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Il looksmaxxing non ha davvero nulla a che fare con l’automiglioramento

Da ennesimo fenomeno social, si è presto trasformato nel riflesso di insicurezze che riguardano identità, aspettative e ruolo degli uomini nella società

7 agosto 2026
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Spulciando le principali piattaforme social può capitare di imbattersi in video che promettono, soprattutto agli uomini, di insegnare come diventare più attraenti seguendo regole, tecniche e presunti principi scientifici. Pratiche che spiegano, ad esempio, come ottenere una mascella più definita o valutare la simmetria del proprio viso e il cosiddetto facial harmony, cioè l’equilibrio tra le varie componenti del volto. 

Dietro questo insieme di consigli, tutorial e classificazioni dell’aspetto fisico c’è un termine inglese sempre più diffuso online: looksmaxxing, nato nelle comunità anglofone del web per indicare l’insieme delle strategie con cui una persona cerca di “massimizzare” il proprio aspetto fisico.

All’interno di questo universo trovano spazio pratiche molto diverse tra loro: dalla skincare all’attività fisica, uso di steroidi e altre sostanze, consigli su menù che dovrebbero essere efficaci, semplici e ricchi di proteine chiamatiboy kibble” (che in italiano si traduce letteralmente come “crocchette per ragazzi”), ma anche tecniche diventate popolari come il mewing, cioè la pratica che sostiene di poter modificare la forma del viso attraverso la posizione della lingua, o l’uso di gomme da masticare commercializzate come strumenti per allenare la mandibola e renderla più definita. Se alcuni consigli riguardano abitudini comuni legate alla cura di sé, altri si spingono verso interventi invasivi o si fondano su teorie prive di solide evidenze scientifiche.

Il fenomeno, però, non riguarda soltanto la cura della propria immagine. Il looksmaxxing propone spesso l’idea che l’attrattiva possa essere analizzata, misurata e ottimizzata attraverso criteri quasi matematici, mescolando consigli provenienti da ambiti come dermatologia e fitness con miti sulla bellezza, pseudoscienza e, in alcuni casi, contenuti legati alla cosiddetta manosfera

Cos’è il looksmaxxing e da dove arriva 

Il termine looksmaxxing nasce dall’unione delle parole inglesi “looks” (che in italiano si può tradurre con “aspetto”, “apparenza”) e “maxxing” (“massimizzare”), un suffisso diventato comune in alcune comunità online per indicare il tentativo di ottimizzare una determinata caratteristica personale, dall’aspetto fisico allo status sociale. 

Il trend è legato soprattutto all’aspetto fisico e alla bellezza dei giovani maschi, con molti creator che documentano il tentativo di conformarsi a canoni estetici sempre più rigidi attraverso allenamenti estremi, uso di ormoni, trattamenti estetici, lunghe routine di cura della pelle e del corpo e interventi chirurgici. 

Le pratiche associate al looksmaxxing, infatti, possono essere divise, in linea generale, in due grandi categorie. Da una parte c’è il cosiddetto softmaxxing, che comprende pratiche considerate meno invasive, come la cura della pelle, l’alimentazione, l’attività fisica e una maggiore attenzione al proprio stile e alla propria immagine. Dall’altra c’è l’hardmaxxing, che include interventi più estremi, come la chirurgia estetica o l’utilizzo di sostanze come steroidi e peptidi. Una delle più estreme è il “bonesmashing”, letteralmente il martellamento delle ossa del viso per modificarne la forma. La pratica consiste nel colpire ripetutamente zone come mento, zigomi e mascella con oggetti duri, nella convinzione che i microtraumi provocati possano stimolare una modifica della struttura ossea durante la guarigione, rendendo il volto più squadrato e i lineamenti più marcati.

In realtà, il “bonesmashingè una pratica pericolosa che non modifica in modo permanente la struttura del viso e, al contrario, può causare gravi danni. Zigomi e mandibola sono ossa fondamentali per funzioni come la masticazione, il linguaggio, le espressioni facciali e la protezione degli occhi e colpirle ripetutamente con oggetti pesanti non le rimodella, ma aumenta il rischio di fratture, commozioni cerebrali, lesioni agli occhi, danni ai nervi del viso e, nei casi più gravi, emorragie dovute alla lesione di importanti vasi sanguigni, oltre alla perdita o al danneggiamento dei denti. Inoltre, anche se questa pratica producesse temporaneamente un cambiamento estetico, l’osso tenderebbe comunque a tornare nel tempo alla sua struttura naturale una volta interrotti i traumi.

Ma non si tratta solo di consigli estetici volti a migliorare il proprio aspetto fisico – seppur con alcuni metodi radicali e dannosi. Hélène Bourdeloie, sociologa e docente alla Sorbonne Paris-Nord, ha spiegato a Le Monde che «la comunità dei looksmaxxer ha avuto origine nel Regno Unito negli anni 2010, inizialmente in forum online maschili, persino maschilisti, prima di diventare una tendenza di massa in tutto il mondo». Il fenomeno, infatti, ha iniziato a diffondersi nei primi anni Duemila nei forum online legati alla cosiddetta manosfera come “PUAHate”, “SlutHate” e “Lookism” (denominati “PSL Forums”, acronimo delle loro iniziali), comunità caratterizzate da contenuti misogini e da una forte attenzione ai temi dell’aspetto fisico e delle relazioni. In questi ambienti si è affermata l’idea che l’attrattiva estetica fosse un elemento centrale per determinare il successo sociale e personale, dalle relazioni sentimentali fino alle opportunità nella vita quotidiana.

Solo all’inizio degli anni ‘20 del 2000, questa serie di tecniche ha superato i confini delle comunità ristrette in cui è nato e ha raggiunto un pubblico più ampio attraverso piattaforme come TikTok, dove creator e influencer hanno contribuito a diffondere anche le pratiche più estreme associate al looksmaxxing.  A rendere il fenomeno sempre più visibile sono stati proprio alcuni di questi creator, diventati in breve tempo punti di riferimento per una comunità online in rapida crescita. I cosiddetti “looksmaxxers”, alcuni dei quali vantano un seguito di centinaia di migliaia di persone su piattaforme social, sono diventati veri e propri fenomeni della cultura popolare digitale. Il fenomeno non riguarda soltanto gli Stati Uniti, anche in Italia alcuni influencer hanno iniziato a promuovere contenuti legati a questo stile di vita.

Looksmaxxing, incel e misoginia 

La diffusione del looksmaxxing è indissolubilmente legata agli ambienti della manosfera, dove il miglioramento dell’aspetto fisico viene presentato come una possibile soluzione a una condizione di esclusione sociale e sentimentale. Diventare più attraenti significherebbe aumentare il proprio valore sul cosiddetto “mercato del sesso” e ottenere maggiori possibilità nelle relazioni.

Questa visione è particolarmente presente in alcune frange della cultura incel (involuntary celibate, cioè “celibi involontari”), composta da uomini che attribuiscono la propria difficoltà nelle relazioni romantiche o sessuali a fattori esterni, come la società o gli attuali canoni estetici. Percezione di esclusione che si trasforma in narrazioni ostili nei confronti delle donne, considerate responsabili della propria condizione.

Da questo punto di vista, il looksmaxxing rappresenta una risposta paradossale a un senso di svantaggio percepito. L’idea è che, anche partendo da caratteristiche fisiche ritenute sfavorevoli, come altezza, struttura corporea o lineamenti del volto, sia possibile modificare il proprio aspetto fino a raggiungere standard estetici considerati superiori. Se alcuni contenuti possono apparire inizialmente come semplici consigli di bellezza o fitness, in alcune comunità il fenomeno assume una dimensione più estrema, trasformando l’aspetto fisico in un criterio centrale per valutare il proprio valore e quello degli altri. L’obiettivo dichiarato di questa pratica sarebbe quello di avvicinarsi al modello del “Chad”, termine usato negli ambienti della manosfera per indicare l’uomo considerato al vertice della scala estetica e sociale, spesso associato all’idea di “maschio alfa”. 

Tra i volti più noti del looksmaxxing c’è l’influencer americano poco più che ventenne Braden Eric Peters, noto con lo pseudonimo “Clavicular”, che ha costruito la propria presenza digitale raccontando il tentativo di trasformarsi in un modello di “maschio alfa”. Attraverso video pubblicati su TikTok, dove conta più di un milione di follower, e dirette sulla piattaforma streaming Kick, documenta il proprio percorso di modifica dell’aspetto fisico, che comprende anche pratiche estreme. Clavicular racconta di fare uso di dosi elevate di anfetamine e testosterone, sostenendo che queste sostanze potrebbero aver compromesso la sua fertilità, e ha mostrato interventi volti a rendere più pronunciati gli zigomi. Stando alle sue dichiarazioni, l’influencer guadagnerebbe cifre da capogiro ogni mese, tra gli 80 e i 100 mila dollari al mese solo grazie allo streaming, che dichiara di reinvestire in tecnologia, cibo e altro materiale che utilizza per la creazione di contenuti. 

Anda Solea, docente di criminalità informatica presso la “School of Criminology and Criminal Justice” dell’Università di Portsmouth, nel Regno Unito, ha spiegato che «la trasformazione del termine incel in “sub5” e la diffusione del fenomeno del looksmaxxing hanno reso l’associazione con l’ideologia incel più accessibile e vicina alla vita quotidiana, avvicinandola a giovani che forse in precedenza non erano mai entrati in contatto con queste comunità». Secondo diversi ricercatori, infatti, alcune comunità legate all’ideologia incel avrebbero iniziato a ridefinirsi come “sub5s” (termine che indica un uomo con un valore estetico inferiore a 5 su una scala in decimi in una classificazione dell’attrattiva fisica), adottando un linguaggio più vicino a quello dello sviluppo personale e del miglioramento estetico per diffondere i propri contenuti sulle piattaforme di social network. Questo cambio di terminologia permetterebbe di rendere questi messaggi più accettabili per un pubblico più ampio e di aggirare più facilmente i sistemi di moderazione delle piattaforme, che vietano contenuti apertamente d’odio.

Durante un’intervista per il programma 60 Minutes Australia, realizzata dal giornalista Adam Hegarty, Clavicular ha abbandonato lo studio dopo una serie di domande sul suo rapporto con la cultura incel e sui suoi presunti legami con alcune figure note della manosfera, tra cui Andrew Tate, accusato di stupro, traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Clavicular, infatti, nel gennaio 2026 era stato visto in un locale di Miami insieme a Tate e Nick Fuentes, influencer suprematista bianco apertamente misogino, antisemita, neonazista e razzista, mentre cantava insieme a loro la canzone “Heil Hitler” di Ye, il rapper statunitense prima conosciuto come Kanye West

Quando Hegarty gli ha chiesto se si considerasse un incel, Clavicular ha reagito criticando la domanda e definendola fuori luogo. Il giornalista ha quindi provato a riformulare il tema, chiedendogli come si sentisse a essere associato a una comunità da cui il termine looksmaxxing ha avuto origine. L’influencer ha respinto il collegamento, sostenendo che il fenomeno riguardasse esclusivamente il miglioramento personale e non l’appartenenza a quella cultura. L’intervista si è interrotta poco dopo, quando l’influencer ha accusato il giornalista di voler trasformare la conversazione in un dibattito politico per  poi lasciare lo studio.

Per comprendere la diffusione del looksmaxxing bisogna guardare anche oltre i social network e considerare il contesto sociale in cui questo fenomeno si inserisce. Per gran parte del Novecento, il ruolo e lo status maschile erano fortemente legati al modello del “capofamiglia”, in cui il lavoro stabile e la capacità di provvedere economicamente alla famiglia rappresentavano elementi centrali dell’identità maschile. Negli ultimi decenni questo modello si è indebolito: precarietà lavorativa, aumento del costo della vita, difficoltà di acquistare casa e le trasformazioni nelle relazioni sentimentali hanno reso più incerti alcuni tradizionali indicatori di successo. In questo scenario, il looksmaxxing offre a molti giovani uomini una risposta apparentemente semplice a queste insicurezze, spostando l’attenzione dai problemi sociali e strutturali alla possibilità di migliorare sé stessi attraverso il corpo e l’aspetto fisico. L’idea alla base è che riconoscimento e status possano essere recuperati modificando caratteristiche estetiche e fisiche secondo i canoni promossi da queste comunità. 

Jordan Foster, professore associato di sociologia alla MacEwan University di Edmonton, in Canada, ha spiegato al media tedesco DW che il looksmaxxing è «una potente forma di esca per gli uomini, e in particolare per i giovani più vulnerabili, che potrebbero già nutrire determinate ansie o frustrazioni riguardo al proprio futuro e alla situazione del Paese».

“Vittime perfette” e conseguenze importanti 

Se per lungo tempo i discorsi sull’aspetto fisico e sull’immagine corporea hanno riguardato soprattutto le giovani donne, i contenuti legati al looksmaxxing si rivolgono principalmente a un pubblico maschile adolescente, spesso composto da ragazzi che vivono condizioni di isolamento sociale o una percezione negativa di sé.

Secondo un sondaggio condotto da Common Sense Media, un’organizzazione no profit statunitense che esamina prodotti mediatici e tecnologici per fornire informazioni sulla loro idoneità per bambini e ragazzi, negli Stati Uniti tre ragazzi su quattro tra gli 11 e i 17 anni si imbattono frequentemente in contenuti che promuovono una certa idea di mascolinità, spesso legata alla costruzione del corpo, al successo economico, alla competizione fisica, alle relazioni sentimentali e, in alcuni casi, al possesso o all’uso delle armi. I ragazzi maggiormente esposti a questo tipo di contenuti hanno una minore autostima rispetto ai coetanei e si sentono più soli e tendono, inoltre, a nascondere i propri sentimenti, ritenendo che non si debbano esprimere emozioni piangendo o mostrando paura.

In questo contesto, secondo Simon Copland, ricercatore in sociologia all’Australian National University, il looksmaxxing «non fa altro che rafforzare stereotipi davvero terribili su come dovrebbero essere gli uomini e su come non dovrebbero essere». 

Le conseguenze di questo trend, però, possono essere molto serie. L’enfasi del looksmaxxing sul raggiungimento di un ideale estetico molto specifico preoccupa, infatti, alcuni professionisti della salute mentale, soprattutto per il possibile impatto sugli adolescenti. Alnardo Martinez, specialista in salute mentale infantile e adolescenziale e direttore del programma intensivo per il disturbo ossessivo-compulsivo pediatrico (Pediatric OCD Intensive Program) del Bubrick Center for Pediatric OCD e consulente al Child Mind Institute, ha spiegato che durante la pubertà l’autostima è particolarmente fragile e forum e comunità online in cui i ragazzi pubblicano foto del proprio viso e del proprio corpo per ricevere giudizi possono amplificare queste insicurezze. 

«Sono generalmente luoghi in cui le persone sono già molto dure e critiche» ha osservato Martinez, «Questi ragazzi ricevono ulteriori “conferme” rispetto a ciò che pensano sia sbagliato in loro o che debbano cambiare». Un’esposizione continua a questi contenuti può rafforzare una percezione negativa di sé e aggravare problemi come ansia sociale o disturbo da dismorfismo corporeo. I problemi, secondo Martinez, iniziano quando questo tipo di pratiche si trasformano in ossessione. E, vista l’ideologia alla base del looksmaxxing e la natura dei social media, la situazione può diventare dannosa. 

Questa pratica, però, può presentare anche seri rischi per la salute fisica. Diversi endocrinologi avvertono, ad esempio, che l’assunzione non necessaria di testosterone può sopprimere la naturale produzione ormonale dell’organismo, causare infertilità e aumentare il rischio di coaguli di sangue, problemi cardiaci e disturbi dell’umore. La sua assunzione, infatti, richiede una prescrizione medica ed è raccomandato solo in alcune situazioni specifiche, per uomini con una carenza clinicamente accertata, confermata da sintomi e ripetuti esami del sangue. L’assunzione non medicalmente monitorata del testosterone, inoltre, potrebbe portare alla riduzione del numero di spermatozoi, atrofia testicolare e compromissione della fertilità, come ha reso noto anche Clavicular in uno dei suoi video e la diffusione della vendita diretta di farmaci al consumatore fa sì che sempre più uomini assumano testosterone senza un attento monitoraggio medico. 

Nato come insieme di consigli per migliorare il proprio aspetto, il looksmaxxing si è trasformato in un fenomeno più complesso, in cui pratiche di cura personale convivono con ideologie, gerarchie estetiche e convinzioni prive di solide basi scientifiche. Per molti giovani uomini può rappresentare un modo per cercare maggiore sicurezza e controllo sulla propria immagine, ma in alcune comunità online questa ricerca del miglioramento personale ha finito per trasformarsi in un sistema di valutazione del proprio valore basato esclusivamente sull’aspetto fisico. Il rischio, però, è che il corpo diventi non più uno strumento di espressione personale, ma una misura del proprio successo sociale e delle proprie possibilità nelle relazioni. Ecco perché questo fenomeno non è più soltanto l’ennesima nuova moda diffusa sui social network, ma si è trasformato nel riflesso di insicurezze più profonde che riguardano identità, aspettative e ruolo degli uomini nella società contemporanea.

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