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La seconda vita del cristianesimo come trend social, tra mascolinità tossica e IA

Dagli Stati Uniti all’Italia, gli influencer della fede sono ovunque. E anche questa volta c’entra Donald Trump

20 marzo 2026
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«Ma assumere integratori è peccato?». Inizia così un reel pubblicato su Instagram da Alberto Ravagnani, ex prete influencer che all’inizio del 2026 ha lasciato il ministero sacerdotale, ma che continua a seguire la sua vocazione religiosa e condividerla sui social network. Nel video, la domanda è solo il punto di partenza. A fare da sfondo un outfit che mostra i muscoli, integratori, bilancieri e trazioni. Ravagnani parla di fede mentre mostra anche un’altra dimensione della propria identità pubblica, quella di un corpo allenato, costruito con disciplina e lavoro fisico. 

Non si tratta, però, di un caso unico e isolato. Negli ultimi anni anche altri sacerdoti italiani hanno iniziato a condividere sui social video e immagini che enfatizzano la prestanza fisica e promuovono una personalità associata a modelli tradizionali di mascolinità, interpretando in modo letterale il precetto di trasformare il proprio corpo in un tempio dello spirito. La religione, in questi contenuti social, si affianca così a un’etichetta, ironica ma efficace, da gym bro in talare: preti che predicano, celebrano la messa e invitano alla fede cattolica, ma allo contempo comunicano un’immagine che racconta di fitness, dieta e crescita muscolare.

Quella che può sembrare una curiosità locale in realtà si inserisce in una tendenza più ampia, che arriva soprattutto dagli Stati Uniti. È lì che negli ultimi anni si è diffusa una forma di comunicazione religiosa che lega la vita spirituale a un’idea di disciplina fisica, autocontrollo e mascolinità, trovando nelle varie piattaforme online il terreno ideale per diffondersi. 

Una tendenza che arriva dagli Stati Uniti 

Il trend dei “gym bro” cristiani sta crescendo soprattutto negli Stati Uniti, un Paese in cui idee legate a supremazia bianca, misoginia e ostilità verso le persone queer si stanno diffondendo sempre di più. E in questo contesto molti uomini interpretano il cristianesimo in chiave estremamente maschilista. 

Come ha spiegato The European Correspondent, sulle piattaforme social stanno oggi emergendo profili come “mascul.christianity”, 290 mila follower solo su Instagram, che promuovono figure pubbliche tra cui calciatori, attori e bodybuilder, come modelli di mascolinità cristiana. Un altro esempio è l’influencer Nick Gaglione, che nella sua biografia su Instagram afferma di aiutare i cristiani a rimettersi in forma attraverso un programma di allenamento online e basa il suo messaggio religioso sull’ipermascolinità. In un video pubblicato su YouTube, Gaglione arriva persino a sostenere che Gesù fosse un “gym bro”, basando questa interpretazione su elementi come il fatto che «camminasse da città a città in sandali» o che facesse mangiare pesce ai discepoli per l’apporto proteico. Inoltre, esprime posizioni ostili nei confronti delle persone queer, rifiuta celebrazioni pagane come Halloween e rivendica apertamente una dieta a base di carne.

Ma l’elenco è tutt’altro che breve. Negli Stati Uniti stanno emergendo sempre più influencer cristiani che adottano un’estetica e un linguaggio da “gym bro”, mescolando fitness, bodybuilding e fede. Tra questi c’è Joe Jarrell, che si presenta come il fitness coach numero uno per uomini cristiani e che, con oltre 90 mila follower, pubblica contenuti che spaziano dagli allenamenti alla conversione religiosa, fino a video motivazionali sulla spiritualità maschile e consigli su come trovare una compagna ispirata alla figura di Maria. Accanto a lui, ci sono anche ex bodybuilder professionisti come Jared Zimmerer, cattolico texano oggi attivo come blogger, che ha costruito la propria immagine pubblica attorno a un intreccio tra mascolinità cristiana, disciplina fisica e percorso spirituale, arrivando a pubblicare libri su questi temi.

Nonostante social network e piattaforme online siano terreno fertile per la diffusione di questa narrazione, non si tratta di un fenomeno che prende vita solo online. Sempre negli Stati Uniti, infatti, ci sono chiese che organizzano “weekend sulla mascolinità” o “ritiri per uomini”, attirando i partecipanti con messaggi come «sei pronto a diventare un marito e un padre devoto? Possiamo aiutarti». Durante questi momenti gli aderenti si incontrano per momenti di lettura delle scritture sacre, ma anche per condividere allenamenti e momenti di confronto sul significato della mascolinità.

Come riportato sempre da The European Correspondent, il ricercatore David Fastlabend, che ha partecipato a uno studio presso l’Università di Münster, in Germania, analizzando la religiosità maschile nel cristianesimo e nell’Islam, osserva che molti giovani attratti dal cristianesimo per la sua presunta mascolinità mostrano in realtà scarso interesse per la teologia. «Quello che conta per loro» ha suggerito, «è l’identità». Secondo Fastlabend, questi uomini selezionano alcuni insegnamenti cristiani trascurandone altri, costruendo così una versione della fede volutamente maschile. Lo studioso ha collegato questo fenomeno alla crescita della cultura incel, alla reazione contro il femminismo e alla nostalgia per i cosiddetti ruoli di genere tradizionali.

Non solo “gym bro”: la fede online conquista la GenZ

A conquistare le piattaforme online, però, non è solo un cristianesimo fatto di muscoli e integratori.Altri influencer cristiani stanno catturando l’attenzione dei giovani della GenZ con un mix irresistibile di fede autentica e contenuti coinvolgenti. 

Anche in questo caso gli Stati Uniti fanno da apripista. In un Paese dove l’adesione religiosa è in calo da decenni, influencer come lo studente di seminario presbiteriano da 680 mila follower Redeemed Zoomer, o il canale YouTube “Religion for Breakfast” che conta più di un milione di iscritti, o ancora il podcast “Data Over Dogma”, stanno conquistando un pubblico vasto e desideroso di approfondire dettagli e sfumature sulle molteplici opzioni religiose a loro disposizione.

Matthew Sutton, storico della religione alla Washington State University, ha spiegato al Washington Post che questi influencer rappresentano, in un certo senso, una versione moderna delle librerie cristiane, un tempo onnipresenti in tutto il Paese. «Ogni generazione ripropone il cristianesimo in una veste nuova per rispondere alle esigenze del proprio tempo», ha osservato Sutton, sottolineando come «il cristianesimo sia sempre stato all’avanguardia nell’adottare nuove forme di comunicazione». Lo storico ammette tuttavia che la crescente domanda di influencer religiosi è anche una conseguenza diretta del decennio di Donald Trump, poiché la sua esplicita strumentalizzazione del cristianesimo in politica ha reso più saliente la domanda su cosa significhi essere cristiani oggi, stimolando un numero di dibattiti teologici senza precedenti negli ultimi decenni.

Il fenomeno, però, si sta diffondendo anche in Italia, dove la parola di Dio trova spazio nei feed attraverso la voce dei cosiddetti “missionari digitali”. 

Su TikTok Benedetta Palella, 25 anni e poco più di 133 mila follower, condivide i suoi outfit per andare a messa e consigli per riavvicinarsi a Dio, e invece di mostrare prodotti per la skin care, crea video su tutti i rosari che possiede. Un’altra figura molto seguita è Cleide Bellia, con quasi 38 mila follower, che propone contenuti sul cristianesimo tra canzoni, POV e balletti di gioia quando «la tua amica atea ti fa delle domande riguardo la fede e Dio».

La Chiesa cattolica sta abbracciando questa tendenza. Nell’estate del 2025, in occasione del Giubileo dei giovani, Papa Leone XIV ha accolto in Vaticano circa mille influencer cattolici, sottolineando il loro ruolo cruciale per la Chiesa e chiedendo loro di essere «agenti di comunione, capaci di rompere le logiche della divisione e dell’individualismo». La strategia della Chiesa sui social media si fonda sul principio che il messaggio cristiano debba essere reinterpretato e comunicato a ogni nuova generazione, adattandosi a contesti culturali sempre diversi, anche in un panorama digitale sempre più frammentato.

Il cattolicesimo come trend per video creati con l’IA

Il cristianesimo sulle piattaforme online, però, non si limita agli influencer. Un altro trend che ha conquistato i social network a partire dal 2025, infatti, riguarda video religiosi generati con intelligenza artificiale, che reinterpretano simboli e messaggi cristiani in formati brevi e accattivanti, capaci di catturare l’attenzione. Un fenomeno che gli utenti dei social media hanno definito come “AI Bible influencer trend”, cioè una serie di filmati IA in cui personaggi biblici famosi raccontano i propri momenti salienti di vita come se fosse un vlog dei giorni nostri. 

Secondo Know Your Meme, uno dei primi profili a specializzarsi in questo tipo di contenuti è stato “The AI Bible”, che gestisce account con centinaia di migliaia di follower, soprattutto su YouTube e TikTok. Il progetto pubblica materiali religiosi generati con l’intelligenza artificiale, tra cui reinterpretazioni di episodi biblici, immagini di versetti rielaborati digitalmente e video che trasformano i personaggi della Bibbia in veri e propri influencer.

Nel 2025, il canale ha iniziato a diffondere una serie di video che immaginano figure bibliche alle prese con uno smartphone, come se vivessero nel presente. Realizzati in formato vlog e in stile selfie, mostrano personaggi come Noè, Daniele e Davide mentre raccontano in prima persona le loro vicende più note. I contenuti sono diventati virali nel maggio dello stesso anno, contribuendo alla diffusione del trend e ispirando altri creator, come @HolyVlogsz, a produrre video simili.

Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2025, questi influencer della “Bibbia IA” hanno sperimentato un forte incremento di popolarità, complice la diffusione virale di alcuni video ripubblicati su X. I contenuti variano per stile e complessità. Alcuni presentano personaggi biblici che parlano direttamente in video, mentre altri utilizzano formati più semplici con immagini e testi in sovrimpressione. A livello narrativo, i toni oscillano tra registri più seri e interpretazioni più ironiche, in cui le figure bibliche vengono rappresentate con slang e linguaggi contemporanei, come se appartenessero al mondo di oggi.

Con il tempo, questo tipo di contenuti, ormai diffusi su tutte le piattaforme, ha iniziato a essere adottato anche da attori religiosi. Alcune chiese, in Canada e negli Stati Uniti, hanno infatti cominciato a pubblicare sui propri canali YouTube video realizzati con l’intelligenza artificiale, che mostrano personaggi celebri della Bibbia come veri e propri influencer.

In un ecosistema digitale in cui anche la spiritualità passa attraverso algoritmi, reel e intelligenza artificiale, la domanda non è più solo come si crede, ma come la fede viene raccontata, performata e trasformata in contenuto.

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