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Tutte le bugie della propaganda “pro-vita” sull’eutanasia di Noelia Castillo

La storia della giovane catalana è stata strumentalizzata per dispiegare propaganda xenofoba e contraria al fine vita

2 aprile 2026
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La storia di Noelia Castillo, la ragazza catalana di 25 anni deceduta lo scorso 26 marzo all’ospedale Sant Camil di Barcellona scegliendo l’eutanasia, ha fatto il giro del mondo ed è approdata nel dibattito pubblico italiano quasi esclusivamente con la lente distorta della disinformazione.

Nel 2024 Castillo aveva richiesto l’eutanasia alla Comisión de Garantía y Evaluación de Cataluña – l’organismo indipendente composto da medici, avvocati ed esperti di bioetica che garantisce la corretta applicazione della procedura – dopo che due anni prima, in un tentativo di suicidio, aveva riportato una lesione al midollo spinale che l’ha resa paraplegica. L’iter che ha portato all’accoglimento della richiesta si è rivelato lungo e tortuoso, soprattutto a causa delle obiezioni presentate in tribunale dal padre Gerónimo e per come il caso è stato strumentalizzato dalle destre estreme di tutto il mondo, che hanno inquinato il dibattito con notizie false per sostenere la propria propaganda politica.

Come già accaduto nel recente passato per vicende simili – e basandosi su ricostruzioni prive di riscontri – anche la Casa Bianca è intervenuta sulla vicenda, chiedendo spiegazioni al governo spagnolo e ordinando all’ambasciata statunitense a Madrid di aprire un’indagine sulla gestione del caso.

Il caso Castillo, dall’inizio

Malgrado le distorsioni della propaganda pro-vita e di estrema destra, la storia di Noelia Castillo non è affatto avvolta dal mistero. A ricostruirla è stata la stessa Castillo, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente televisiva spagnola Antena 3 il 23 marzo, pochi giorni prima di morire. In quell’occasione la ragazza raccontò di aver subito tre episodi di violenza sessuale: la prima volta da parte del suo ragazzo, mentre lei dormiva e non poteva accordare il consenso al rapporto, poi da parte di due uomini in discoteca, e infine per mano di altri tre uomini, pochi giorni prima del tentato suicidio nel 2022. Per tutti questi casi, aveva spiegato Castillo, non esiste alcuna denuncia. Ricordiamo che, per diverse ragioni, le donne vittime di violenza non sempre decidono di denunciare gli aggressori. Secondo un’indagine del ministero dell’Interno spagnolo, nel 2024 in tutta la Spagna solo il 9,9 per cento delle vittime di stupro ha denunciato l’accaduto.

Sempre nell’intervista ad Antena 3, Castillo ha inoltre spiegato di soffrire di un disturbo ossessivo-compulsivo e di un disturbo borderline di personalità, che l’hanno spinta a tentare il suicidio più volte nel corso della sua vita. 

Come anticipato, l’evento suicidario del 2022 ha causato a Castillo una paraplegia irreversibile, che ha convinto la donna ad avviare l’iter per l’eutanasia. La decisione, come vedremo in seguito nel dettaglio, è stata a più riprese avversata dal padre e da diverse organizzazioni religiose.

La disinformazione xenofoba 

Noelia Castillo ha trascorso un periodo della sua infanzia e adolescenza in strutture sociosanitarie per minori – dove è rimasta fino all’età di 18 anni –, dopo che i genitori hanno divorziato e hanno perso la sua custodia, come dichiarato dalla Direzione Generale per la Prevenzione e la Protezione dei Bambini e degli Adolescenti del governo catalano. È proprio su questo momento della sua vita che la disinformazione xenofoba si è concentrata per diffondere notizie infondate. 

Su X diversi account di estrema destra hanno scritto che la ragazza sarebbe stata abusata sessualmente in questi centri da «migranti musulmani» che l’avrebbero fatta franca perché le responsabili dei centri avrebbero vietato a Noelia di denunciare le violenze. Un simile racconto è stato condiviso dall’ex deputato della Lega Simone Pillon, dall’estremista austrico pro-remigrazione Martin Sellner, da Visegrád 24, account noto per diffondere disinformazione e contenuti xenofobi, e da vari aderenti del movimento MAGA (Make America Great Again) come Jack Posobiec e Matt Walsh. Anche Grok, il chatbot di X, interpellato dagli utenti ha rilanciato questa versione.

Questa ricostruzione è però del tutto infondata ed è stata utilizzata per veicolare propaganda xenofoba e razzista. Innanzitutto, questa narrazione non coincide con quanto dichiarato dalla stessa ragazza. Castillo, infatti, non ha mai parlato pubblicamente della nazionalità dei vari aggressori, non ha fatto nomi e non ha specificato il periodo preciso delle violenze, fatta eccezione per l’ultimo caso. Nel 2022, inoltre, anno dell’ultima violenza sessuale subita, Castillo non era più una minorenne e non viveva più nei centri per minori del governo catalano.

Come ricostruito dai fact-checker spagnoli di Maldita, l’affermazione infondata secondo cui Noelia sarebbe stata violentata da un gruppo di «diversi minori non accompagnati» proviene da Abogados Cristianos (Avvocati Cristiani), l’organizzazione ultraconservatrice che ha rappresentato il padre della ragazza Gerónimo Castillo e che ha tentato di impedire l’approvazione della sua richiesta di eutanasia. 

“L’eutanasia per depressione” 

Il giorno della morte di Noelia Castillo sui social media svariati post sostenevano che la giovane donna sarebbe stata «la prima persona a ricevere l’eutanasia per depressione in Spagna». In realtà, questa notizia non trova alcuna conferma nelle varie sentenze emesse dai tribunali spagnoli e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sul suo caso.

A febbraio e aprile 2024 Castillo aveva presentato la richiesta di eutanasia attraverso due richieste esplicite alla Commissione di Garanzia e Valutazione della Catalogna (CGAC), composta da 19 medici. Come stabilito dalla legge spagnola, in Spagna, l’eutansia viene concessa ai maggiorenni affetti da una malattia grave e incurabile o da una patologia grave, cronica e invalidante (ovvero che provoca sofferenze fisiche o psichiche costanti e insopportabili, senza possibilità di un sollievo e con un’aspettativa di vita limitata) certificata da un medico, purché al momento della richiesta il richiedente sia capace di intendere e di volere.

A luglio dello stesso anno, la commissione aveva accolto la richiesta della ragazza all’unanimità, a seguito di diverse perizie mediche e valutazioni psichiatriche. La procedura avrebbe dovuto aver luogo il mese successivo, il 2 agosto, ma era stata sospesa in via cautelare dal Tribunale Amministrativo di Barcellona su richiesta del padre Gerónimo Castillo, che aveva fatto ricorso affiancato dall’associazione Avvocati Cristiani. L’uomo sosteneva che la figlia soffrisse di problemi di salute mentale e che non fosse in grado di decidere del proprio destino, un requisito necessario per concedere l’eutanasia. Nell’intervista ad Antena 3, Noelia aveva commentato di non avere un buon rapporto con suo padre, e che lui «non ha mai rispetto la mia decisione e mai lo farà».

A marzo del 2025 l’Alta Corte di Giustizia della Catalogna aveva autorizzato l’eutanasia inizialmente richiesta da Castillo e approvata dalla commissione dei medici addetta. La sentenza, ottenuta dai colleghi spagnoli di Maldita, stabiliva che «la paziente soffre di limitazioni alla sua autonomia fisica e alle attività quotidiane, al punto da non essere in grado di prendersi cura di sé, presenta una costante sofferenza fisica e psicologica, ripetutamente espressa come intollerabile da lei stessa ai vari professionisti che l’hanno valutata, e non vi è alcuna prognosi di miglioramento o guarigione».

La decisione dell’Alta Corte si basava sulla cartella clinica di Noelia, che «presenta una lesione incurabile e non riabilitabile del midollo spinale lombare, considerata cronica, permanente e irreversibile, senza alternative terapeutiche fino ad oggi». I disturbi mentali che Noelia manifesta, invece, «non influiscono sulla sua capacità di ragionamento e di volontà», continuava ancora il referto medico, e il disturbo borderline di personalità di cui soffriva «non è una malattia, ma piuttosto un modo di essere della persona, e pertanto non è curabile».

Anche la Corte Suprema spagnola, a gennaio 2026, ha confermato la possibilità di procedere con l’eutanasia, respingendo un altro ricorso presentato sempre dal padre di Noelia e concludendo che la ragazza «aveva piena capacità di richiedere l’eutanasia e che tutti i requisiti per la sua concessione erano soddisfatti». 

Non esistono quindi documenti che attestano che l’eutanasia sia stata approvata  perché Castillo «soffriva di depressione». 

“L’eutanasia obbligata”

La scelta di Noelia Castillo di ricorrere all’eutanasia è stata messa in dubbio da un’altra narrazione disinformativa. Sui social media è stato anche diffuso che la ragazza non fosse veramente sicura della sua decisione e che ci avrebbe ripensato. Questa tesi proviene da un documento esistente e firmato da Noelia a luglio 2024, quindi pochi giorni prima della data in cui era inizialmente prevista l’eutanasia. In questo testo, la giovane esprimeva rammarico, chiedendo più tempo. «Con la presente dichiaro che, poiché la procedura di eutanasia è programmata per il 2 agosto e mi trovo in uno stato confusionale, richiedo un rinvio di sei mesi della suddetta procedura al fine di avere il tempo di riflettere e migliorare la mia decisione», si leggeva nel testo.

Come ha dichiarato dalla stessa Castillo successivamente e ricostruito nella sentenza dell’Alta Corte di marzo 2025, la ragazza era stata costretta a scrivere quel documento da due ragazze appartenenti a una comunità religiosa che approfittarono di un suo momento di debolezza mentale. Sempre a luglio 2024, Castillo aveva spiegato allo psicologo e al direttore sanitario dell’ospedale Sant Camil di Barcellona di aver scritto quel documento «in circostanze in cui non era consapevole di ciò che stava facendo e di essere pienamente convinta dell’eutanasia». Anche nell’intervista ad Antena 3 la ragazza ha più volte ripetuto di «voler andarmene in pace ora e smettere di soffrire».

La decisione di Castillo è stata messa in dubbio anche da un’altra narrazione infondata, secondo cui la ragazza avrebbe voluto in realtà annullare la procedura ma non ha potuto perché «i suoi organi erano già stati destinati ad altri pazienti». 

A diffondere questa tesi è stata Polonia Castellanos, avvocata e presidente di Avvocati Cristiani che ha seguito il padre di Noelia (e non l’avvocata di Noelia, come invece alcuni hanno scritto). Per Castellanos, sarebbe stato l’ospedale di Barcellona a informare la madre di Noelia, Yolanda Ramos, che la procedura d’eutanasia doveva proseguire appunto perché c’erano persone a cui erano già stati promessi i suoi organi. Ma la madre della ragazza non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla questione, e non ci sono nemmeno informazioni sulla volontà della ragazza di donare i suoi organi.

I fact-checker di Maldita hanno segnalato inoltre che l’ospedale dove Castillo ha subito l’eutanasia non è autorizzato per il prelievo e il trapianto di organi, stando all’elenco dei centri autorizzati dell’Organizzazione Nazionale dei Trapianti (ONT). L’ente pubblico stabilisce che chi richiede l’eutanasia e vuole anche donare gli organi deve prima completare l’intera procedura legale di richiesta, e solo successivamente esprimere la volontà di donare. In base al protocollo spagnolo sulla donazione di organi, la decisione di richiedere l’eutanasia e di donare gli organi «devono essere indipendenti e prese consapevolmente, volontariamente e liberamente» e ogni paziente può «revocare il consenso alla donazione in qualsiasi momento durante il processo, senza doverlo giustificare».

Questa falsa narrazione, tra l’altro, è spesso accompagnata da un’immagine altrettanto falsa, ma emotivamente impattante, che afferma di mostrare Castillo sul letto di un ospedale, ancora viva, mentre viene portata in sala operatoria per l’espianto di organi. Una foto che però è stata creata digitalmente utilizzando un reale scatto di un letto medico di un ospedale di Hong Kong, a cui è stato aggiunto il corpo di una ragazza somigliante a Noelia. 

Come abbiamo visto, l’eutanasia di Noelia Castillo è stata oggetto di aspro dibattito in Spagna e non solo, dove l’ala conservatrice – prima fra tutti l’associazione che ha tentato di ostacolare la procedura – ha argomentato le proprie tesi ricorrendo anche a false informazioni. Ma nonostante in molti abbiano parlato di lei, scrive la politologa Máriam Martínez-Bascuñán in un commento su El Pais, «la vera domanda è: quanti erano disposti ad accettare che la decisione sulla propria vita spettasse a lei? Perché quando qualcuno parla del proprio dolore il suo giudizio viene interpretato come incapacità, specialmente se si tratta di una donna?». Dopotutto, conclude Martínez-Bascuñán, Castillo «conosceva la propria sofferenza e aveva preso una decisione. E ciò che le dovevamo – ciò che la legge garantisce – era esattamente questo: ascoltarla».

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