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La guerra culturale di Trump contro le regole su hate speech e disinformazione si è spostata in Europa

Siamo stati al convegno internazionale dei partiti e dei think tank ultraconservatori andato in scena nel cuore dell’Unione Europea, un mondo sempre più allineato con l’agenda MAGA

18 febbraio 2026
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«In molti Paesi, e persino in intere regioni come l’Europa, c’è un trend preoccupante riguardo alla restrizione della libertà di espressione e all’imposizione del pensiero unico». È una mattina di inizio febbraio quando Stephen Bartulica, europarlamentare del partito di destra croato DOMiNO, pronuncia queste parole di fronte a una sala gremita nel palazzo del Parlamento europeo di Bruxelles. «L’uccisione di Charlie Kirk, ad esempio, ha mostrato le serie difficoltà che affrontano coloro che difendono apertamente la dignità umana e le libertà fondamentali».

In platea sono seduti decine di rappresentanti di partiti di destra ed estrema destra, think tank e organizzazioni ultraconservatrici da diverse parti del mondo. Nella lista degli speaker e tra gli sponsor, anche realtà statunitensi del mondo trumpiano MAGA, Make America Great Again. Su tutte, spicca Heritage Foundation, organizzazione dietro il documento programmatico “Project 2025” per la seconda presidenza Trump.

L’evento è il summit del Political Network for Values (PNfV), una rete transnazionale di lobbying fondata nel 2014 e formata da organizzazioni, attivisti e politici cosiddetti “anti-gender” e di stampo ultraconservatore provenienti dagli Stati Uniti, dall’America Latina e dall’Europa. In chiusura, si tiene un acclamatissimo keynote speech del neoeletto presidente del Cile José Antonio Kast (che ha presieduto il PNfV fino a dicembre 2024, poi seguito da Bartulica).

A promuovere il convegno sono stati i due gruppi di destra all’interno del Parlamento europeo: Conservatori e riformisti (ECR), dove siede Fratelli d’Italia, e Patrioti per l’Europa, la formazione lanciata da Viktor Orbán, che raccoglie partiti nazionalisti e di estrema destra come lo spagnolo Vox, l’austriaco FPÖ, il portoghese Chega, il belga Vlaams Belang, il Partito per la Libertà olandese e la Lega di Matteo Salvini.

Per tutta la giornata – oltre ai numerosi richiami a difendere «Dio, patria e famiglia» – si alternano sul palco attacchi al «regime di censura online» che rischia l’Unione europea se continua a voler «limitare il diritto alla libertà di espressione» – un diritto che è «sotto attacco in Occidente».

Il riferimento è al Digital Services Act (DSA), il pacchetto legislativo europeo sui servizi digitali, che impone a grosse piattaforme online e intermediari regole più severe per quanto riguarda la rimozione di contenuti illegali, moderazione, contrasto all’hate speech e alla disinformazione e tutele rafforzate per le persone di minore età. Durante il summit, proprio il DSA è stato definito «un atto totalitario» che «va abolito».

La “censura” dell’UE

Quello dell’Unione europea che con i suoi regolamenti limiterebbe la libertà di espressione in occidente è un tema ricorrente della seconda presidenza di Donald Trump e dei suoi ripetuti attacchi all’Europa. Già a febbraio 2025, parlando alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance aveva detto che la libertà di parola in Europa stava «regredendo», a causa anche della minaccia di «censura digitale».

Nella National Security Strategy degli USA, il documento che elenca le priorità in tema di sicurezza nazionale pubblicato lo scorso novembre, l’Europa viene accusata di allontanarsi dal comune patrimonio culturale transatlantico, mettendosi a rischio di «cancellazione di civiltà». L’UE, secondo il documento, sta minando «la libertà e la sovranità politica», portando avanti «politiche migratorie che stanno trasformando il continente, creando conflitti». Al contempo, sta «censurando la libertà di parola e reprimendo l’opposizione politica», nonché provocando «il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia».

Poco prima di Natale, la Casa Bianca ha annunciato di aver negato il visto a Thierry Breton, ex commissario UE architetto del DSA, e ad altri quattro attivisti digitali europei. Nell’annunciare il ban, il segretario di Stato Marco Rubio aveva scritto su X: «Per troppo tempo, in Europa, alcuni ideologi hanno guidato sforzi orchestrati per costringere le piattaforme americane a colpire i punti di vista statunitensi che non condividono».

All’inizio dello stesso mese, la Commissione europea aveva multato la piattaforma di Elon Musk per 120 milioni di euro per violazioni di obblighi di trasparenza previsti dal DSA. 

Più recentemente, all’inizio di febbraio 2026, la Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha diffuso un report dal titolo “The Foreign Censorship Threat, Part II”, secondo cui, in un percorso decennale culminato con il DSA, l’UE avrebbe esercitato pressioni sulle piattaforme digitali per cambiare le regole di moderazione dei commenti, incidendo sulla libertà di espressione degli utenti statunitensi.

Secondo un’analisi pubblicata dal think tank European Council on Foreign Relations, uno dei pilastri della guerra culturale del movimento MAGA per spostare l’asse ideologico dell’Europa è l’accusa di censurare il dissenso, prendendosela con le leggi contro l’hate speech o la disinformazione. Trasformando una «complessa questione normativa in un campo di battaglia morale», si legge nel testo, gli USA amplificano la narrazione «secondo cui l’Europa avrebbe tradito l’identità dell’occidente» e «giustificano l’ingerenza nella politica europea».

In questa operazione, think tank come la Heritage Foundation contribuiscono a «plasmare l’UE come elitaria e woke». E l’estrema destra europea è un’ottima stampella: figure come Orbán, Le Pen e Wilders (fondatore e leader del Partito per la Libertà olandese) vengono acclamate «come combattenti contro l’impero liberale in una alleanza per la libertà», dice il report. 

Durante il summit di inizio febbraio a Bruxelles Santiago Abascal, leader di Vox, ha affermato che «quando JD Vance ha detto che la libertà di espressione in Europa sta regredendo ha messo a nudo verità che le élite europee vogliono occultare». 

MAGA all’UE

Negli stessi giorni in cui si teneva il convegno al Parlamento europeo, il Financial Times ha diffuso per primo la notizia secondo cui il dipartimento di Stato americano sarebbe pronto a finanziare think tank e organizzazioni allineate al movimento MAGA in tutta Europa per promuovere l’agenda di Trump all’estero. 

A occuparsi di questa operazione è Sarah Rogers, la sottosegretaria di Stato USA per la diplomazia pubblica, che all’inizio di dicembre, quasi in concomitanza con la pubblicazione del National Security Strategy, ha visitato il Regno Unito, la Francia e l’Italia per «portare avanti questioni bilaterali fondamentali, ribadendo l’impegno dell’amministrazione Trump a difendere la libertà di parola e la libertà digitale».

Secondo Politico, la lista di possibili organizzazioni affini al movimento MAGA è stata fornita ai funzionari statunitensi dalla Heritage Foundation. Negli ultimi tempi il think tank USA ha incrementato la sua attività in Europa. A febbraio 2025, all’indomani dell’inizio del secondo mandato di Trump, esponenti di Heritage Foundation avevano partecipato ai lavori del primo summit di Patriots for Europe a Madrid. 

Sempre Politico ha ricostruito diversi incontri privati avuti dallo staff di Heritage Foundation con europarlamentari di Ungheria, Repubblica Ceca, Spagna, Francia e Germania nel corso di quest’anno, in numero superiore rispetto ai cinque anni precedenti (come si evince anche dagli strumenti di monitoraggio della trasparenza UE). In più, ci sono stati anche «ulteriori incontri con alcuni eurodeputati che non sono stati ufficialmente dichiarati, inclusi colloqui con tre esponenti di Fratelli d’Italia», continua Politico

La testata polacca Vsquare ha raccontato di un workshop a porte chiuse di Heritage Foundation su come smantellare l’UE a Washington a febbraio 2025 con il think tank ungherese vicino a Fidesz Mathias Corvinus Collegium (MCC) e l’istituto polacco legato al partito nazionalista PiS Ordo Iuris. A fine ottobre 2025, invece, il vicepresidente per le politiche interne di Heritage ha partecipato a un evento sulla denatalità a Roma insieme alla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella.

«La Heritage Foundation non è solo un centro studi. È parte della spina dorsale del regime di Trump», ha detto, intervistato da DeSmog, Kenneth Haar, ricercatore e attivista di Corporate Europe Observatory, un gruppo che si batte per una maggiore trasparenza nelle istituzioni europee. Ecco perché è rilevante che Heritage Foundation non figuri solo tra gli speaker del summit al Parlamento europeo di inizio febbraio: se si guarda una precedente versione del programma – rimossa dal sito ma reperibile su web.archive – è presente anche tra gli sponsor dell’evento, insieme ad Adf International e alla Foundation for a Civic Hungary, il think tank ufficiale di Fidesz, il partito di Viktor Orbán. 

Adf International è la branca internazionale della statunitense Alliance Defending Freedom, organizzazione ultraconservatrice nota anche per aver giocato un ruolo nel ribaltamento della sentenza Roe v. Wade che garantiva il diritto all’aborto a livello federale negli Stati Uniti. Da tempo impegnata in attività di lobbying a Bruxelles, Adf si è recentemente spesa sul tema DSA, definito da una rappresentante europea dell’organizzazione durante il summit al Parlamento europeo «una delle minacce più pericolose alla libertà di espressione online oggi nel mondo occidentale». 

Il free speech come pretesto d’odio

Secondo gli organizzatori del summit di Bruxelles, «promuovere e proteggere la vita, la famiglia e le libertà sono troppo spesso considerate posizioni da silenziare», talvolta con una «censura mascherata da regolamentazione».

Quando la parlamentare ugandese Lucy Akello ha preso la parola dicendo che le persone Lgbtq+ stanno «costringendo i bambini all’omosessualità», sostenendo di essere vittima di persecuzione contro chi cerca di «proteggere i valori della famiglia», il suo intervento è stato accolto da applausi scroscianti. Akello ha sostenuto nel 2023 il ripristino della legge anti-amosessualità in Uganda che prevede la pena dell’ergastolo.

«Pensate che l’asilo indiscriminato salverà le nostre pensioni? Credete che il green deal salverà il mondo? Che un uomo diventi una donna soltanto perché si sente una donna?», ha detto dal palco Tom Vandendriessche, eurodeputato del partito belga di estrema destra e indipendentista Vlaams Belang.

Altri speaker si sono mostrati come vittime di censura per il loro sostegno alle terapie di conversione (pratica pseudoscientifica per modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere, bannata in diversi Paesi), hanno fatto dichiarazioni transfobiche o parlato della «cancellazione degli uomini bianchi, eterosessuali e cattolici». Come ha detto Haar di Corporate Europe Observatory, sembra chiaro «che quando parlano di “libertà di parola”, in realtà intendono “libertà di incitamento all’odio”».

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