
La zombificazione artificiale dei migranti di Ceuta dalle reti social di estrema destra
Sono immagini utilizzate per dare corpo a una propaganda politica che da decenni parla di invasione migratoria dell’Occidente
Un’orda di esseri umanoidi emerge dall’acqua e cerca di scavalcare le recinzioni sulla costa. A fronteggiarla sulla spiaggia ci sono agenti pesantemente armati, sia con scudi antisommossa che con fucili. Un elicottero sorvola la scena. La tensione è massima.
L’orda riesce a sfondare la prima linea di difesa. Un comandante si sgola nella ricetrasmittente. L’orda si accatasta sotto il filo spinato e riesce ad abbatterlo con la mera forza dei corpi accumulati.
La polizia è sopraffatta; l’orda esonda, inesorabile e implacabile. Le prime colonne di fumo si stagliano dalla strada che dà sul mare, pronte ad avvolgere il resto della città. In sottofondo si sente una voce profonda e lapidaria dire: «quando crolla un confine, tutto cambia».
Quello appena descritto non è il trailer di un film: è un contenuto generato con l’intelligenza artificiale, e pubblicato su X da un account xenofobo e filotrumpiano, che trasforma la crisi migratoria nell’exclave spagnola di Ceuta in una specie di apocalisse zombie. A tal proposito, il video in questione termina con una specie di locandina – anch’essa fatta con l’IA – con il titolo World War Ceuta.
Si tratta di un riferimento al film del 2013 World War Z, ispirato al romanzo omonimo del 2006 di Max Brooks, che narra il collasso della civiltà umana a seguito di una pandemia zombie. La stessa pellicola è stata citata anche da Elon Musk, sempre in riferimento a Ceuta. «Wow! La situazione in Spagna sembra essere fuori controllo!», ha scritto l’uomo più ricco del mondo su X, condividendo con i suoi 241 milioni di follower una scena del film in cui gli zombie riescono a scavalcare un enorme muro di cinta.
Wow, the situation in Spain looks crazy! pic.twitter.com/MrxMS4OCvG
— Elon Musk (@elonmusk) July 31, 2026
Il mito dell’invasione migratoria nella letteratura distopica razzista
Si tratta poi di immagini che danno corpo a uno dei miti più persistenti dell’estrema destra globale: quello dell’invasione migratoria dell’Europa, e più in generale dell’Occidente.
Svariati decenni prima dell’intelligenza artificiale e di Elon Musk, a dar corpo a questo mito ci aveva pensato la letteratura distopica razzista, in particolar modo quella francese. In un paper del 2020, il sociologo Piero Galloro aveva sottolineato come già nel 1886 il giornalista antisemita francese Édouard Drumont paventasse «l’invasione giudaica» nella Francia.
In altri testi letterari e giornalistici gli ebrei erano via via sostituiti dai neri, dagli asiatici e persino dagli italiani. Nel romanzo L’invasione del 1907, ad esempio, l’autore ultranazionalista Louis Bertrand immaginava la presa di Marsiglia da parte degli immigrati italiani, che all’epoca costituivano circa un quinto della popolazione della città.
Negli anni Settanta, invece, i nemici di turno erano diventati gli indiani. Il romanzo Il campo dei santi, uscito nel 1973, descriveva l’invasione della Francia da parte di un milione di indiani guidati dal «coprofago» – il soprannome di un migrante abile a impastare escrementi – e da un “bambino-mostro” deforme.
L’autore è Jean Raspail (deceduto nel 2020), che aveva scritto il libro tra il 1971 e il 1972 a Boulouris, una località di mare vicino a Cannes. Nella villa in cui lavorava, ha raccontato Raspail, «si vedeva solo il mare aperto; [e] una mattina, con lo sguardo perduto lontano, mi dicevo: “E se loro arrivassero?”»
Per «loro» lo scrittore intendeva «gli innumerevoli diseredati del Sud [del mondo]» che «un giorno si sarebbero riversati come uno tsunami su questa riva opulenta, la frontiera aperta del nostro felice Paese».
Sebbene Raspail abbia ripetutamente detto di non essere razzista né di appartenere all’estrema destra, il libro trabocca di descrizioni ferocemente razziste. Il cosiddetto «popolo del Gange» (come viene chiamato nel libro) è costantemente disumanizzato e ridotto a una massa informe che sguazza nelle proprie feci, è immersa «nel piscio e nell’aria appestata dall’alito di esseri denutriti», si abbandona a orge promiscue, contrae ogni tipo di malattia ed è mossa da impulsi ferini.
Il campo dei santi contiene inoltre tirate contro preti, intellettuali, giornalisti, attivisti e politici «di sinistra», ossia i traditori interni che facilitano l’invasione e la scomparsa della «razza bianca». Raspail denuncia pure l’arrendevolezza delle autorità, incapaci di rispondere in maniera adeguata a una minaccia esistenziale.
A un certo punto compare un dialogo tra il presidente francese e un ministro in cui si valuta l’ipotesi di utilizzare l’esercito per bloccare lo sbarco imminente. «Per un nuovo genocidio non faccia affidamento sull’esercito, signor presidente!» dice il ministro. «E su chi, allora?» chiede il presidente. «Su nessuno, signor presidente. La partita è persa», continua il ministro. «Vi sarà comunque un altro genocidio, cioè la nostra scomparsa», chiosa il presidente.
Nella prefazione a una delle tante edizioni, Raspail spiega che il romanzo si svolge nell’arco di appena un giorno, mentre la realtà «ci mostra che si tratta di una sommersione continua» di cui «non misureremo la catastrofica pienezza» fino al 2050.
Per lo scrittore, quello sarà l’anno del «punto di non ritorno»: nelle aree urbanizzate francesi e dei paesi limitrofi «il 50% degli abitanti sotto i 55 anni sarà di origine non europea».
Da Il campo dei santi ai video razzisti con l’intelligenza artificiale
La previsione apocalittica di Raspail non ha però alcun riscontro nella realtà e nemmeno nelle proiezioni demografiche dell’Eurostat, delle Nazioni Unite o dell’OCSE.
In uno scenario elaborato nel 2017 dal Pew Research Center, anche in presenza di un flusso migratorio sostenuto e di un tasso di fertilità elevato, la popolazione musulmana residente in Europa arriverebbe al 14 per cento entro il 2050.
Nonostante ciò, o forse proprio per la sua dimensione paranoica, il libro è diventato un long seller in diversi Paesi ed è stato circonfuso dall’aura della «profezia». In un lungo articolo su The Atlantic del 1994, lo storico Paul Kennedy ha ricordato di averlo sentito per la prima volta dopo l’approdo della nave Vlora a Bari nel 1991. A ogni grosso flusso migratorio Il campo dei santi ha consolidato la sua nomea di testo preveggente, raggiungendo nuovi lettori e un grado sempre maggiore di normalizzazione.
La consacrazione definitiva è arrivata con lo scoppio della Primavera Araba. L’ottava edizione è uscita nel febbraio del 2011, ha venduto sessantamila copie in breve tempo e ha assunto una centralità mai avuta prima. Anche perché – all’incirca nel medesimo periodo – è stato accostato al pamphlet Le grand remplacement (in italiano «La grande sostituzione») di Renaud Camus, che ha delineato la teoria del complotto della «sostituzione etnica».
Ad accrescere la fama del testo ci ha poi pensato la politica: l’ex presidente di Rassemblement National Marine Le Pen ha più volte consigliato di «leggere e rileggere» Il campo dei santi per capire la «sommersione migratoria» a cui sarebbe sottoposta l’Europa. Anche l’ideologo MAGA Steve Bannon e Stephen Miller, l’attuale vicecapo di gabinetto dell’amministrazione Trump, hanno parlato del romanzo come di un testo fondativo e cruciale per capire la minaccia che deve fronteggiare la «razza bianca».
Nell’ultima settimana queste persone, insieme a tanti altri leader e influencer della stessa famiglia politica, hanno ripetutamente parlato di «invasione» di Ceuta e dell’Europa intera, pur sapendo benissimo che l’exclave è esclusa dall’area Schengen.
Ma ormai, per l’appunto, le distopie razziste sono la griglia di lettura prediletta da applicare a ogni crisi migratoria. E proprio come succede ne Il campo dei santi, anche nel racconto social-mediatico di Ceuta le persone migranti sono mostrificate, non hanno un volto o una storia, e soprattutto sono prive di ogni tipo di umanità.
Non a caso, il video citato all’apertura di questo articolo li raffigura come dei veri e propri zombi. In altre clip – sempre generate con l’intelligenza artificiale e diffuse su X – sono invece ritratti come delle specie di creature refrattarie alla pancetta di maiale, che per loro ha lo stesso effetto dell’aglio per i vampiri.
È un paragone crudele e pericoloso sia per le sue implicazioni razziste, sia per il messaggio di fondo che passa da questi video e da certi romanzi. Come sa chiunque ha visto un film di George Romero oppure ha giocato a un episodio della saga videoludica di Resident Evil, con gli zombi (e con i mostri) non si può ragionare: li si abbatte e basta.
- L’IA su Google Earth ha avuto vita molto, molto breve
L’IA su Google Earth ha avuto vita molto, molto breve - Che cos’è questa storia dei libri distrutti dalle aziende dei chatbot IA
Che cos’è questa storia dei libri distrutti dalle aziende dei chatbot IA


