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Il simbolo della Gen Z indiana è uno scarafaggio

Nato come movimento satirico online, il “Cockroach Janta Party” è diventato virale a livello internazionale come movimento social anti-governativo

4 giugno 2026
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I movimenti della Gen Z nati sui social avevano fatto notizia l’anno scorso con il caso del Nepal, dove le proteste dei giovani avevano portato alla caduta del governo, e del Madagascar, dove avevano costretto il presidente alla fuga. Quest’anno il Paese dove sui social sta crescendo un movimento di protesta anti-governativa è l’India, e la mascotte del movimento è decisamente insolita: lo scarafaggio. 

Tutto ha avuto inizio il 15 maggio scorso, quando il presidente della Corte Suprema indiana, Surya Kant, durante un’udienza pubblica, ha denunciato un presunto attacco al sistema da parte di «parassiti». Nel mirino, in particolare, i giovani disoccupati o privi di una collocazione professionale, che l’uomo ha paragonato a degli scarafaggi.

Surya Kant ha successivamente specificato che non intendeva riferirsi ai giovani in generale, ma a quelli che esercitano la professione di avvocati (ma non solo) con titoli di studio falsi e contraffatti. 

Il “danno”, però, era ormai fatto. Nel frattempo infatti, a partire da queste parole di Kant, era già scoppiato il trend social. Il 16 maggio, Abhijeet Dipke, trentenne indiano che ha appena completato un Master in Pubbliche relazioni alla Boston University negli Stati Uniti, ha pubblicato un post su X (archiviato qui) in cui chiede, in maniera provocatoria: «E se tutte le blatte si unissero?». 

Il post ha rapidamente raggiunto 85mila visualizzazioni, e dopo alcune ore Dipke ha pubblicato su X (archiviato qui) un modulo Google per aderire al neonato “CJP – Cockroach Janta Party” (in italiano, “Partito del Popolo delle blatte”), un riferimento satirico al partito al governo BJP – Bharatiya Janata Party (in italiano, “Partito del Popolo indiano”), guidato dal primo ministro Narendra Modi in carica dal 2014. A stretto giro è stato anche lanciato il logo del movimento, con in primo piano uno scarafaggio con gli occhiali da sole.

Per partecipare al CJP sono necessari dei prerequisiti tanto specifici quanto autoironici: essere disoccupati, pigri, sempre online, ed essere bravi a lamentarsi. Con lo slogan “Mein Bhi Cockroach” (dall’Hindi, “Anch’io sono uno scarafaggio”), è stato anche creato un account X (post archiviato qui); e in soli nove giorni, la nuova pagina Instagram del movimento ha raggiunto oltre 22 milioni di follower.  

È stato creato anche un sito web ufficiale (archiviato qui), sul quale è stato pubblicato il manifesto del “Cockroach Janta Party”. Tra le richieste, c’è quella di riservare alle donne il 50 per cento dei seggi in Parlamento e nel Governo, e di revocare le licenze di trasmissione ai media di proprietà di Mukesh Ambani e Gautam Adani, due ricchi imprenditori, considerati molto vicini al primo ministro Modi, che nel corso degli anni hanno acquisito gran parte dei media indiani. 

Gli attacchi al movimento  

Nato come satira e presa in giro della classe dirigente indiana, il “movimento degli scarafaggi” è diventato virale in pochissimo tempo ed è quindi stato raccontato da svariate testate giornalistiche a livello internazionale, dal New York Times a Le Monde

Nei giorni in cui la copertura mediatica è esplosa a livello globale, il CPJ ha comunicato che il suo sito ufficiale è stato bloccato (salvo essere poi ripristinato il 25 maggio). Il 23 maggio, il fondatore Abhijeet Dipke ha scritto su X (archiviato qui) che la pagina Instagram del movimento è stata hackerata, e lo stesso è accaduto al suo account Instagram personale. Nel frattempo, l’account X ufficiale del movimento è stato bloccato in India dal governo per ragioni di “sicurezza nazionale”, e chi cerca di accedervi dal Paese vede apparire sulla schermata la scritta «l’account è stato sospeso in India in risposta ad una richiesta legale». Il 21 maggio, però, è stato creato un nuovo account di backup, sempre su X, chiamato “Cockroach is back!” (in italiano, “lo scarafaggio è tornato”) con la didascalia: «Pensavate di riuscire a liberarvi di noi? Lol». 

Il “Cockroach Janta Party” è stato attaccato direttamente anche da importanti esponenti politici indiani. Il 23 maggio, Kiren Rijiju, Ministro dell’Unione indiana per gli affari parlamentari, ha scritto su su X (archiviato qui): «Mi dispiace per coloro che cercano i loro follower sui social media dal Pakistan e dalla banda di George Soros». Oltre alle note teorie del complotto infondate contro Soros, il post fa riferimento alla notizia (falsa) secondo cui la maggior parte dei follower del movimento online avrebbero sede in Pakistan (Paese antagonista dell’India a partire dalla divisione in due Stati decisa nel 1947 dall’allora impero coloniale inglese, con il riconoscimento dell’indipendenza dei territori del Raj britannico). Contattato dai fact-checker indiani di Alt News, Abhijeet Dipke ha fornito una registrazione dello schermo (archiviata qui) della pagina Instagram ufficiale del movimento, che mostra i dati demografici dei follower: gli account con sede in India rappresentano il 94,7 per cento dei follower della pagina. 

Lo stesso fondatore di CJP è stato anche accusato di essere un burattino nelle mani del partito di opposizione AAP – Aam Aadmi Party (in italiano, “Partito dell’uomo comune”). L’associazione deriva dal fatto che tra il 2020 e il 2022 Dipke ha collaborato come volontario con il team che si occupa dei social media dell’AAP e lavorato a una campagna digitale basata sui meme. Il fondatore del movimento non ha mai negato questa associazione, e in un’intervista a France 24 ha sottolineato che «non è un crimine aver lavorato con loro», e che comunque «non permetterà il coinvolgimento di alcun partito (incluso l’AAP) con il Cockroach Janta Party». 

Durante l’intervista, il fondatore ha specificato più volte che il CJP è nato in maniera accidentale e che l’idea di creare il sito e le relative pagine social è scaturita solo in seguito al successo del primo post su X, quello del 16 maggio sul suo account personale. 

Questa dichiarazione non ha però fermato gli attacchi nei suoi confronti, che negli ultimi giorni si sono spinti fino alle minacce di morte a lui e alla sua famiglia.

I tre portavoce del CJP (Vijeta Dahiya, Saurav Das, Ashutosh Ranka) alla prima conferenza stampa del movimento il 3 giugno 2026, a New Delhi

Il futuro del CJP

Già nei giorni successivi al lancio, il fondatore Abhijeet Dipke ha pubblicato un post su X in risposta ai giornalisti che gli avevano chiesto se «il movimento diventerà qualcosa di simile a quanto accaduto in Nepal o in Bangladesh». Dipke ha affermato che i giovani in India «capiscono i loro diritti costituzionali e esprimeranno il loro dissenso attraverso mezzi pacifici e democratici».

Nell’intervista a France24, Dipke ha inoltre sottolineato che intende «raggiungere tutti i membri registrati del movimento e tutti i nostri follower su Instagram» e che proprio a loro verranno chiesti suggerimenti «su come dovremmo continuare con questo movimento», aggiungendo: «perché penso che il più grande errore della classe dirigente sia stato smettere di considerare i giovani». Per ora, il fine ultimo del CPJ, spiega ancora Dipke, è quello di agire come un gruppo di “pressione sociale” sulle autorità per portare la luce su problematiche considerate essenziali. 

La prima campagna social, ad esempio, è stata chiamata #LifeOfACockroach (in italiano #VitaDaScarafaggio) e invita gli utenti a segnalare i malfunzionamenti della propria zona, da «una buca che potrebbe inghiottire uno scooter» a «un lampione rotto» passando per «rifiuti che si accumulano». L’obiettivo, si legge, è quello di amplificare queste segnalazioni, creare pressione e assicurarsi che «le autorità sappiano che gli scarafaggi stanno guardando». La campagna sta avendo un discreto successo sui social, con svariate persone che hanno condiviso video della propria zona segnalando problematiche come assenza di parcheggi, strade rotte o perennemente allagate. 

Ad oggi, è difficile sapere se il CJP rimarrà solamente un trend social o se diventerà un vero e proprio movimento politico. La giornalista Manisha Pande, che ha intervistato Dipke per Newslaundry, ha detto ad Al Jazeera che il fondatore «è perfettamente consapevole del fatto che per queste cose ci vuole tempo e questo movimento è esploso dall’oggi al domani». 

Per ora, sappiamo che il CJP ha indetto una protesta pacifica il prossimo 6 giugno nella capitale New Delhi, a cui parteciperà anche il fondatore Abhijeet Dipke, che ha annunciato il suo ritorno in India dagli Stati Uniti per l’occasione. La protesta avrà come principale richiesta la rimozione del Ministro dell’Istruzione Shri Dharmendra Pradhan, in carica dal 2021, in seguito agli scandali che recentemente (ma ormai da anni) hanno circondato gli esami di ammissione alla facoltà di medicina, con accuse di corruzione, irregolarità e trapelazione delle domande d’esame. 

Rimane quindi da vedere cosa succederà questo fine settimana, e quali saranno gli step successivi del “Cockroach Janta Party” in India, un Paese con una delle popolazioni più giovani al mondo, con circa il 40 per cento dei suoi 1,4 miliardi di abitanti sotto i 25 anni. 

 

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