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Il calendario più famoso di Roma non è proprio come ce lo hanno raccontato

Il progetto fotografico, diventato un vero e proprio fenomeno di costume, continua a essere circondato da falsi miti

23 luglio 2026
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Passeggiando per il centro di Roma, soprattutto nelle strade che circondano il Vaticano, è difficile non notare un oggetto che, anno dopo anno, continua ad attirare la curiosità soprattutto dei turisti. 

Tra cartoline, rosari e miniature del Colosseo e della Basilica di San Pietro, nelle edicole e nei negozi di souvenir spicca il Calendario Romano, un calendario diventato ormai una sorta di fenomeno di costume. Ogni mese è dedicato al ritratto in bianco e nero di un giovane “sacerdote” dall’aspetto particolarmente affascinante, tanto da essersi guadagnato nel tempo il soprannome di “calendario dei preti sexy”. 

Complice la sua diffusione sui social, dove le immagini dei suoi protagonisti vengono condivise e commentate da decine di migliaia di utenti, il calendario è diventato uno dei souvenir più insoliti e ricercati della capitale. Eppure, dietro questa ormai iconica pubblicazione si nasconde un dettaglio spesso ignorato. Molti visitatori pensano che sia un gadget ufficiale del Vaticano, ma in realtà la maggior parte degli uomini immortalati nelle sue pagine non appartiene al clero. Si tratta, invece, di modelli o persone comuni fotografate per strada che hanno contribuito a costruire un’immagine che gioca con l’estetica, l’immaginario religioso e il fascino esercitato dalla “città eterna”.

Le sue fotografie giocano infatti sul contrasto tra l’immagine tradizionale del sacerdote e canoni estetici più vicini alla moda e alla pubblicità, facendo leva sul fascino e sull’avvenenza fisica di uomini presentati come religiosi. Un’associazione che incuriosisce probabilmente perché il sacerdozio cattolico è storicamente legato al celibato e a un ideale di distacco dalla dimensione romantica e sessuale. 

Negli ultimi anni, inoltre, la figura del “prete attraente” è tornata a circolare con forza anche sui social, alimentata da meme, video virali e dai contenuti pubblicati dagli stessi sacerdoti. Alcuni religiosi, tra cui anche vari preti italiani, infatti, hanno costruito una presenza online in cui la predicazione si affianca a immagini di allenamenti, consigli sul benessere e video che mettono in risalto la propria forma fisica, tra mascolinità tossica e intelligenza artificiale.  

Un’idea nata oltre vent’anni fa per informare i turisti

Il Calendario Romano è nato da un’idea dell’archivista veneziano e fotografo per passione Piero Pazzi che nel 2003 ha fatto stampare le prime copie. All’epoca Pazzi stava realizzando una serie di calendari dedicati ai simboli più rappresentativi di alcune città italiane. Se per Venezia i protagonisti erano i gondolieri, per Roma la scelta ricadde sui sacerdoti. 

Da allora la formula è cambiata pochissimo. Ogni nuova edizione ripropone lo stesso schema: tredici fotografie in bianco e nero di giovani uomini in abito talare, accompagnate da curiosità e informazioni sulla Città del Vaticano in varie lingue. Anche il volto di copertina è rimasto stabile nel corso degli anni, contribuendo a rendere il calendario immediatamente riconoscibile e a consolidarne l’identità visiva.

Il calendario «è nato 23 anni fa, con lo scopo di dare in qualche modo dei ragguagli al pubblico turistico che visita Roma» ha spiegato Piero Pazzi a Facta, sottolineando come l’obiettivo non fosse quello di diventare una sorta di “icona sexy”, ma fornire informazioni a chi visitava – e visita – la città. «Siccome a Roma [i turisti, ndr] fanno tanta confusione» ha continuato Pazzi, «perché non riescono a separare quello che è il Vaticano dalla Roma attuale» allora è nata l’idea di un calendario, per far capire brevemente alle persone «come funziona la moneta, la guardia svizzera, la polizia, la cittadinanza, i francobolli, i musei, le biblioteche, queste cose qua». 

Pazzi, che ha l’hobby della fotografia e aveva poco prima lavorato a un calendario simile usando le immagini di gondolieri veneziani, ha deciso di utilizzare i volti di giovani preti – o ragazzi vestiti da preti – perché secondo lui «l’unica immagine di Roma felice è la Roma barocca, la Roma papale» e le chiese sono elementi che i turisti vedono in ogni lato della città e riescono a riconoscerle come elemento caratteristico, sono «il simbolo eloquente di Roma, volente o nolente».  

Ma quelli ritratti nelle foto, sono davvero preti?  

Nonostante lo scopo di Pazzi fosse – e continui a essere – più informativo che provocatorio, il calendario è stato presto associato a un’immagine molto diversa da quella pensata in origine: quella del sacerdote come icona di fascino e attrazione. Un equivoco alimentato anche dal fatto che molti dei volti ritratti non appartengono in realtà al clero.

Il retroscena è diventato virale qualche anno fa, quando Pazzi ha rivelato che diversi degli uomini ritratti nel calendario non sono davvero sacerdoti. La rivelazione, arrivata addirittura fino agli Stati Uniti attraverso programmi come The Late Show with Stephen Colbert, non ha però intaccato il successo del Calendario Romano, le vendite sono rimaste alte e molte persone continuano a credere che i protagonisti siano autentici religiosi.

Come ha spiegato Piero Pazzi a Facta, il fatto che non tutti i soggetti siano effettivamente uomini di chiesa secondo lui «è ininfluente». Il fotografo ha difeso la scelta dei protagonisti del calendario sostenendo che, come accade nelle opere d’arte religiose, la rappresentazione non coincide necessariamente con la realtà: un artista non ha bisogno di aver visto la Madonna per dipingerla, perché ciò che trasmette è un’immagine simbolica e idealizzata. Allo stesso modo, secondo Pazzi, il valore delle fotografie non dipende dall’identità dei modelli, ma dal messaggio che intendono evocare e, nel suo caso, l’obiettivo è trasmettere informazioni utili e occasioni di riflessioni su Roma e in particolare la Città del Vaticano. 

L’uomo ritratto in copertina del calendario è Giovanni Galizia, un assistente di volo che vive a Palermo, ha quasi quarant’anni e non è mai stato un prete. In un’intervista rilasciata a Fanpage nel 2022 ha raccontato che Pazzi gli chiese se gli andasse di fare quella foto lui rispose «perché no» e da lì «è nata questa storia senza fine. Ma non ho mai fatto il modello, né ho mai avuto questo tipo di velleità». 

Galizia, che allora aveva 17 anni, ha raccontato che per lui si è trattato di «un gioco, una foto fatta da un amico» e il sorriso che da anni spopola sui social, che «sembra un po’ enigmatico», in realtà era il sorriso di un ragazzino imbarazzato «perché avevo i miei amici di fronte che ridevano a crepapelle perché ero vestito davanti a tutti come un prete». 

Nonostante il suo volto sia comparso sulla copertina di diverse edizioni del calendario, Galizia non ha mai ricevuto un compenso per quelle immagini, in base agli accordi stabiliti con Pazzi al momento dello scatto. Ancora oggi, a distanza di anni, capita che amici e conoscenti gli inviino foto del calendario accompagnate da commenti ironici o battute sul suo ruolo di “prete” più famoso della pubblicazione. «Devo essere onesto, il fatto che pensino che io sia un prete non mi crea disagio. Forse perché, avendo davvero poco tempo disponibile e non passandolo sui social, non ho contezza del fenomeno, né dei commenti che vengono fatti sul mio conto», aveva chiarito sempre a Fanpage

Un altro volto noto è quello di David Ruiz Suárez, un ragazzo di Siviglia che all’epoca aveva una ventina d’anni e faceva l’agente immobiliare; fu fotografato da Pazzi durante una processione religiosa in città in cui portava una tunica nera e una sorta di cotta da chierichetto, cioè la tipica veste liturgica bianca che questi ultimi indossano durante le celebrazioni. Ruiz Suárez scoprì di essere finito sul calendario solo per caso, quando un conoscente lo riconobbe in una delle immagini del calendario dopo averne acquistato una copia in un viaggio a Roma. 

Le altre voci che circolano sul calendario

Intorno al Calendario Romano negli anni si sono accumulate diverse storie, alcune delle quali, secondo Piero Pazzi, non corrisponderebbero alla realtà. Una delle più ricorrenti riguarda il numero di copie vendute. Molti articoli hanno riportato cifre precise, ma il fotografo stesso ammette di non conoscerle. «Io mi occupo della parte amministrativa», ha spiegato a Facta, chiarendo che il suo ruolo riguarda soprattutto l’aspetto creativo del progetto, dalla scelta delle immagini alla realizzazione dei testi informativi che accompagnano ogni edizione, anche se la maggior parte delle fotografie vengono riproposte nel tempo, alternando vari scatti ottenuti quasi tutti nello stesso periodo di tempo. 

Pazzi ha inoltre smentito l’idea, circolata più volte, di un presunto contrasto con il Vaticano. Secondo il fotografo, non ci sarebbero mai state diffide o proteste da parte delle autorità religiose, perché il calendario avrebbe un intento principalmente descrittivo, cioè raccontare il funzionamento e le peculiarità della Città del Vaticano attraverso curiosità, luoghi e informazioni pratiche. L’interpretazione più ammiccante delle fotografie, secondo Pazzi, dipenderebbe invece dallo sguardo del pubblico, non dallo scopo originario della pubblicazione.

Tra le voci smentite c’è anche quella secondo cui una parte dei ricavi sarebbe stata destinata alla Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), associazione statunitense che sostiene le vittime di abusi nella Chiesa. Pazzi ha negato categoricamente, anche in altre interviste, di aver mai finanziato l’organizzazione o altre realtà simili, dicendo di non sapere da dove sia nata questa informazione.

Negli ultimi anni è comparso anche un progetto molto simile, il calendario gregoriano, che riprende quasi fedelmente la formula del calendario romano, con uomini dall’aspetto sacerdotale fotografati in bianco e nero davanti a chiese italiane. Le due pubblicazioni vengono spesso vendute una accanto all’altra, creando ulteriore confusione tra i visitatori. Piero Pazzi ha ammesso di aver vissuto la nascita del nuovo calendario con fastidio, «perché hanno usato lo stesso format, la stessa tipologia, il bianco e nero». Il fotografo ha spiegato di essersi rivolto a un avvocato per valutare se esistano gli estremi per contestare quella che considera una replica del suo format.

Pazzi non ha realizzato soltanto il calendario romano, ma nel corso degli anni ha creato anche altre pubblicazioni dedicate a figure legate alla tradizione religiosa e non: tra queste, quella sulle comunità di monache di clausura di Siviglia, nata con lo stesso intento informativo, cioè raccontare ai visitatori una realtà poco conosciuta attraverso immagini e curiosità. In quel caso il calendario è stato poi donato alle stesse monache, che hanno iniziato a venderlo nei negozi dei loro monasteri per contribuire al loro sostentamento, come ha raccontato Pazzi. Nessuno degli altri progetti del fotografo, però, ha raggiunto la popolarità del calendario dedicato ai sacerdoti.

Più di vent’anni dopo la sua nascita, il calendario romano è diventato qualcosa di molto diverso dal semplice strumento turistico immaginato da Pazzi. Si tratta oggi di un oggetto curioso, ironico e in parte paradossale, capace di giocare sul confine tra devozione e cultura pop. Che lo si interpreti come una provocazione, un souvenir insolito o semplicemente un curioso pezzo dell’immaginario romano contemporaneo, il calendario è ormai entrato a far parte del paesaggio della capitale, probabilmente perché ha trasformato un simbolo religioso tradizionale in un fenomeno capace di attirare l’attenzione anche al di fuori del mondo della Chiesa.

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