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Epstein ha cercato in tutti i modi di manipolare le ricerche in Rete per nascondere la sua condanna per reati sessuali

È quanto emerge da un’analisi dei documenti sul caso giudiziario del finanziere diffusi dal dipartimento di giustizia USA

18 febbraio 2026
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Nel 2008 Jeffrey Epstein si dichiarò colpevole di reati di favoreggiamento della prostituzione, anche con una minorenne, e fu condannato a 18 mesi di carcere. Grazie a un accordo all’epoca segreto con i procuratori federali della Florida, questa ammissione gli permise di evitare un processo per accuse di reati sessuali ben più pesanti che avrebbero potuto costargli l’ergastolo. Questo patteggiamento divenne però presto un ossessivo problema d’immagine per il noto finanziere multimilionario, tanto da spingerlo a inondare Internet di contenuti a lui favorevoli.

Come hanno raccontato infatti Bloomberg e Forbes, analizzando i documenti sul caso giudiziario di Epstein diffusi dal dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), per diversi anni il potente finanziere tentò di manipolare le ricerche online sul suo nome per riabilitare la sua immagine pubblica. Per farlo, scrivono i due media statunitensi, si avvalse di hacker e aziende specializzate nel settore per nascondere la copertura mediatica dei suoi reati sotto “un tappeto” di contenuti online che elogiavano i suoi investimenti in tecnologia e in iniziative filantropiche. 

I documenti mostrano che aziende e privati ​​erano stati assunti o avevano presentato piani dettagliati per questo scopo, con compensi fino a 12.500 dollari al mese. Bloomberg riporta che le prestazioni offerte prevedevano la pubblicazione di articoli futili che cercassero di mettere in luce le azioni benefiche fatte appositamente da Epstein, alterando i risultati dei motori di ricerca su Google, e di modificare la sua pagina Wikipedia.

Una figura chiave di questa strategia risulta essere stato Al Seckel, cognato di Ghislaine Maxwell, condannata nel 2022 a 20 anni di carcere per adescamento di minori e altri reati commessi con o per conto del finanziere. Negli Epstein files emerge come Seckel, trovato morto nel 2015 dopo essere stato accusato di frode, parlò dell’utilizzo di «team» nelle Filippine per viralizzare i contenuti favorevoli al finanziere e migliorare il posizionamento su Google e di promuovere pagine di altre persone omonimi di Jeffrey Epstein, come un blogger sportivo e un medico specializzato in trapianti di capelli, per fare apparire in cima alle ricerche online.

Per quanto riguarda Wikipedia, Seckel e il suo team lavorarono per attenuare la caratterizzazione dei reati di Epstein, ad esempio sostituendo «ragazze» con «escort». L’operazione però non andò a buon fine perché, come scrisse lo stesso Seckel nelle mail presenti negli Epstein files, la comunità di volontari di Wikipedia annullò queste modifiche in poco tempo. Per questo motivo il suo team avrebbe «hackerato» gli indirizzi IP di alcuni editor per impedire loro di interferire, si legge nei documenti.

Successivamente Epstein lavorò anche con Tyler Shears, uno specialista nei motori di ricerca, pagandolo 50mila euro. Nel 2014 Shears creò ad esempio una serie di siti – «jeffreyepstein.net» e «JeffreyEpstein.org» che raccoglievano articoli elogiativi sulla fondazione di Epstein e sul suo sostegno finanziario alla ricerca sull’intelligenza artificiale e sull’istruzione. 

Nei documenti diffusi dal DOJ emerge che Shears si attribuì il merito di essere riuscito a far pubblicare nel 2013 su media importanti, come ad esempio Huffington Post e Forbes, dei pezzi incentrati sull’impegno filantropico del finanziere che non menzionavano il suo passato criminale.

Una volta apparsi su queste testate mainstream, Shears puntò a sfruttare i segnali di ranking del motore di ricerca per posizionarli più in alto nei risultati, declassando gli articoli negativi legati al nome di Epstein. Nel 2019 entrambi gli articoli sono stati rimossi dai rispettivi siti. Nel farlo Forbes aveva motivato questa scelta specificando che il contenuto in questione non rispettava «i nostri standard editoriali».

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