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No, l’Australia non ha introdotto un sistema a punti per utilizzare i social media

No, l’Australia non ha introdotto un sistema a punti per utilizzare i social media

10 settembre 2026
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  • È stato diffuso un servizio televisivo in cui viene spiegato che «gli australiani saranno obbligati a fornire 100 punti di identificazione, come la patente di guida o il passaporto, quando utilizzano account sui social media».
  • È un contenuto presentato in maniera fuorviante, che diffonde una notizia infondata.
  • Quel servizio è del 2021, e si parlava di una proposta avanzata all’epoca da una commissione parlamentare, che però non è mai diventata legge.

Il 10 settembre 2026 su X è stato condiviso un servizio televisivo in inglese in cui il giornalista, da Adelaide, spiega che «gli australiani saranno obbligati a fornire 100 punti di identificazione, come la patente di guida o il passaporto, quando utilizzano account sui social media».

L’autore del post commenta così: «I teorici del complotto hanno cercato di avvertirti. I cittadini australiani richiederanno 100 punti di social credit dal loro ID digitale per utilizzare i social media, con la polizia che avrà accesso a TUTTI gli account, inclusi i messaggi privati».

È un contenuto presentato in maniera fuorviante, che diffonde una notizia infondata.

Il servizio televisivo in questione è andato in onda su 9News Australia il 1° aprile 2021, cinque anni fa. Nel servizio, la giornalista in studio aveva parlato di un «piano radicale per contrastare gli abusi sui social media che il governo federale australiano» stava valutando.

Il giornalista inviato aveva spiegato che «gli australiani saranno obbligati a fornire 100 punti di identificazione, come la patente di guida o il passaporto, quando utilizzano account sui social media» e che «la polizia avrebbe accesso a tali account, nell’ambito di una campagna di repressione degli abusi online». Il giornalista aveva poi aggiunto che queste erano «raccomandazioni formulate da una commissione d’inchiesta parlamentare federale» che il governo stava prendendo in considerazione.

A marzo 2021 la commissione per la politica sociale e gli affari giuridici del Parlamento australiano aveva redatto un rapporto su «violenza familiare, domestica e sessuale», presentando 88 raccomandazioni sul tema, ovvero dei suggerimenti e delle conclusioni elaborati dalle commissioni parlamentari a seguito di un’analisi, ma che il governo non è legalmente tenuto a seguirli.

Una di queste raccomandazioni, la numero 30, suggeriva per l’appunto che «per aprire o mantenere un account sui social media già esistente, i clienti dovrebbero essere tenuti per legge a identificarsi presso una piattaforma utilizzando 100 punti di identificazione, allo stesso modo in cui una persona deve fornire un documento di identità per aprire un account di telefonia mobile o per acquistare una scheda SIM». La commissione aveva inoltre suggerito che «le piattaforme di social media debbano fornire tali dati identificativi su richiesta del Commissario per la sicurezza digitale (eSafety Commissioner), delle forze dell’ordine o su ordine di un tribunale».

Tuttavia, questa raccomandazione non sono mai stata presa in considerazione dal parlamento o dal governo australiano e non è stata inserita in nessuna normativa australiana in materia di social media e Internet.

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