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Il gas esilarante è legale, ma non per questo innocuo

Il protossido di azoto ha usi medici e alimentari consentiti, ma questo non rende sicuro il suo consumo ricreativo

12 giugno 2026
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Il gas esilarante ha abbandonato da tempo l’immaginario dell’anestesia dal dentista e delle bombolette spray di panna montata. Oggi se ne è tornato a parlare per un altro motivo: il suo crescente uso a scopo ricreativo, soprattutto fra i giovani, da cui viene sempre più spesso inalato da palloncini e percepito più come un divertimento che come una sostanza psicoattiva con rischi reali. Il punto è che questo consumo gira molto tra i giovani, anche, secondo recenti inchieste, in ambienti molto visibili come feste frequentate anche da calciatori di serie A, e non avviene senza conseguenze. 

Secondo l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA), il protossido di azoto è entrato soprattutto nei luoghi del divertimento notturno: feste, rave, festival musicali e club. Il punto non è fare dei personaggi famosi il centro della storia, né suggerire che il consumo di protossido di azoto riguardi solo ambienti privilegiati o molto esposti. Il punto è capire che cosa succede quando una sostanza psicoattiva entra in contesti percepiti come normali, desiderabili o poco minacciosi. 

In questi casi il rischio può sembrare più distante, quasi fuori campo. Se il gas viene inalato da un palloncino, se l’effetto dura pochi minuti, se il nome richiama la risata e se la stessa sostanza è usata anche in ospedale o nell’industria alimentare, è facile che venga scambiata per sicura 

Il “gas esilarante” o “droga della risata”, chiamato correttamente protossido di azoto, viene usato a scopo ricreativo per ottenere effetti rapidi e di breve durata, tra cui euforia, rilassamento, calma e senso di distacco. È proprio questa brevità a renderlo ingannevole: se l’effetto finisce in pochi minuti, può sembrare che finisca anche il rischio. Ma non è così. Secondo l’EUDA, la breve durata degli effetti è spesso uno dei motivi per cui il gas viene inalato più volte nella stessa sessione.

Per questo il caso del protossido di azoto è un piccolo catalogo di false rassicurazioni: è disponibile per alcuni usi legali, viene impiegato in medicina, compare in prodotti alimentari, e ha effetti brevi. Tutte informazioni vere, che però non portano alla conclusione più diffusa: che sia sempre innocuo.

Legale non vuol dire sicuro

La prima falsa rassicurazione va cercata nella parola “legale”. Il protossido di azoto ha usi consentiti e regolati, ma questo non significa che ogni uso sia sicuro. 

Il problema riguarda la legalità del suo uso ricreativo, che sfrutta una zona grigia. L’EUDA,  ricorda che la sostanza viene usata in modo legale in ambito medico, industriale e alimentare; il problema è che poi alcuni hanno cominciato a farne uso ricreativo e ad inalarla “in purezza” per divertirsi, un uso che non era stato considerato prima.

La sicurezza e la qualità dei prodotti inalati a scopo ricreativo in Europa non sono state valutate; in molti casi si tratta di prodotti destinati alla preparazione alimentare, ma il protossido di azoto “food grade” non è pensato per essere inalato. In altre parole: il fatto che il protossido di azoto sia reperibile in commercio non trasforma automaticamente il suo contenuto in qualcosa di sicuro da respirare. 

La seconda falsa rassicurazione riguarda l’uso medico. Se lo usano medici e dentisti, allora non può fare così male, si potrebbe pensare. Ma è un ragionamento capovolto. Proprio perché il protossido di azoto può avere effetti importanti sull’organismo, in ambito sanitario viene usato con cautele precise: dispositivi adatti, dosaggi definiti, personale formato e somministrazione in miscela con ossigeno.

L’EUDA sottolinea che questa è una differenza cruciale rispetto all’uso ricreativo, in cui il gas viene inalato senza ossigeno aggiunto e senza supervisione. Fuori dal contesto medico, infatti, viene assunto tramite palloncini, cartucce o cilindri, senza sapere con precisione quanta sostanza si stia inalando e magari insieme ad alcol o altre sostanze. 

Gli effetti sul corpo

I rischi del protossido di azoto sono diversi. Nell’immediato può causare capogiri, disorientamento, nausea, perdita di coordinazione, cadute, svenimento e perdita di coscienza. Se il gas riduce l’ossigeno disponibile, può provocare ipossia, cioè carenza di ossigeno nei tessuti, e nei casi più gravi asfissia, un’insufficiente ossigenazione dell’organismo dovuta a respirazione compromessa. 

Nel 2025 la Food and Drug Administration statunitense (FDA) ha avvisato i consumatori di non inalare prodotti a base di protossido di azoto venduti in contenitori, bombole o cartucce, ricordando che l’uso intenzionale non alimentare può portare a eventi avversi gravi, inclusa la morte.

Ci sono poi rischi legati al modo in cui viene inalato. Il gas contenuto in cartucce e cilindri è molto freddo quando viene rilasciato e può causare ustioni da freddo a labbra, bocca, gola, vie respiratorie o pelle. La FDA include tra i possibili effetti dell’inalazione anche coaguli di sangue, perdita di coscienza, debolezza agli arti, paralisi, disturbi psichiatrici, difficoltà a camminare e carenza di vitamina B12.

Uno dei rischi più sottovalutati riguarda tuttavia il sistema nervoso. Il protossido di azoto può inattivare la vitamina B12 nell’organismo, necessaria per il corretto funzionamento del sistema nervoso. Quando viene resa indisponibile, possono comparire formicolii, intorpidimento, debolezza, problemi di equilibrio, difficoltà a camminare e, nei casi più seri, danni ai nervi periferici o al midollo spinale.

L’EUDA definisce la neurotossicità l’effetto cronico più significativo del protossido di azoto e spiega che può coinvolgere sia il sistema nervoso periferico che quello centrale. Anche le linee guida del NICE, l’Istituto britannico per la salute e l’eccellenza clinica, ricordano che il protossido di azoto è noto per inattivare la vitamina B12 nel corpo e indicano l’uso ricreativo come un problema significativo di salute pubblica.

È qui che l’immagine del protossido di azoto come sostanza “leggera” comincia a incrinarsi. Gli effetti ricercati da chi la usa durano poco, ma alcuni danni possono comparire dopo e durare molto più a lungo. Nei casi riconosciuti e trattati presto, una parte dei sintomi può migliorare. Ma non sempre il recupero è completo, soprattutto quando l’uso è frequente, pesante o prolungato. Sempre l’EUDA segnala che alcune persone possono rimanere con danni sensitivi o funzionali e che sono stati riportati rari casi di paralisi permanente.

C’è anche un altro equivoco da smontare: non basta pensare di “compensare” assumendo vitamina B12. Secondo l’EUDA, se l’uso di protossido di azoto continua, la supplementazione di vitamina B12 può non bastare a prevenire ulteriori danni o a migliorare gli esiti.

Il problema non è solo il singolo palloncino, ma l’abitudine di consumo: quanto gas viene inalato, con quale frequenza, per quanto tempo e in quali condizioni. L’EUDA scrive che non è possibile definire un livello “sicuro” di uso e che anche il consumo occasionale non è del tutto privo di rischi, pur apparendo meno rischioso rispetto a modalità d’uso più intensive.

Questo non significa che ogni uso provochi automaticamente danni permanenti. Significa però che la formula “dura poco, quindi è innocuo” è sbagliata.

Non è solo un rischio per la salute

C’è infine un piano meno immediato, ma importante: quello ambientale. Il protossido di azoto è un gas serra potente e persistente.

Il consumo ricreativo non è la principale fonte globale di protossido di azoto nell’atmosfera. Come raccontava già Il Post in un articolo del 2021, il tema ambientale del protossido di azoto riguarda soprattutto l’agricoltura e l’uso dei fertilizzanti azotati. I dati più aggiornati confermano questa impostazione: il Global Nitrous Oxide Budget 2024 – un rapporto scientifico internazionale che ricostruisce le fonti e l’andamento globale delle emissioni di protossido di azoto – stima che le emissioni antropiche annuali di protossido di azoto siano aumentate del 40 per cento tra il 1980 e il 2020, soprattutto per l’aumento delle emissioni agricole dirette.

Le concentrazioni atmosferiche di protossido di azoto sono aumentate rispetto all’epoca preindustriale e continuano a crescere. Secondo il rapporto del 2024, il protossido di azoto è un gas serra di lunga durata ed è anche una sostanza che contribuisce alla riduzione dell’ozono stratosferico. L’EPA, l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, indica per il protossido di azoto un potenziale di riscaldamento globale 273 volte superiore a quello della CO₂ su un orizzonte di cento anni e una permanenza media in atmosfera superiore a 100 anni. I dati della NOAA, aggiornati al 5 giugno 2026, indicano una media globale mensile di 339,75 parti per miliardo a febbraio 2026, rispetto a 338,53 parti per miliardo a febbraio 2025.

Anche qui, quindi, il punto non è fare allarmismo sul singolo palloncino, come se fosse il centro della crisi climatica. Il punto è non perdere la scala del problema. Il consumo ricreativo non è la principale fonte di emissioni, ma la sostanza non è affatto irrilevante per il clima. È questa sovrapposizione a rendere il protossido di azoto un caso utile da analizzare. 

Il modo più corretto di parlarne non è trasformarlo in una curiosità da festa, ma neppure in un mostro chimico. È riconoscere che il protossido di azoto è una sostanza ambivalente: utile in contesti controllati, rischiosa quando viene inalata per gioco, e tutt’altro che neutra per l’atmosfera. La risata sta nel nome. I rischi, però, restano fuori dall’inquadratura solo se scegliamo di non guardarli.

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