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I terrapiattisti sono tornati e questa volta citano la Bibbia

Sui social network sta prendendo piede un filone cristiano del terrapiattismo che usa versetti dell’Antico e Nuovo Testamento per dimostrare che la Terra è piatta

11 agosto 2026
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Un filone del terrapiattismo usa la Bibbia per dimostrare che la Terra è piatta. Questa convinzione, che ha ripreso vigore sui social network, rifiuta le prove dell’astronomia e della fisica moderna, sostenendo invece che esista un complotto globale per nascondere la vera forma del pianeta alimentato da delle società segrete.

Come scrive sulla rivista di verità bibliche Answers l’astronomo Danny R. Faulkner, per i terrapiattisti la Terra sarebbe un disco piatto, con il Polo Nord al centro e delimitato ai margini da una parete di ghiaccio, l’Antartide, che impedirebbe agli oceani di fuoriuscire. Sopra il disco ci sarebbe una cupola che contiene le stelle, il sole e la luna e ruota quotidianamente, producendo il loro apparente movimento. Questa immagine, secondo i terrapiattisti cristiani, sarebbe suggerita da una serie di versetti biblici.

Molti esponenti del movimento della Terra piatta hanno adottato una mappa della Terra come questa (tecnicamente nota come proiezione azimutale equidistante). Il Polo Nord è posizionato al centro, mentre la mappa non presenta un Polo Sud. Fonte: Answers.

L’origine religiosa del terrapiattismo

Il terrapiattismo moderno ha una base religiosa fin dalla sua nascita, riconducibile a metà dell’Ottocento nel Regno Unito per opera dell’autore inglese Samuel Rowbotham, noto con lo con lo pseudonimo di Parallax. Rowbotham a partire dal 1849 diffuse una serie di scritti che avrebbero confermato la presunta forma piatta della Terra, sostenuti da un’interpretazione letterale della Bibbia. Le sue idee continuarono a essere esplorate su suolo britannico con l’accademico Samuel Shenton, che fondò nel 1956 la Flat Earth Research Society, organizzazione di promozione del terrapiattismo che riuscì a raggiungere un numero maggiore di cospirazionisti e che nel 2004 aprì un sito web con un forum e un ampio archivio.

Il terrapiattismo arrivò poi negli Stati Uniti d’America tramite uno dei seguaci di Rowbotham, William Carpenter, autore del volume del 1885 “One hundred proofs that the earth is not a globe” (in italiano, “Cento prove che la terra non è un globo”), anch’esso nutrito di un’analisi letterale della Bibbia. Il movimento terrapiattista raggiunse il suo apice alla fine dell’800, per poi declinare e riprendere vigore a partire dai primi anni 2000, con la diffusione di contenuti online. In questo periodo arrivò anche in Italia, dove spesso ha assunto delle connotazioni più laiche. Proprio nel 2015 Dino Tinelli, uno dei principali esponenti italiani del terrapiattismo, lesse le posizioni contrarie alla sfericità del pianeta e le fece sue.

Se prima della trasformazione digitale del nuovo millennio il terrapiatismo si alimentava di argomentazioni pseudo-scientifiche di carattere biblico, caratterizzate da ragionamento analitico e verifica di quelle che erano considerate prove, con l’approdo sui social network, ci si sposta verso una comunicazione anti-scientifica, carica di emotività e di affermazioni dogmatiche e polarizzanti. Come spiegano alcuni studiosi di terrapiattismo, autori dello studio “Pseudo-scientific versus anti-scientific online conspiracism: A comparison of the Flat Earth Society’s Internet forum and Reddit”, oggi tramite i social media «le teorie del complotto somigliano più a fiabe popolari che a spiegazioni scientifiche, e il loro fascino non deriva dalla loro coerenza o (pseudo-)credibilità, ma dal fatto di essere oltraggiose o divertenti, o comunque orecchiabili e memorabili». Ѐ il caso di testimonianze di illuminazioni sulla forma piatta della Terra avvenute in sogno o di letture emozionali delle Scritture con rappresentazioni vignettistiche del pianeta.

I sostenitori del terrapiattismo cristiano moderno utilizzano questo stile comunicativo per fruire e alimentare un’interpretazione letterale della Bibbia, la principale fonte perché, come sostiene Caspian Sarginson, terrapiattista e autore britannico di “Flat Earth: A Biblical and Scientific Approach”, «è il libro più venduto e più letto della storia, ed è stato sottoposto al più intenso esame da parte di teologi ed esperti in tutti i campi di studio per un periodo di migliaia di anni, e ne è uscito indenne», quindi rimanendo un punto di riferimento per molti.

In particolare ci sono alcune espressioni formulari o versetti dell’Antico e del Nuovo Testamento che vengono utilizzati come prova. È il caso di «quattro angoli della terra» (Ap 7,1) o «confini della terra» (Sal 98,3), espressioni che si riferiscono alle aree più remote del pianeta ma che vengono utilizzate come argomentazione inoppugnabili: le sfere non hanno angoli né estremità.

Si riprende poi una scena del libro di Daniele, in cui il re babilonese Nabucodonosor descrive un albero tanto alto da essere «visibile fino all’estremità della terra» (Dn 4,8). Secondo l’interpretazione letterale terrapiattista, ciò sarebbe impossibile se la Terra fosse un globo, ma possibile se la Terra fosse piatta. Similmente viene interpretato il brano in cui il diavolo, per tentare Gesù nel deserto, «lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria» (Mt 4,8). Secondo i terrapiattisti ciò è possibile solo se la Terra non è sferica.

Inoltre sarebbero gli astri a muoversi, non la Terra, ben salda sotto il firmamento. E questo assunto deriva da un’analisi letterale del libro di Giosuè, in cui il profeta ordina: «Férmati, sole, su Gàbaon, luna, sulla valle di Àialon» (Gs 10,12) e il sole e la luna si arrestano al suo comando. Per i terrapiattisti cristiani questa è la prova che la Terra è già immobile. Una lettura che ricorda, per certi versi, quella che nel Seicento portò la Chiesa cattolica a condannare l’astronomo Galileo Galilei per aver sostenuto il movimento della Terra attorno al Sole, difendendo quindi una lettura antiscientifica del cosmo. Solo nel 1992, al termine di una commissione di studio istituita da Giovanni Paolo II, la Chiesa riconobbe la condanna di Galilei come un errore e invitò a superare la contrapposizione tra scienza e fede.

Si cita in aggiunta il libro di Giobbe, in cui Dio «scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano» (Gb 9,6), da cui si trae una visione della Terra come disco piatto sorretto da dei pilastri. Infine è da Genesi 1,6-8 che si deduce che il pianeta sia sovrastato da una cupola semisferica contenente gli astri. Quello che nella Bibbia viene chiamato «cielo» o «firmamento» ha la funzione di separare le «acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento», di conseguenza viene immaginato come rigido, una vera e propria volta che contiene le stelle e gli altri pianeti.

I terrapiattisti cristiani sono convinti che accettare che la Terra sia piatta abbia fortemente a che fare con la propria fede. Sostengono le cosiddette «cosmologia e geografia biblica», cioè un’analisi del cosmo e del pianeta in linea con i racconti scritturali, e credono che grazie all’illuminazione derivante dalla sapienza divina si può giungere a comprendere la realtà sulla forma del nostro pianeta. Sostenere la sfericità della Terra viene invece visto come una messa in discussione dell’autorità della Bibbia e chi lo fa è definito “globetard”, unione di “globe” (in italiano, “globo”) e “retard” (in italiano, “ritardato”). Alcuni utenti online sono arrivati a definire sataniche le agenzie scientifiche come la NASA.

Perché il terrapiattismo si nutre di spiritualità? Lo spiega la statunitense Christina (Tippi) Cogen, teologa, ex cappellana delle forze armate aeronautiche e accanita sostenitrice della forma piatta della Terra che parla a un pubblico di quasi 65 mila follower su TikTok: «Se il nemico riesce a farti disconnettere dalla tua eredità divina e a farti credere di essere insignificante, di fluttuare su una roccia rotante […] allora può controllare il mondo intero». Quando l’appartenenza religiosa è vista come politicizzata, accettare il modello astronomico moderno assume il significato di cedere a un sistema culturale percepito come ostile alla propria fede, ai propri valori e alla salvezza, ed entrare in una zona di massimo pericolo.

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