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Sui social Giorgia Meloni è diventata un’icona internazionale per delle cose che non ha mai detto

Una vasta rete di content farm ha attribuito alla presidente del Consiglio italiana spericolate dichiarazioni contro Stati Uniti e Israele

15 aprile 2026
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La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha una rivale molto più loquace, diretta e decisa in materia di politica estera: è la sua versione online. O meglio, la versione che una vastissima rete di content farm ha deciso di plasmare, attribuendole spericolate dichiarazioni contro Stati Uniti e Israele che hanno fatto il giro del mondo, ma che non hanno alcuna attinenza con la realtà. 

È un fenomeno che la redazione di Facta aveva raccontato lo scorso 22 gennaio, quando un video ingannevole aveva fatto circolare la falsa convinzione che Meloni avesse attaccato frontalmente l’operato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, minacciando di chiudere «le basi statunitensi» in Italia, stracciare «gli accordi commerciali più vantaggiosi» e arrivando persino a paventare il boicottaggio della catena di fast food McDonald’s. Nel frattempo, però, quel singolo caso è diventato un vero e proprio trend, e la realtà sembra essersi allineata ai desideri della disinformazione.

L’avatar progressista di Giorgia Meloni

Martedì 14 aprile, le agenzie di tutto il mondo hanno battuto la notizia dell’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, che in una breve intervista concessa alla giornalista del Corriere della Sera Viviana Mazza si era detto «scioccato da lei», aggiungendo: «Pensavo che avesse coraggio, mi dispiace». Poche ore prima, Meloni aveva definito «inaccettabili» le critiche che il presidente degli Stati Uniti aveva rivolto a papa Leone XIV, additato da Trump come un «debole» e «terribile in politica estera».

Ma se lo scontro frontale tra Meloni e Trump rappresenta una notizia inedita nel mondo reale, sui social era tutto già successo da tempo. A fine marzo, ad esempio, su Threads era diventata virale la seguente dichiarazione attribuita alla presidente del Consiglio e circolata soprattutto in lingua inglese: «L’Italia non è un aeroporto ad accesso libero per operazioni non coordinate. Questa decisione non è stata presa alla leggera, ma come atto di rispetto per la legalità nazionale. Nessuna potenza straniera, per quanto alleata, può operare sul nostro territorio ignorando le nostre leggi e la nostra catena di comando». Il post in questione conta, ad oggi, circa 16 mila like.

La presa di posizione, totalmente inventata, faceva riferimento a una dinamica reale: lo scorso 31 marzo, il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva comunicato il diniego del governo italiano dell’uso della base militare italiana di Sigonella per operazioni offensive da parte degli Stati Uniti, evidenziando l’assenza di una consultazione preventiva come previsto dagli accordi internazionali. In quel caso, però, il governo non aveva utilizzato toni incendiari, e aveva anzi ribadito la solidità dei rapporti tra Italia e Stati Uniti, negando l’esistenza di tensioni tra i due Paesi.

Più o meno nelle stesse ore, su X aveva preso a circolare un’altra falsa dichiarazione attribuita a Meloni, in questo caso rivolta contro Israele. A Meloni veniva fatto dire: «Accuso Israele di aver oltrepassato la linea rossa, condanno il massacro dei civili palestinesi e annuncio che l’Italia sosterrà le sanzioni europee contro Israele».

La dichiarazione, però, era accompagnata da un video, in italiano, in cui la presidente del Consiglio dice una cosa un po’ diversa. Si tratta infatti di uno spezzone dell’intervento di Meloni alle Nazioni Unite del 24 settembre 2025 (qui dal minuto 3:40), nel quale aveva dichiarato: «La reazione a un’aggressione deve sempre rispettare il principio di proporzionalità. Vale per gli individui, e vale a maggior ragione per gli Stati. E Israele ha superato quel limite, con una guerra su larga scala che sta coinvolgendo oltre misura la popolazione civile palestinese. Ed è su questo limite che lo Stato ebraico ha finito per infrangere le norme umanitarie, causando una strage tra i civili. Una scelta che l’Italia ha più volte definito inaccettabile, e che porterà al nostro voto favorevole su alcune delle sanzioni proposte dalla Commissione europea verso Israele».

Parole diverse da quelle riportate, ma che tengono fuori alcuni passaggi importanti dell’intervento di Meloni, tagliati ad arte da chi ha pubblicato il video. Il discorso della Premier, infatti, proseguiva così: «Però non ci accodiamo a chi scarica su Israele tutta la responsabilità di quello che accade a Gaza. Perché è Hamas ad aver scatenato la guerra. È Hamas che potrebbe far cessare le sofferenze dei palestinesi, liberando subito tutti gli ostaggi. È Hamas che sembra voler prosperare sulla sofferenza del popolo che dice di rappresentare. Israele deve uscire dalla trappola di questa guerra. Lo deve fare per la storia del popolo ebraico, per la  sua democrazia, per gli innocenti, per i valori universali del  mondo libero di cui fa parte». Il senso dell’intervento di Meloni, insomma, era molto diverso dall’interpretazione dei post diventati virali e certamente non era l’attacco frontale a Israele che veniva descritto.

 Come nel caso precedente, il contenuto era circolato in tutte le principali lingue del mondo, dallo spagnolo al francese, dall’arabo al giapponese. Non in italiano, però, dal momento che la manipolazione delle parole di Meloni risultava evidente per un pubblico italofono. 

Se la realtà si adegua alla disinformazione

Il duro scambio di battute tra Meloni e Trump di queste ore ha in un certo senso riallineato la realtà alla volontà della disinformazione, motivo per cui i post appena descritti sono tornati a circolare con forza. Ma nemmeno questo è bastato a fermare l’epidemia di contenuti manipolatori sulla presidente del Consiglio italiana. 

Mentre scriviamo, infatti, sta circolando con forza una serie di post che mirano a “riscrivere” la natura dello scontro, nel tentativo di rendere molto più netta la posizione anti-americana di Meloni. Secondo questi post, Meloni avrebbe commentato le parole di Trump – che tra le altre cose l’aveva accusata di non avere a cuore la sicurezza italiana, a suo dire minacciata dal nucleare iraniano – così: «Per quanto ne so, nove nazioni possiedono armi nucleari, e solo una le ha mai usate. Quella nazione sono gli Stati Uniti. Il signor Trump deve moderare i toni. Nessuno lancia minacce nucleari come Washington, e dovrebbe stare attento alle parole».

Giorgia Meloni non ha mai rilasciato tale dichiarazione, ma il falso virgolettato, anche in questo caso, contribuisce a ritagliare attorno alla premier l’immagine di una leader aggressivamente schierata contro Donald Trump.

Una viralità artificiale

Analizzando le dinamiche di diffusione dei post con le false citazioni di Meloni, appare evidente che la loro viralità sia stata costruita artatamente a partire da una vasta rete coordinata di pagine create per generare engagement. In particolare, vale la pena sottolineare come i post contenenti le stesse citazioni, riportino anche le emoji e le immagini del contenuto originale e che le condivisioni avvengano a distanza di pochi secondi dalla prima pubblicazione. Segnali che lasciano pensare a un’operazione coordinata. 

Ad aver diffuso originariamente i singoli contenuti sono infatti pagine Facebook come Deny Favik IV, creata in Pakistan, o account X come @Gabbar, geolocalizzato in India. Si tratta di pagine che creano e diffondono contenuti con temi ed estetica coordinati, tutti dedicati all’attualità internazionale declinati in ottica filorussa, antieuropea e antiamericana. È ciò che in gergo si definisce una content farm, ovvero aziende in grado di generare grandi quantità di contenuti che sfruttano espedienti come clickbait, rage bait e disinformazione per stimolare la condivisione sui social e monetizzarla.

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