
Dagli aiuti umanitari ai vaccini: cosa succede quando le teorie del complotto diventano politiche pubbliche
La soppressione dell’agenzia statunitense USAID potrebbe portare a 14 milioni di decessi in più entro il 2030, mentre la riduzione del tasso vaccinale rischia di provocare un ritorno di malattie già eradicate
Il 20 gennaio 2025, cioè il primo giorno del suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospendeva quasi tutti i programmi di aiuto estero americani. Nel giro di poche settimane, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid), agenzia governativa che dal 1961 gestiva gli aiuti allo sviluppo economico e l’assistenza umanitaria degli Stati Uniti, è stata di fatto smantellata, come si legge sul sito ufficiale dell’organismo. Migliaia di dipendenti congedati o licenziati, contratti cancellati, programmi interrotti in oltre sessanta Paesi.
La campagna contro Usaid non nasce però nel 2025. Da anni l’agenzia era diventata un bersaglio ricorrente da parte di ambienti complottisti e della destra statunitense, che la descrivevano come strumento di interferenza negli affari interni di altri Paesi, di censura e di promozione di un’agenda politica progressista. Addirittura Elon Musk, che Trump aveva nominato come guida del Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) con il mandato di tagliare la spesa federale e snellire la burocrazia, ha descritto l’Usaid come «un covo di marxisti di estrema sinistra che odiano l’America», «malvagia» e «un’organizzazione criminale», senza portare alcuna prova concreta e credibile.
Nel primo ordine esecutivo con cui Trump aveva sospeso le attività dell’agenzia, il presidente scriveva che le organizzazioni statunitensi che si occupano di aiuti esteri «non sono allineate con gli interessi americani e in molti casi sono antitetiche ai valori americani», aggiungendo che queste agenzie «destabilizzano la pace mondiale» promuovendo idee dannose, senza però citare programmi specifici che non sarebbero stati conformi.
In questo quadro, la sospensione dei programmi di aiuto estero non è stata soltanto una scelta amministrativa, ma l’esito di un cambiamento politico in cui alcune narrazioni infondate hanno progressivamente guadagnato spazio nel dibattito pubblico e nelle agende istituzionali. Tra queste, le accuse rivolte agli aiuti internazionali di essere inefficaci, opachi o addirittura strumentali hanno trovato terreno fertile in anni di crescente sfiducia nelle istituzioni multilaterali e nella cooperazione internazionale.
Parallelamente, una dinamica simile si è osservata nel dibattito sulle politiche sanitarie e in particolare sui vaccini. Alcuni importanti esponenti dell’amministrazione Trump hanno rilanciato attacchi scientificamente infondati contro le vaccinazioni infantili e alcuni specifici componenti di questi farmaci. Anche in questo caso, narrazioni a lungo circolate in ambienti disinformativi hanno trovato spazio nel discorso politico, con possibili ricadute sulle politiche di salute globale e sui programmi di cooperazione internazionale sostenuti da organizzazioni multilaterali come Gavi, l’organizzazione internazionale per l’aiuto vaccinale che gli Stati Uniti finanziano da decenni.
Le conseguenze pratiche dello smantellamento di USAID
La base di partenza per lo smantellamento di Usaid da parte dell’amministrazione Trump è composta da una serie di teorie del complotto e narrazioni della disinformazione che hanno concretamente influenzato la politica e le scelte pubbliche.
Ad esempio, una delle voci chiave delle teorie del complotto contro l’agenzia per lo sviluppo internazionale è stata Mike Benz, un ex funzionario del Dipartimento di Stato della prima amministrazione Trump, noto per il suo ruolo di direttore esecutivo della Foundation for Freedom Online, un ente di advocacy conservatore che si batte contro presunte politiche di censura online. Nel 2022 Benz ha iniziato a pubblicare contenuti contro Usaid sostenendo che alcuni programmi finanziati dall’agenzia fossero la prova dell’esistenza di un sistema globale di censura online. Nei due anni successivi, Benz ha alimentato sui social una narrativa complottista secondo cui l’agenzia sarebbe stata una sorta di ramo operativo occulto della CIA, impegnato a diffondere ideologie progressiste, manipolare elezioni, controllare i social media e colpire Donald Trump.
La demolizione di Usaid e la sospensione di miliardi di dollari in finanziamenti agli aiuti internazionali non ha avuto conseguenze soltanto sugli Stati Uniti. Nel giro di pochi mesi, il ridimensionamento dell’agenzia che per decenni aveva rappresentato il principale attore mondiale nella cooperazione internazionale ha innescato un effetto a catena anche nel resto del sistema degli aiuti globali. Diversi Paesi occidentali hanno iniziato a loro volta a ridurre i budget destinati alla cooperazione e all’assistenza umanitaria, accelerando una crisi che fino a poco tempo fa sembrava impensabile. A un giornalista del New York Times, un funzionario internazionale ha descritto questa fase come l’inizio di «un’era post-aiuti», cioè l’epoca successiva al sistema di aiuti internazionali costruito dopo la Seconda guerra mondiale. In questo caso, l’abusata immagine del “battito d’ali di una farfalla” sembra assumere una forma concreta in quanto una decisione politica presa a Washington ha prodotto effetti immediati sulla capacità di risposta sanitaria e umanitaria in svariate parti del mondo.
Uno studio pubblicato nel luglio 2025 sulla rivista scientifica The Lancet aveva analizzato l’impatto dei finanziamenti Usaid sulla mortalità adulta e infantile negli ultimi vent’anni, stimando gli effetti di un eventuale azzeramento dei fondi. Secondo i ricercatori, lo smantellamento dell’agenzia potrebbe causare 14 milioni di decessi in più entro il 2030, di cui 4,5 milioni tra i bambini sotto i 5 anni. Secondo lo studio, infatti, livelli più elevati di finanziamenti Usaid nei Paesi a basso e medio reddito sarebbero stati associati a una riduzione significativa della mortalità generale e, in particolare, della mortalità infantile. Gli effetti più marcati riguarderebbero alcune delle principali cause di morte prevenibile, tra cui HIV/AIDS, malaria e altre malattie tropicali, oltre a tubercolosi, infezioni respiratorie e patologie legate alla malnutrizione e alla salute materno-infantile. Ecco perché un drastico taglio dei fondi potrebbe tradursi in milioni di decessi aggiuntivi.
Una nuova analisi, pubblicata il 14 maggio 2026 su Science, evidenzia che oltre al devastante impatto sanitario, la decisione dell’amministrazione Trump ha un altro effetto a catena: un aumento dei conflitti violenti nelle regioni e nelle comunità un tempo servite dall’organizzazione. Austin Wright, professore associato e direttore delle iniziative strategiche presso la Harris School of Public Policy dell’Università di Chicago e uno degli autori dello studio, ha spiegato al Time che «quello che accade è uno shock improvviso per i progetti, l’occupazione, i mezzi di sussistenza e i salari», aggiungendo che «questo aumenta i conflitti, creando di fatto caos economico sul territorio».
I ricercatori hanno analizzato 870 regioni o comunità che ricevevano programmi Usaid tra marzo 2024, prima dello smantellamento dell’agenzia, e novembre 2025, circa nove mesi dopo la decisione. Per farlo hanno incrociato due database, uno sui programmi di assistenza internazionale e l’altro sugli episodi di violenza nelle stesse aree, e hanno anche quantificato i livelli di aiuti ricevuti per valutare l’impatto delle differenze tra le regioni.
I risultati rivelano che lo smantellamento di quello che era il programma umanitario più sofisticato al mondo ha provocato un aumento del 6,5 per cento nella probabilità di conflitti, con picchi del 10 per cento nella probabilità che si verifichino proteste e rivolte e un incremento del 9,3 per cento nel numero dei decessi legati a battaglie e combattimenti. Lo studio osserva inoltre che le aree che in passato avevano ricevuto più aiuti sono anche quelle in cui l’aumento della violenza risulta più marcato, sia in termini di frequenza sia di intensità dei conflitti. Sempre Wright, infatti, ha dichiarato a NPR che l’esaurirsi quasi istantaneo degli aiuti «ha privato le persone dei mezzi di sussistenza e ha minato la produttività economica», lasciando però intatti i motivi di scontro, come il controllo del territorio e le risorse, e creando una sorta di “ecosistema di rischio” permanente.
Un esempio emblematico citato dal ricercatore riguarda le proteste scoppiate nel luglio 2025 nel campo profughi di Kakuma, in Kenya. Secondo Wright, nel campo erano presenti circa 300 mila rifugiati che dipendevano in larga parte dagli aiuti alimentari e dai servizi finanziati da Usaid. Dopo i tagli, le distribuzioni di cibo sono state fortemente ridotte e la situazione avrebbe provocato proteste tra i rifugiati, sfociate in episodi di violenza con lancio di pietre e incendi. Negli scontri una persona sarebbe rimasta uccisa, un caso che rientra pienamente nelle dinamiche emerse dallo studio.
Ma gli aiuti internazionali non sono il solo ambito in cui disinformazione e teorie del complotto, una volta arrivate al potere, hanno generato conseguenze negative concrete per intere comunità e gruppi di persone.
Robert F. Kennedy Jr. e l’antivaccinismo
Era novembre 2024, Donald Trump era appena stato eletto nuovo presidente degli Stati Uniti d’America e sin da subito iniziava a mettere insieme la sua nuova amministrazione. Come segretario alla Sanità, cioè la persona preposta a guidare il dipartimento della Salute e dei servizi umani (HHS) del Paese, nominava Robert F. Kennedy Jr., cioè l’uomo che ha costruito la sua carriera sulla convinzione falsa che i vaccini causano autismo, contro ogni evidenza scientifica.
Da quel momento Robert F. Kennedy Jr. o Rfk Jr., come viene colloquialmente chiamato, ha iniziato a smontare pezzo dopo pezzo parte dell’architettura vaccinale federale americana, sostituendo progressivamente l’approccio scientifico tradizionale con una visione fortemente critica nei confronti dei vaccini. Non senza conseguenze pratiche.
Ad esempio, nel primo anno del suo mandato Kennedy Jr. ha rimosso tutti i membri del comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (Acip), il gruppo di esperti dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) che stabilisce le linee guida ufficiali per la vaccinazione della popolazione negli Stati Uniti, sostituendoli con figure critiche verso i vaccini. Inoltre, ha spinto per revocare raccomandazioni storiche, come quella del vaccino contro l’epatite B per i neonati, e riesaminare l’uso dei flaconi multidose di vaccino antinfluenzale che contengono thimerosal, un conservante a base di mercurio, criticati da anni senza alcun fondamento dagli antivaccinisti.
Inoltre, tra le sue varie azioni, Rfk Jr. ha chiesto ai CDC di modificare le informazioni sul proprio sito web riguardanti il legame (scientificamente smentito) tra vaccini e autismo, includendo tesi scettiche. In contrasto con decenni di studi scientifici che dimostrano la sicurezza dei vaccini, il sito web dell’agenzia sanitaria pubblica statunitense ora riporta: «L’affermazione “i vaccini non causano l’autismo” non è basata su prove scientifiche, poiché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini somministrati ai neonati causino l’autismo», aggiungendo che «gli studi che sostengono l’esistenza di un nesso sono stati ignorati dalle autorità sanitarie».
Guidato sempre dalla convinzione secondo cui i vaccini sarebbero pericolosi e in particolare scagliandosi contro il thimerosal, Kennedy Jr. ha bloccato 600 milioni di dollari destinati alla Global alliance for vaccine immunization (Gavi), una partnership pubblico-privata creata nel 2000 allo scopo di diffondere nei Paesi a basso reddito i programmi di immunizzazione infantile e accelerare l’accesso ai nuovi vaccini. La senatrice democratica Jeanne Shaheen, che aveva cercato di mediare un accordo tra Gavi e Kennedy Jr., ha recentemente dichiarato a POLITICO che se i finanziamenti, che scadono il 30 settembre 2026, non dovessero arrivare all’organizzazione, «assisteremmo a una recrudescenza di malattie infettive mortali che comprometterebbero la sicurezza degli americani e del mondo intero».
Gavi ha fornito all’HHS, il dipartimento della Salute di cui Robert F. Kennedy Jr. è a capo, un elenco di studi su cui si è basato il suo programma vaccinale e un impegno scritto in cui si garantisce che nessun finanziamento statunitense sarà utilizzato per l’acquisto o la distribuzione di vaccini contenenti thimerosal, secondo quanto riferito sempre a POLITICO dall’ufficio di Shaheen. La senatrice ha ottenuto da Robert F. Kennedy Jr. l’impegno a collaborare sul rilascio dei fondi per i programmi sanitari globali, in un contesto in cui organizzazioni come Gavi, the Vaccine Alliance svolgono un ruolo chiave nell’acquisto e distribuzione di vaccini nei paesi a basso reddito.
I tassi di vaccinazione sono diminuiti in vaste aree degli Stati Uniti. Da un lato a causa della delusione di molte persone rispetto al modo in cui parte dell’amministrazione Trump ha gestito le prime fasi critiche della pandemia di Covid-19, che ha fatto perdere a molti statunitensi la fiducia nei responsabili della sanità pubblica, dall’altro per la crescente disinformazione antivaccinista, ora arrivata anche ai vertici del potere.
Un’inchiesta del media statunitense ProPublica ha documentato casi recenti di bambini colpiti da malattie storiche come l’Hib, cioè la meningite batterica, il morbillo e la difterite che erano da tempo tenute sotto controllo grazie all’uso dei vaccini. Gli Stati Uniti stanno registrando un’impennata di casi di morbillo che non si vedeva da trent’anni. Secondo ProPublica il morbillo, tra le malattie più contagiose, è solitamente la prima a diffondersi nelle comunità con coperture vaccinali insufficienti e funge da campanello d’allarme per altre gravi malattie che potrebbero sorgere successivamente. Inoltre, gli esperti avvertono che malattie eradicate negli Stati Uniti possono essere reintrodotte facilmente attraverso i viaggi globali se la protezione immunitaria diminuisce.
Mentre l’amministrazione Trump descrive queste azioni come un ritorno alla “scienza gold standard”, intesa come evidenza scientifica rigorosa e basata su studi riproducibili, medici e ricercatori temono che si stia tornando a un’epoca in cui i bambini muoiono per infezioni prevenibili. L’inchiesta sottolinea che la perdita di fiducia e di accesso alle cure non è facilmente reversibile e i danni, come ad esempio le disabilità derivanti dalla poliomielite, sono permanenti. Anche nei Paesi dove l’assistenza è all’avanguardia, i medici sono impotenti di fronte ai danni di malattie come la poliomielite, appunto, o la rosolia.
In questo scenario, lo smantellamento di Usaid e la ridefinizione delle politiche vaccinali non appaiono come interventi isolati, ma come due manifestazioni parallele di un più ampio spostamento politico e culturale, in cui narrazioni complottiste un tempo marginali hanno progressivamente influenzato le decisioni istituzionali. Le conseguenze non si limitano alla sfera amministrativa o al dibattito pubblico, ma si traducono in effetti concreti sulla salute globale, sulla stabilità delle comunità e sulla capacità dei sistemi sanitari di prevenire malattie già controllate o eradicate.
In un contesto di crescente fragilità della cooperazione internazionale e di erosione della fiducia nella scienza istituzionale, il rischio è che i progressi costruiti negli ultimi decenni possano non solo rallentare, ma in alcuni casi essere invertiti, con ricadute difficilmente reversibili per milioni di persone nel mondo.
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