
Il complottismo degli anticomplottisti sulla regia russa nelle manifestazioni studentesche
Non sono emerse prove di una coordinazione delle proteste in Francia e Italia, ma la pista che porta al Cremlino è più popolare che mai
C’è la Russia dietro i disordini avvenuti durante le manifestazioni studentesche e contro il carovita in Francia e in Italia? Questa – riporta Bloomberg – è l’ipotesi su cui hanno iniziato a indagare funzionari dell’intelligence italiana a seguito di una richiesta di approfondimento arrivata dal governo Meloni. «I fatti di Milano e di altre parti d’Italia», ha detto, a questo proposito, martedì il ministro della Difesa Guido Crosetto, pur senza mai citare direttamente Mosca, «sono una cosa profondamente diversa da quelli che abbiamo vissuto in altre epoche, e sono il frutto, il punto di arrivo di una cosa che io, inascoltato, richiamo da quattro anni: la guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, che si chiamano social, che si chiamano YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca». Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani non ha escluso una possibile “regia esterna”, la stessa che si sforzerebbe di influenzare i risultati elettorali in Europa.
Eppure, mentre il governo sembra intento a esplorare anche altre piste, come quella di un’alleanza fra reti islamiste e sinistra nelle piazze del Nord, non è emersa nessuna prova che la Russia abbia coordinato le proteste e le violenze né a Parigi o nelle altre città francesi né a Milano, Torino o Bologna.
Questa suggestione, più una teoria del complotto che una concreta premessa di investigazione, appare piuttosto una fuga dalle proprie responsabilità – afferma sulla rivista francese Le Grand Continent Kevin Limonier, slavista e geopolitologo dell’Università di Parigi – se non persino un tentativo pericoloso di intossicare il dibattito interno. Paradossalmente, continua Limonier, è proprio ciò che gli attori russi si auspicano per «prendersi il centro della scena ed essere visti come molto potenti».
Funzionari dell’intelligence europea hanno, infatti, riferito al Financial Times che, per quanto i propri governi abbiano dato loro incarico di esaminare il ruolo delle disinformazione russa nelle rivolte di questi giorni, «sarebbe troppo semplicistico dire che è colpa dei russi» e che le mobilitazioni hanno una natura «autentica». Da un funzionario UE, sentito da Euronews, è filtrata una valutazione simile – nessuna «informazione o conferma definitiva che la manipolazione delle informazioni straniere sia dietro gli eventi in Francia e altrove» – mentre David Colon, ricercatore di Sciences Po specializzato in disinformazione, ha confermato al FT che gli influencer filo-russi «non sono all’origine della manifestazione, né hanno avuto un impatto sull’andamento degli eventi». Anche Bruno Valensise, capo del controspionaggio italiano (Aisi), nella sua relazione al Copasir giovedì 22, ha escluso il coinvolgimento di Stati stranieri nella regia degli scontri e dei saccheggi. Un rapporto pubblicato il 18 ottobre da un think tank indipendente di intelligence, Disinformation Commission, è arrivato alle stesse conclusioni, cioè che il movimento di protesta è «organico», «autoctono» e privo di direzione straniera, pur essendo soggetto a distorsioni da parte di vari attori.
Per sgombrare il campo dai fumi della propaganda, bisognerebbe, in effetti, distinguere fra tre azioni di disinformazione separate: da un lato, un eventuale piano per orchestrare dall’estero i disordini, finora non comprovato, come ha persino evidenziato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi; e dall’altro i piani per amplificarne la visibilità e strumentalizzarne cause ed effetti, che sono stati entrambi, al contrario del primo, ben documentati.
È su questa differenza che ha, ad esempio, insistito il presidente francese, Emmanuel Macron, in visita di Stato in Qatar: «Per me non c’è alcuna interferenza straniera visibile negli eventi. D’altra parte, c’è stata manipolazione straniera delle informazioni dopo, sì, e questo ha dato origine a commenti inaccettabili e stupidi da parte di molte persone, inclusi leader stranieri».
È risaputo che la Russia ha all’attivo due principali campagne di disinformazione contro i Paesi NATO, di cui la Francia è uno degli obiettivi principali. Si tratta di Matryoshka e di Storm-1516.
La prima è una rete di bot sui social network attivata alla fine del 2023 inizialmente con lo scopo di sommergere giornalisti e fact-checker di fake news anti-ucraine, sollecitandoli a darne risonanza, e successivamente di diffondere repliche grafiche dei principali siti d’informazione per ingannare i lettori, come già faceva in precedenza la campagna Doppelgänger. Come hanno riscontrato i ricercatori dell’Institute for Strategic Dialogue, le tattiche di Matryoshka sono così ripetitive, si servono di narrazioni talmente ricorrenti e sono a tal punto gonfiate artificialmente, senza il minimo impegno per mascherarle, da essere facilmente riconoscibili per gli specialisti e i moderatori delle piattaforme. Periodicamente cancellati dai social e raramente coinvolgenti per gli utenti reali, i post di Matryoshka hanno, di conseguenza, avuto un impatto limitato sul pubblico. Domenica 19 ottobre, David Colon ne ha contati 10 in relazione alle manifestazioni francesi, e hanno tutti avuto una portata debole su X.
La seconda campagna, Storm-1516, è invece una rete internazionale di influencer reali, con una base operativa a San Pietroburgo e probabilmente coordinata da un’unità del GRU, i servizi segreti militari russi, che producono su commissione, o diffondono volontariamente per adesione ideologica, false narrazioni per un audience occidentale, sulla scia delle modalità operative dell’Internet Research Agency (IRA), la fabbrica di troll creata da Yevgeny Prigozhin: foto, video e audio manipolati, anche con l’ausilio dell’IA, testimonianze inventate, media fittizi. Secondo Viginum, l’agenzia di Stato francese contro le interferenze straniere, le operazioni di Storm-1516, per quanto difficili da misurare, hanno ottenuto un’alta visibilità online. Colon ritiene che anche Storm-1516 si sia mobilitata per diffondere disinformazione sulle proteste, anche se, al momento, sembra più rivolgere le sue attenzioni allo screditamento del candidato socialista Raphael Glucksmann.
Nonostante a queste due campagne di disinformazione si siano affiancate, in questi giorni, le reti russe in lingua francese su Telegram, la cosiddetta Rete Pravda o Portal Kombat, e i media russi come Sputnik e RT, tuttavia irraggiungibili dall’Europa, la loro portata è stata resa insignificante dalla parallela propaganda disinformativa degli influencer di estrema destra, che, con lo schema delle sommosse etniche di matrice islamica, hanno ottenuto, secondo Disinformation Commission, milioni di visualizzazioni, dieci volte di più degli attori di Stato stranieri, come Russia e Iran.
Il portale di fact-checking Newsguard si è, ad esempio, occupato di smontare la bufala, propagata dal giornalista Paul Amar sul canale televisivo francese di ultradestra CNews, che in una strada di Marsiglia i manifestanti avessero dato alle fiamme tutti i negozi dei commercianti ebrei, risparmiando però quelli musulmani. Il video su X ha ottenuto almeno 8 milioni di visualizzazioni, di cui quasi la metà grazie alla condivisione del profilo di estrema destra Visegrad24. Si tratta di un reach più di cento volte maggiore, escludendo l’audience televisiva di CNews (circa 200mila spettatori), rispetto alla mappa europea delle manifestazioni pubblicata dal canale Telegram del blogger russo, vicino al ministero della difesa, Rybar, che da molti commentatori è stata indicata come la presunta prova di una regia del Cremlino.
Alla disinformazione islamofobica si è accodato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, per questo rimproverato indirettamente dallo stesso Macron. In un’intervista al canale tv i24, Netanyahu ha sostenuto che le rivolte fossero la dimostrazione della resa della Francia all’invasione dell’Islam radicale e, in particolare, di Hamas e dell’ISIS. Su X, come riporta il quotidiano Haaretz, gli account ufficiali del ministero degli esteri israeliano e del ministro della diaspora hanno falsamente collegato i manifestanti ai gruppi filo-palestinesi ed evocato lo scenario di una guerra civile in Francia. I due post, entrambi in inglese, hanno raggiunto complessivamente 70mila visualizzazioni circa. Allo stesso tempo, la BBC ha scoperto che una delle immagini più virali sulle violenze, quella di una coppia di anziani che sarebbe stata rapinata dei propri vestiti in una strada di Parigi (una notizia priva di alcuna conferma ufficiale), è stata creata con ChatGPT da Infos-Israel.News, una testata israeliana in lingua francese.
Altri leader stranieri, come il presidente statunitense Donald Trump e la tedesca Alice Weidel di AfD, hanno inquadrato i disordini come l’esito dei fallimenti francesi sull’immigrazione. Numeri elevatissimi sono stati totalizzati anche dalla rete identitaria: un video della polemista e attivista olandese di estrema destra Eva Vlaardingerbroek, in cui promuove la remigrazione come soluzione preventiva contro le violenze di questi giorni, è stato visto da oltre 700mila persone.
D’altra parte, il giornale d’inchiesta Mediapart ha rivelato che i servizi segreti interni francesi si sono lamentati delle pressioni del governo per attribuire la responsabilità delle violenze alla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, nonostante sia «oggettivamente falso». Un clima analogo di censura verso la sinistra radicale è stato denunciato dai sindacati di France Télévision, la tv pubblica francese, che hanno segnalato scelte editoriali volte a sottintendere che la France Insoumise sia all’origine delle violenze. Le accuse infondate a LFI, peraltro già oggetto, secondo Viginum, di una campagna di disinformazione da parte di una misteriosa agenzia israeliana, hanno indotto diversi rappresentanti della destra a chiedere lo scioglimento del partito e il suo divieto di correre alle imminenti elezioni presidenziali, dove Mélenchon è dato dai sondaggi come secondo favorito per il ballottaggio.
Insomma, mentre non c’è alcuna evidenza credibile di una cospirazione russa per coordinare le proteste e organizzare i disordini francesi e italiani, esistono, invece, prove di una successiva amplificazione e manipolazione da parte di una pluralità di attori, tanto interni quanto esterni ai due Paesi e ciascuno con una propria agenda politica: fra questi i russi sono, tuttavia, nel momento in cui scriviamo, fra i meno efficaci nel promuoverla.
Come spesso accade in periodi di grandi tumulti popolari, è forte la tentazione di spiegarne l’inaspettata simultaneità in vari Paesi con la lettura del complotto: è stato il caso dei moti rivoluzionari francesi di fine Settecento, attribuiti alla massoneria, o – in tempi più recenti – della manifestazioni contro i pass vaccinali durante la pandemia, ancora una volta interpretati come il risultato di interferenze russe. Eppure, proprio le proteste no-vax, organizzate in sincrono dall’Europa all’Australia grazie alla leggerissima infrastruttura online predisposta da un gruppo di wedding planner tedeschi, ci insegnano che, nell’era dei social, la chiamata alla rivolta sociale da parte di account Instagram e Telegram che sembrano nascere per gemmazione improvvisa, come il “Movimento 17 ottobre” o “Italia in piazza”, è più una scommessa che un piano preordinato. Ciò che conta, alla fine, è sempre la propensione dell’opinione pubblica a mobilitarsi per davvero.
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I tentativi di ingerenza della Russia sulle presidenziali francesi sono iniziati con largo anticipo - Come la Russia usa l’esoterismo per fare propaganda
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