Logo

Riserviamo sempre un eccessivo moralismo alla gioventù cattolica

Il Giubileo dei giovani a Tor Vergata ha riportato alla luce polemiche sui comportamenti di una comunità fin troppo idealizzata

29 agosto 2025
Condividi

C’è un’attenzione quasi ossessiva per l’etica delle masse di giovani che partecipano ai grandi raduni cattolici. La narrazione mediatica che ha accompagnato il Giubileo dei giovani a Tor Vergata, a cavallo tra lo scorso luglio e agosto, si è mossa tra moralismo e osservazioni dalla dubbia veridicità: la leggenda dei preservativi abbandonati sulla spianata opposta al ritratto idealizzato di ragazzi senza tatuaggi e con lo zaino in spalla, in cui l’aspetto diventa indicatore di fede e disciplina. Due immagini contrastanti, quella dei giovani dissoluti e quella dei giovani composti, che finiscono per ridurre la complessità delle esperienze a stereotipi morali, trasformando dettagli marginali in termometro della spiritualità di un’intera generazione.

Non è un pensiero recente. Alla Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) di Lisbona del 2023 diverse giovani europee sono state intervistate per sapere quale fosse la loro opinione sul sesso e sulle aperture dell’allora pontefice Francesco in merito. Alle dichiarazioni è seguita l’eco «Anche i papa-boys scopano». In merito al lontano evento combinato del Giubileo e della GMG di Roma nel 2000 si vocifera addirittura di cronisti che si aggiravano tra la folla per chiedere: «Ma tu lo usi il preservativo?».

I preservativi del 2000

La discussione sui preservativi durante l’evento del 2000 ha avuto un ruolo chiave nella polemica mediatica del tempo e sono stati richiamati in causa, per l’occasione, nel 2025. Si sostiene ancora, senza grandi evidenze se non racconti oculari contrastanti, che a Tor Vergata nel 2000 sia rimasta a terra una grande quantità di profilattici usati. 

Aurelio Mancuso, gay cattolico ed ex presidente di Arcigay, l’ha recentemente ricordato in un post Facebook: «La notizia c’era e aveva fatto il giro del mondo, nonostante le reprimende sulle pratiche sessuali del Papa polacco: nel pulire l’enorme distesa di Tor Vergata, gli addetti si erano imbattuti in una non irrilevante distesa di preservativi usati. I più esagerati parlarono di due quintali di condom, altri cercarono di negare l’evidenza». In occasione del Giubileo dei giovani 2025, Mancuso saluta quindi i fedeli in arrivo a Roma con «Che il preservativo sia con voi!».

Gli articoli del tempo e degli anni successivi ne hanno parlato come di un ritrovamento quasi leggendario, di veridicità incerta, eppure la questione ha trovato eco immediata durante l’attuale Giubileo dei giovani. Giornalisti e curiosi sembra siano andati alla spianata per cercare e contare gli eventuali preservativi abbandonati e alimentare un fragile scoop che pone in contrasto il messaggio papale e il comportamento reale della gioventù cattolica. L’episodio non fu solo un aneddoto di colore, ma un piccolo caso mediatico che contribuì a incrinare l’immagine perfettamente composta della gioventù cattolica che Giovanni Paolo II – allora pontefice e ideatore delle GMG – voleva consegnare al mondo. 

Toronto, Colonia, Sydney

Alle Giornate Mondiali della Gioventù successive a quella romana i preservativi sono stati oggetto non solo di polemiche giornalistiche ma anche di iniziative di attivismo. A Toronto nel 2002 il movimento Challenge the Church ne distribuì almeno 10mila, con confezioni che riportavano slogan come «Se l’astinenza non funziona per te… non lasciare che sia il tuo angelo custode a decidere». A causa della distribuzione dei preservativi, l’attivista Milton Chan fu fermato dalla polizia per violazione della proprietà privata su richiesta degli organizzatori, i quali sostenevano che l’area fosse stata dichiarata appunto privata durante la visita del Papa. Chan definì l’intervento della polizia un abuso di potere, ribadendo che le forze dell’ordine non hanno il compito di far rispettare un codice morale imposto dalla Chiesa. Per padre Thomas Rosica – allora responsabile della GMG e poi accusato di aggressione sessuale – la decisione era invece coerente con il comportamento richiesto ai pellegrini.

L’associazione Catholics for Free Choice emulò l’iniziativa alla GMG di Colonia nel 2005, affiggendo grandi cartelloni pubblicitari con frasi come «Un buon cattolico usa i preservativi» e «Preservativi per la vita». Per l’associazione queste azioni erano un modo per denunciare l’irrealismo dell’insegnamento ufficiale della Chiesa e per sottolineare che, di fatto, l’uso dei preservativi tra i fedeli era già una realtà, nonostante la condanna morale del Vaticano.

La questione è riemersa anche alla GMG di Sydney del 2008. Poco prima del raduno cattolico, infatti, è stata abrogata una legge del New South Wales, lo Stato in cui si trova Sydney, che autorizzava la polizia ad arrestare chiunque disturbasse i pellegrini, ritenendola contraria alle libertà fondamentali. La decisione ha dato via libera agli attivisti della coalizione NoToPope, che hanno potuto distribuire liberamente preservativi, volantini e anche grucce simboliche per richiamare l’attenzione sul problema degli aborti clandestini. Studentesse e studenti universitari hanno sfidato apertamente la dottrina cattolica con magliette dai messaggi provocatori come «Il papa ha torto. Metti il preservativo» o l’immagine di Benedetto XVI con le braccia tese, orecchie e coda da diavolo e lo slogan «Capo omofobo». Il coordinatore della GMG di Sydney, il vescovo Anthony Fisher, aveva sgonfiato l’iniziativa, sostenendo che i giovani pellegrini in genere lasciano cadere a terra i preservativi ricevuti, ignorandoli.

La discussione sui preservativi nei primi anni Duemila va letta dentro un clima acceso, risultato della crisi dell’AIDS che aveva reso urgente il tema della prevenzione. A partire dagli anni ‘80-’90 molte chiese cristiane, sia cattoliche che protestanti, avevano insistito sull’astinenza e sulla castità coniugale, rifiutando l’uso del profilattico perché considerato un incentivo alla promiscuità sessuale. Emblematico l’episodio del cardinale John Joseph O’Connor, che ostacolò la distribuzione di preservativi nelle carceri e si oppose ai programmi di educazione sessuale. Una posizione che provocò nel 1989 la protesta di ACT UP, il principale movimento statunitense che chiedeva un intervento statale per fermare la diffusione di HIV/AIDS, nella cattedrale di San Patrizio a New York. Anche in Italia vigeva una linea simile: il ministro della Salute Carlo Donat Cattin, esponente della Democrazia Cristiana, nel 1988 invitò a prevenire il contagio affidandosi esclusivamente alla castità o al matrimonio eterosessuale, negando l’efficacia stessa del preservativo, in continuità con le posizioni di papa Giovanni Paolo II.

A Sydney, nel 2008, il dibattito sui profilattici era particolarmente sentito. Infatti in occasione degli altri grandi eventi internazionali ospitati dalla città, come le Olimpiadi del 2000, i Gay Games del 2002 e l’annuale Sydney Gay and Lesbian Mardi Gras, il dipartimento della Salute del New South Wales aveva promosso massicce campagne sul sesso sicuro e sulla prevenzione dell’HIV. Nel 2008, in occasione appunto della GMG, la Chiesa cattolica rifiutò però qualsiasi collaborazione con il governo in merito.

Gli organizzatori ecclesiastici ribadirono che incoraggiare l’uso del preservativo sarebbe stato in contraddizione con l’insegnamento della Chiesa cattolica e preferirono insistere su valori come l’autostima, il rispetto del corpo, il matrimonio e la famiglia. Allo stesso tempo sottolinearono che nelle precedenti GMG il «livello di indiscrezione» tra i pellegrini era stato, a loro dire, straordinariamente basso.

Una gioventù idealizzata

Anche all’ultima GMG, svoltasi a Lisbona nel 2023, il tema dei preservativi non è mancato, benché in forma più indiretta. Alla vigilia dell’evento, il vescovo di Córdoba, Demetrio Fernández, ha affermato pubblicamente che i giovani «non hanno bisogno di spinelli, preservativi o alcol per vivere una gioia indimenticabile». La dichiarazione, che intendeva esaltare l’esperienza di canto, preghiera e condivisione propria dei raduni cattolici, non ha fatto che confermare quanto la Chiesa continui a percepire la sessualità giovanile come terreno di scontro morale. La GMG rimane così un osservatorio privilegiato della tensione tra l’immagine ideale di una gioventù sobria e obbediente e la realtà, molto più sfaccettata, delle pratiche e dei desideri di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che vi partecipano.

La narrazione sui preservativi usati alla Giornata mondiale della gioventù a Tor Vergata nel 2000, riproposta in occasione del Giubileo dei giovani del 2025, ha quindi incontrato subito la reazione indignata di chi punta sull’astensione sessuale come ideale di gioventù cristiana. Per queste voci, associare i pellegrini alla sessualità significa non solo screditare un evento ecclesiale, ma tradire l’immagine stessa di ragazzi e ragazze capaci di vivere la fede con entusiasmo e rigore morale. Come scrive sul proprio blog l’Unione Cristiani Cattolici Razionali «Riproporre quella menzogna [dei preservativi trovati nel 2000 a Tor Vergata] è la prova dell’incapacità di comprendere e accettare che migliaia di giovani credenti da tutto il mondo non solo possano esistere, ma addirittura osino radunarsi. E lo facciano gioiosi, senza violenza, senza distruggere nulla, senza imbrattare muri, senza provocare risse o incidenti, senza bisogno di esibirsi nudi su carri arcobaleno, senza polemizzare, protestare, urlare contro altri o minacciare qualcuno».

Tatuaggi e smartphone

Sempre sulla scia narrativa del ritratto di una gioventù moralmente esemplare, sabato 2 agosto 2025 il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in prima pagina dal titolo: «Zaini, canti di gruppo e confessioni in 10 lingue. I ragazzi (senza tatuaggi) del Giubileo di Roma» (la versione online riporta un titolo diverso). Qui le ragazze e i ragazzi cattolici venivano rappresentati come diversi dagli altri giovani: strani ma buoni, vestiti con semplicità, zaini al posto dei trolley, niente tatuaggi, bandane e cappelli a falde larghe al posto di berretti da baseball alla moda. Il giornalista Marcello Veneziani, noto per le sue posizioni tradizionaliste, commenta in merito: «C’era persino a livello epidermico, un segno distintivo che mi piace sottolineare: quei giovani di Roma non erano tatuati, hanno ancora rispetto del corpo così come è dato, con tutti i suoi limiti».

Un’immagine costruita per dire che quella dei raduni cattolici è una generazione alternativa, eticamente salda, obbediente alle regole della morale cattolica, semplice, priva degli eccessi attribuiti ad altri contesti giovanili. Tra questi, le mode in fatto di abbigliamento ed estetica e l’uso degli smartphone.

Scrive infatti la scrittrice italiana Susanna Tamaro per il Corriere: «Sguardi straordinariamente vivi e commossi, uno diverso dall’altro, come se la clonazione estetica imposta dai media non avesse mai attecchito nelle loro vite. Lo spirito del tempo – che è quello dello scrolling ossessivo e annoiato – sembrava aver reso ormai impossibile quel lungo tempo di attenzione, immobilità e silenzio che ha accompagnato l’adorazione eucaristica. Eppure è accaduto». Nella sua riflessione, Tamaro non considera la mole di contenuti social che sono stati realizzati da influencer, content creator e semplici utenti delle piattaforme.

Un altro episodio ripreso da alcune testate riguarda il fatto che l’app di incontri gay Grindr sarebbe stata intasata durante la veglia con il papa a Tor Vergata. La notizia è stata utilizzata come spunto ironico per suggerire che forse i giovani cristiani non fossero così ligi alla morale sessuale della Chiesa, alimentando ancora una volta la contrapposizione tra l’ideale proclamato e le pratiche concrete.

Eppure il tono con cui vengono riportate le notizie e la spettacolarizzazione di fatti non comprovati si scontra con la complessità dell’esperienza giovanile – anche nella Chiesa –, delle sue sfaccettature, mostrando quanto sia fragile e artificiale la contrapposizione tra una gioventù asettica e slegata dalla contemporaneità e una gioventù dissoluta e apatica. Come si legge in un articolo di SPY.it: «L’immagine del giovane cattolico in shorts da scout, croce al collo e cellulare in mano, non è più in contrasto con l’idea di un ragazzo queer, curioso, magari credente, ma anche pienamente immerso nella contemporaneità. Il punto non è fare ironia su chi partecipa a un evento religioso e al tempo stesso vive la propria identità. Il punto, semmai, è smettere di costruire barriere e dicotomie artificiali: tra credenti e non credenti, puri e impuri, santi e “tatuati”. Si va dal Papa, certo. Ma si resta giovani. E, per molti, anche gay. E forse è proprio questo che rende questi tempi così interessanti – e, se vogliamo, anche un po’ più umani».

Potrebbero interessarti
Segnala su Whatsapp