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Perché gli utenti cristiani di TikTok stanno boicottando Coca-Cola

L’azienda è stata accusata di essere contraria al cristianesimo perché bloccherebbe la personalizzazione di lattine e bottiglie con messaggi cristiani

13 agosto 2026
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Alcuni creator e utenti di TikTok stanno invitando a boicottare Coca-Cola, accusata di essere contraria al cristianesimo perché bloccherebbe la personalizzazione di lattine e bottiglie con messaggi cristiani.

Il sito web di Coca-Cola permette di personalizzare lattine e bottiglie con una breve frase e un design tematico. Non sono però ammessi messaggi che contengono nomi di imprese, organizzazioni, celebrità e figure pubbliche, scuole, squadre sportive, testi di natura politica, religiosa o ritenuti inappropriati dalle linee guida. Sui social network sono quindi diventati virali dei video in cui vari utenti mostrano che, durante la personalizzazione delle confezioni di Coca-Cola, frasi attinenti al cristianesimo vengono bloccate, mentre quelle legate all’Islam, all’ebraismo o di inneggio a satana sarebbero permesse.

Tra i primi a segnalare questa presunta discrepanza c’è il content creator statunitense Ryan Haff, che su TikTok ha pubblicato un video da oltre 6 milioni di visualizzazioni in cui condivide lo schermo del computer con l’intento di smascherare Coca-Cola. «Vorrei che fosse falso, ma purtroppo non è così», con queste parole apre la sua critica al brand. Prosegue quindi con l’inserimento di alcune frasi di prova per personalizzare le lattine. Nel suo test vengono accettate frasi contrarie al cristianeismo e che invece promuovono il diavolo, o un altro Dio come Allah: «The Devil is King», «I love Satan», «Satan is good», «Allah is good», «YHWH is good» o anche «Jesus is bad» e «Jesus is evil» (rispettivamente “Il diavolo è re”, “Amo Satana”, “Satana è buono”, “Allah è buono”, “YHWH è buono”, “Gesù è cattivo”, “Gesù è malvagio”). Al contrario sono rifiutate «Jesus is King», «Jesus is good» e «I love Jesus» (“Gesù è re”, “Gesù è buono”, “Amo Gesù”). Haff ha fatto un test anche utilizzando in vario modo la parola “pride” (orgoglio), mostrando come il sistema accetti «Asian pride», «Hispanic pride», «Indigenous pride», ma non «White pride», slogan usato dai gruppi suprematisti dell’estrema destra per promuovere ideologie razziali (rispettivamente “Orgoglio ispanico”, “Orgoglio indigeno”, “Orgoglio bianco”).

Altri utenti hanno poi provato con «Allah lives» e «Satan lives» (in italiano, “Allah vive” e “Satana vive”), ottenendo il via libera dalla piattaforma, a differenza della frase «Jesus lives» (“Gesù vive”). Lo stesso lasciapassare è stato rilevato dall’attivista politica conservatrice Isabel Brown in relazione al nome di Muhammad, profeta per l’Islam, mentre un simile blocco riguarda le diciture «Virgin Mary», «Holy Trinity» e «Holy Spirit» (rispettivamente “Vergine Maria”, “Santa Trinità” e “Spirito Santo”).

Il meccanismo automatico per cui i messaggi a sostegno del cristianesimo sono bannati mentre quelli contro la figura di Gesù o a sostegno di altre religioni sono permessi è stato immediatamente interpretato come prova di un pregiudizio anticristiano dell’azienda e ha scaturito richieste di boicottaggio via social network. Di conseguenza utenti e creator si sono ripresi mentre svuotano le confezioni di Coca-Cola nel lavandino o nel water, spesso mentre Ben Fuller, esponente della musica cristiana, canta: «If I got Jesus, I’ve got all that I could ever need» (in italiano, “Se ho Gesù, ho tutto ciò che mi potrà mai servire”).

In alcuni casi il gesto è accompagnato da messaggi ricchi di delusione per Coca-Cola e di ammiccamento verso i brand concorrenti, come «We’re a Pepsi family now. If you know, you know» (in italiano, “Siamo una famiglia da Pepsi adesso. Chi sa, sa”) oppure «Dr Pepper would never!» (“Dr Pepper non lo farebbe mai!”, facendo riferimento a un’altra bevanda analcolica statunitense). Sulla stessa scia sono state generate dagli utenti dei social con l’intelligenza artificiale immagini e video che attribuiscono a Pepsi, storica competitor di Coca-Cola, un ampio sostegno al cristianesimo e in particolare alla figura di Gesù.

È il caso di immagini di lattine che riportano una croce illuminata da una luce mistica e la scritta «Jesus Christ is the King of Kings» (in italiano, “Gesù Cristo è il re dei re”) oppure animazioni in cui Gesù tiene in mano una lattina di Pepsi e, mentre canta “He Gave It All For Me” di Mercy Hollow, emerge il messaggio «I can do all things with Jesus and Pepsi» (“Posso fare di tutto con Gesù e Pepsi”). Si possono vedere inoltre un Gesù assetato nel deserto che beve da una bottiglia di Pepsi o delle preghiere di ringraziamento in sovraimpressione mentre sullo sfondo una Pepsi è usata per dare il messaggio «Jesus is king».

Altri video sono girati al supermercato, davanti allo scaffale di Coca-Cola, e vedono gli utenti salutare con tristezza le note lattine e bottiglie per ripiegare su altri prodotti di cui si riempiono il carrello mentre li inquadrano con precisione, così da spingere ad acquistarli in sostituzione del marchio accusato. Anche in questi casi, i brani in sottofondo sono devozionali dall’effetto edificante e incoraggiante, come “God I’m Just Grateful” del gruppo Elevation Worship e del cantante statunitense Chandler Moore.

Alcuni utenti hanno condiviso online il modo per aggirare la piattaforma di personalizzazione Coca-Cola: si riesce infatti a inserire un messaggio cristiano se reso in spagnolo come «Jesucristo es Rey» (in italiano, “Gesùcristo [tutto unito, ndr] è re”).

Una situazione simile si è già verificata nel 2024, quando si sosteneva che il brand consentiva di personalizzare le lattine con la scritta “Harris 2024”, ma non con “Trump 2024”. La notizia si è dimostrata falsa, perché ogni contenuto politico veniva bloccato. Allo stesso tempo sia la parola “Jesus” che “Allah” erano segnalate come non in linea con il regolamento di Coca-Cola in egual misura, senza quindi rivelare una rigidità maggiore verso il cristianesimo. Attualmente il servizio di personalizzazione di lattine e bottiglie è stato bloccato e i prodotti personalizzabili risultano «out of stock», non disponibili, quindi non è possibile inserire nessun messaggio di prova. Snopes, sito statunitense specializzato nel contrasto alla disinformazione, ha di conseguenza contattato Coca-Cola via mail per verificare il funzionamento della piattaforma e riferisce che il marchio ha attribuito le eccezioni alla sua policy sui testi dal contenuto religioso a un «problema tecnico».

Un portavoce di Coca-Cola ha dichiarato sempre a Snopes inoltre che l’azienda ha disabilitato la funzione di personalizzazione dei prodotti e sospeso i nuovi ordini in modo da risolvere il malfunzionamento della piattaforma. Inoltre, ha spiegato che, in ogni caso, «queste frasi [dal contenuto religioso seppur non cristiano, oppure contro il cristianesimo, ndr] non sarebbero state approvate per la produzione attraverso il nostro processo di revisione e moderazione, in quanto non conformi alle nostre linee guida sui contenuti».

La vicenda mostra come la personalizzazione di lattine e bottiglie possa assumere una funzione identitaria: per alcune persone cristiane, il mancato riconoscimento di messaggi religiosi diventa un segnale di esclusione della propria identità. Il fenomeno si inserisce inoltre in un contesto, quello statunitense, in cui le bevande vengono spesso utilizzate per veicolare messaggi cristiani e il cristianesimo stesso diventa uno strumento di marketing. In aggiunta, filmarsi mentre si boicotta Coca-Cola assume a sua volta i connotati di testimonianza religiosa e di appartenenza a una comunità di credenti, trasformando una scelta commerciale in una mobilitazione culturale e religiosa.

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