
Pedro Sánchez è diventato il nemico numero uno del mondo MAGA
Complici le sue politiche progressiste e la sua opposizione a Trump, il primo ministro spagnolo è finito nel mirino della destra americana
«La posizione della Spagna è chiara e può essere riassunta in tre parole: no alla guerra». È così che il primo ministro socialista spagnolo Pedro Sánchez, lo scorso 4 marzo, ha risposto, senza mai nominarlo, alla minaccia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di interrompere le relazioni commerciali con il suo Paese. Minacce che sono arrivate dopo che Sánchez ha negato agli Stati Uniti la possibilità di utilizzare le basi militari gestite congiuntamente sul territorio spagnolo per la guerra contro l’Iran.
Nel suo discorso, Sánchez ha anche definito illegali gli attacchi statunitensi e israeliani sull’Iran paragonandoli all’invasione statunitense dell’Iraq del 2003. «Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci ha condotto in una guerra ingiusta. La guerra in Iraq ha generato un drammatico aumento del terrorismo, una grave crisi migratoria e una crisi economica», ha ricordato il primo ministro.
Una posizione che ha consolidato Sánchez, nell’opinione pubblica internazionale, come la nemesi di Trump. E che ha parecchio indispettito la galassia dei sostenitori trumpiani.
Una lunga diatriba
Lo scontro di inizio marzo tra i due leader si inserisce in una lunga diatriba in cui Pedro Sánchez da tempo ribatte apertamente alle richieste e alle politiche di Donald Trump.
Sánchez è stato uno dei leader europei più critici verso le operazioni militari a Gaza da parte di Israele, sostenute dagli USA, accusando il Paese di «sterminare un popolo indifeso» bombardando ospedali e «uccidendo con la fame ragazzi e ragazze innocenti». Il primo ministro spagnolo si è espresso anche contro la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela decisa da Trump definendola una «violazione del diritto internazionale».
Lo scorso giugno, poi, Sanchez si era rifiutato di accettare il piano della NATO che prevedeva per i Paesi membri una spesa del 5 per cento del PIL per la difesa, definendola «non solo irragionevole, ma anche controproducente». Trump aveva commentato questa scelta dicendo di «non essere felice» e minacciando di farla pagare alla Spagna aumentando i dazi doganali, senza però dare seguito alla minaccia.
Più recentemente, a febbraio, Sánchez ha scritto un editoriale ospitato sul New York Times in cui critica apertamente le politiche migratorie statunitensi, che con Donald Trump sono diventate sempre più stringenti, puntando sulla deportazione di massa e limitando sempre di più il rilascio dei permessi di soggiorno. «Alcuni leader hanno scelto di dar loro (le persone immigrate, ndr) la caccia e di espellerli attraverso operazioni illegali e crudeli», scrive sul NYT il primo ministro spagnolo, e aggiunge: «il mio governo ha scelto una strada diversa: un percorso rapido e semplice per regolarizzare il loro status di immigrati».
Sánchez continua il suo editoriale rivolgendosi ai «leader di stampo MAGA», i quali «potrebbero dire che il nostro Paese non è in grado di accogliere così tanti migranti, che si tratta di una mossa suicida, dell’atto disperato di un Paese in crisi». Ma la Spagna, scrive Sánchez, «sta vivendo un periodo di grande prosperità».
La regolarizzazione delle persone immigrate in Spagna è una delle politiche su cui Sanchez ha costruito la sua azione di governo, insieme ad altri pilastri progressisti come la difesa del femminismo, la tutela dei diritti umani, il rispetto del diritto internazionale e l’attenzione al cambiamento climatico. Tutte questioni che il movimento MAGA, così come l’estrema destra spagnola e più in generale europea, contrastano da tempo.
Come ha ricordato sul Financial Times Amanda Sloat, ex consigliera per l’Europa della presidenza Biden e ora docente presso l’Universidad Instituto de Empresa in Spagna, «Sánchez è stato il leader europeo che più costantemente e pubblicamente ha respinto le azioni di Trump che non gli piacciono. Le sue critiche pubbliche sono ancora più evidenti se si considera il silenzio studiato della maggior parte degli altri leader europei». Incarnando l’archetipo dell’“uomo di sinistra per eccellenza” e nemico di Trump, è dunque facile capire perché Sánchez sia diventato il perfetto capro espiatorio dei MAGA.
Gli attacchi dal mondo MAGA e dalla destra europea
Dopo essersi contrapposto a Trump a inizio marzo sul tema della guerra in Medio Oriente, Sánchez è stato duramente criticato, e in un post con oltre 200mila visualizzazioni su X un utente lo ha descritto come un «uomo malvagio capace di radere al suolo la propria nazione per dominarne le ceneri».
La sua decisione, secondo account di destra europea e statunitense attivi sui social media, starebbe portando la Spagna verso «la completa rovina geopolitica e il collasso economico»; contestando Trump, «Sánchez sta correndo nella direzione opposta come un kamikaze, con i comunisti al suo fianco, il tutto per sostenere il regime terrorista iraniano». Il primo ministro spagnolo – in base a quanto si legge su vari post social – non sarebbe infatti altro che un uomo interessato solamente al potere e alla corruzione che sta portando la Spagna verso il declino. Secondo Tommy Robinson, pseudonimo di Stephen Christopher Yaxley-Lennon, uno dei più noti estremisti di destra britannici, «Sánchez non sta solo rovinando la Spagna, ma anche il suo sostegno mondiale».
Sulla diatriba Trump-Sanchez sono stati diffusi però anche contenuti falsi. Circola ad esempio un discorso di Trump in cui elogia la Spagna definendola un «Paese bellissimo, con una storia e delle persone incredibili», ma con un difetto: Pedro Sanchez. Il primo ministro non sarebbe altro che un «socialista che viene dall’Unione Sovietica», secondo le parole del presidente USA. Peccato però che questo discorso non sia mai stato pronunciato da Trump, ma era stato inventato da un utente di X.
Prima ancora della guerra in Medio Oriente, a causa delle politiche a favore dell’immigrazione, Sánchez è stato descritto in Rete come un “traditore” della Spagna che avrebbe rovinato il Paese lasciando che venisse invaso da migliaia di migranti.
Account social d’estrema destra e con migliaia di follower hanno attaccato Sánchez anche indirettamente, prendendo di mira le politiche portate avanti dalla Spagna e riportandole in maniera fuorviante.
Una di queste riguarda le fonti di energie rinnovabili, il nuovo cavallo di battaglia dei negazionisti climatici e di Donald Trump. L’account X «Bernie» – che in passato ha diffuso disinformazione razzista sulla cronaca inglese –, ad esempio, ha criticato la decisione spagnola di «sradicare centinaia di migliaia di ulivi secolari» nella regione dell’Andalusia per sostituirli con pannelli solari. Una decisione che era stata presa però dalla Giunta Regionale dell’Andalusia, non dal governo spagnolo, e che riguardava circa 50mila alberi.
A scagliarsi contro Sánchez è stato anche Elon Musk. Lo scorso febbraio il proprietario di X lo ha definito pubblicamente “un tiranno” perché non era d’accordo con la dichiarazione del primo ministro di voler vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Su X, Musk aveva aveva definito «Dirty Sánchez» come «un tiranno e un traditore del popolo spagnolo», accompagnando il commento con l’emoji dello sterco. Qualche ora dopo, lo aveva addirittura definito un esempio del «vero totalitarismo fascista».
Un tipo di offesa che agisce su più livelli. Come se non bastassero gli appellativi “tiranno” e “traditore”, il termine “dirty Sanchez” accompagnato dall’emoji dello sterco è un chiaro riferimento a una pratica sessuale che coinvolge la coprofilia. Sui social, sono state persino create pagine di meme in cui Sánchez ha le sembianze di un maiale e viene maltrattato e deriso sia da Musk che da Trump.
Non è la prima volta che Sánchez è vittima di nomignoli volgari simili inventati dalla destra. Il primo ministro è infatti “conosciuto” anche come “Perro Sánchez” (ovvero “Sánchez il Cane”) o “Perro Sanxe” (che ha lo stesso significato, ma il cognome viene volutamente pronunciato erroneamente). Soprannome che circola tra i siti web spagnoli dal 2014, ma che è diventato popolare soprattutto dopo la sua vittoria nel 2018, e che è stato poi rivendicato dai sostenitori del premier e dal suo partito (anche se inizialmente Sanchez ha ammesso di non essere troppo contento di quell’appellativo).
Durante la campagna elettorale, infatti, l’insulto è stato sfruttato dalla sinistra spagnola e trasformato in un meme: un cucciolo ritoccato con Photoshop che indossa un abito e si sistemava la cravatta con sicurezza, accompagnato dalla didascalia «Il cane Sánchez è più intelligente perché è un cane, non perché è un Sánchez». Il meme lasciava intendere che il leader socialista fosse un underdog, capace di uscirne vincitore a prescindere da tutto.



