
Finalmente anche la Gen Z ha avuto il suo momento nostalgia
Il trend del momento invita gli utenti a pubblicare le proprio foto del 2016, anno che secondo una narrazione diffusa ha cambiato tutto. La Generazione Z lo sta riscoprendo con una nostalgia leggera e non reazionaria
Nelle ultime settimane sui social media – in particolare Instagram e TikTok – è diventato virale un trend che invita gli utenti a pubblicare le proprio foto del 2016, così da rendere evidente quanto siano cambiate le cose rispetto a un periodo delle nostre vite descritto come tranquillo e spensierato.
Questa dinamica è tutto fuorché una novità: a partire dal 2019, più o meno ogni singolo mese di gennaio spunta una “10 years challenge”, che ci sfida a condividere foto risalenti a dieci anni prima e riflettere su – o, in molti casi, ridere di – quanto siamo cambiati, noi e le cose che ci circondano.
Del resto, la nostalgia è un motore potentissimo sulla Rete e coinvolge gli utenti di ogni età. Ad esempio, a chi non sarà capitato di imbattersi in uno di quei post che esaltano i presunti cari vecchi valori di un tempo, quelli in cui si giocava per strada, si mangiava meglio e il mascara si chiamava rimmel. Si tratta quasi sempre di sentimenti reazionari, che romanticizzano lacune, mancanze, abusi e vessazioni considerati normali nei decenni passati, così da criticare gli atteggiamenti dei “giovani d’oggi”. Per ironizzare su questa tendenza, su X è diventato particolarmente popolare il meme “Noi che ci ficcavamo i pastelli nel culo”, che ricalca la tendenza nostalgica di formulare frasi come “Noi che giocavamo con i pastelli ed eravamo felici”.

La sfida in corso in queste ore, comunque, coinvolge un pubblico molto più ampio rispetto al passato e il richiamo al 2016 presenta notevoli e interessanti novità.
Perché il 2016 ci manca così tanto
A dare vita al trend è stato originariamente l’utente @taybrafang, che il 31 dicembre 2025 ha pubblicato su TikTok un montaggio che includeva cose e momenti virali del 2016. Il video includeva immagini dell’app Musical.ly – che nel 2018 sarebbe diventata TikTok –, youtuber molto in voga al tempo, gente che esegue la dab dance, un riferimento alla hit del 2016 “Panda” del rapper Desiigner. In sovraimpressione al video compariva la scritta, in inglese, “Un decennio fa, stanotte”.
Da quel momento, il trend è cresciuto esponenzialmente ed è stato rilanciato da celebrità come l’influencer Kylie Jenner e la cantante Billie Eilish. In Italia, la tendenza è stata cavalcata dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi per riassumere alcuni traguardi raggiunti dalla sua esperienza di governo, terminata proprio nel 2016. Secondo TikTok, nella seconda settimana di gennaio le ricerche sulla piattaforma per il termine “2016” sono aumentate del 452 per cento, mentre i video creati utilizzando il filtro chiamato “2016” sono stati oltre 55 milioni. Insomma, quello del 2016 non è affatto il solito trend dei 10 anni. Ma perchè?
Una prima risposta a questa domanda ha ancora una volta a che fare con un meme. Su internet, infatti, il 2016 è storicamente considerato un anno spartiacque nella storia dell’umanità, che ha provato emotivamente gli individui come mai prima.
Me at the beginning of 2016 vs. Me at the end of 2016 pic.twitter.com/lBiw5iwG1Y
— David Rush (@dav1drush) December 11, 2016
Ciò è vero solo in parte. Il 2016 è infatti sì passato alla storia come l’anno che ha cambiato il mondo a causa dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e del referendum che ha visto trionfare l’ipotesi dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, ma gran parte del discredito di cui l’annata gode è semplicemente frutto della percezione. Una percezione amplificata dall’inedita penetrazione delle piattaforme social nelle nostre vite – nel 2016 su Facebook è stata trasmessa per la prima volta in diretta l’uccisione di un uomo da parte della polizia di Minneapolis – e da una sfilza piuttosto notevole di morti illustri, inaugurata il 10 gennaio dal cantautore David Bowie e proseguita con i decessi, tra gli altri, di Alan Rickman, Prince, George Michael, Muhammad Ali e Carrie Fisher. Insomma, benché ogni anno ci sembri il peggiore della storia, come scrisse al tempo Newsweek, il 2016 fu senz’altro più movimentato di altri e questa serie di coincidenze fece nascere il popolare meme secondo cui tutto è andato storto dalla morte di David Bowie in poi – compresa la pandemia di coronavirus del 2020 e gli avvenimenti della nostra attualità.
La Generazione Z ha scoperto la nostalgia
Chi si è unito al trend virale in questi giorni, dunque, non sta solo mostrando una versione di se stesso vecchia di dieci anni, ma sta pubblicando reperti risalenti a quella che la cultura pop considera come “un’altra vita”.
Una grossa fetta del successo di questa ondata di nostalgia per il 2016, comunque, ha a che fare con la Generazione Z. Proprio tra il 2015 e il 2016, infatti, i primi nati a partire dal 1997 stavano diventando maggiorenni e ciò significa concretamente una massiccia disponibilità di foto risalenti a diciottesimi, esami di maturità e primi sprazzi di vita universitaria. Parliamo della prima generazione di nativi digitali “mobile first” nella storia, ovvero di persone che hanno imparato a navigare il web utilizzando il telefono e che hanno affrontato una fase cruciale del proprio processo di sviluppo in un mondo dotato dei social media come li conosciamo oggi.
Al momento la prima esperienza nostalgica della Generazione Z si è limitata alla condivisione di foto del passato e, complice l’assenza di generazioni successive da biasimare, è stata del tutto priva dei suoi tratti più reazionari e retrivi. Più che rimpiangere “com’era il mondo”, la Gen Z sta semplicemente imparando cosa significa guardarsi indietro – e per una volta la nostalgia è solo un gioco, non un giudizio.
- Questa clip della donna Cherokee che colpisce un agente dell’ICE è falsaQuesta clip della donna Cherokee che colpisce un agente dell’ICE è falsa
- Questo post che “difende la Sharia” non è di un vero account femministaQuesto post che “difende la Sharia” non è di un vero account femminista
