cui si celebra il suo alto «punteggio» (ossia le vittime) o si ricrea il massacro dentro videogiochi molto popolari come Roblox.
Questi video contengono quasi sempre elementi «ironici», tipici dell’atteggiamento del just joking – «stavo solo scherzando» – sistematizzato dall’alt-right. Per Bjørn Ihler, la cornice «ironica» svolge una triplice funzione: «abbassa le difese dei nuovi arrivati; offre una negazione plausibile quando i contenuti vengono segnalati; e costruisce un linguaggio interno difficilmente decifrabile dagli esterni».
Dentro le comunità del M/NVE quei contenuti non sono considerati scherzosi: sono strumenti di radicalizzazione di reclutamento. L’obiettivo finale è quello di innescare una spirale di escalation. L’ottenimento del clout passa infatti per azioni che devono superare in efferatezza quelli precedenti, sia per catturare l’attenzione delle comunità di riferimento che per ispirare chi verrà dopo.
E come dimostrano i casi di Trescore Balneario e San Vito Lo Capo, reclutatori come “Euno” sfruttano le vulnerabilità adolescenziali, il disagio familiare e l’isolamento sociale con tecniche di adescamento molto simili a quelle documentate nei casi di sfruttamento minorile.
- Questo video di due supercar parcheggiate su uno yacht è falsoQuesto video di due supercar parcheggiate su uno yacht è falso
- Questo video non mostra missili iraniani lanciati contro Tel Aviv a giugno 2026Questo video non mostra missili iraniani lanciati contro Tel Aviv a giugno 2026
