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La disinformazione russa sta cercando disperatamente di collegare Macron al caso Epstein

L’operazione Storm-1516 rilancia falsi articoli che insinuano la presenza del presidente francese alle feste nella residenza parigina del finanziere

13 febbraio 2026
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Ogni pubblicazione di documenti del caso Epstein porta con sé la sua buona dose di grattacapi per alcune personalità pubbliche. I nomi nel mondo della politica, dello spettacolo o della cultura a essere collegati alla potente rete dell’ex finanziere statunitense ormai non si contano più, da Donald Trump e Steve Bannon a Bill Clinton, passando per il principe Andrea d’Inghilterra, Elon Musk, Vladimir Putin e tanti altri. In questi file alcune persone sembrano più interessate di altre dai traffici illegali di Jeffrey Epstein

Morto suicida in carcere nel 2019, il finanziere ha patteggiato una condanna nel 2008 per prostituzione minorile e traffico di minorenni. Successivamente, a partire da novembre 2025, il ministero della Giustizia statunitense ha iniziato a pubblicare milioni di file (gli ultimi a fine gennaio 2026) che collegano l’ex finanziere a nomi piuttosto in vista, non solo degli Stati Uniti ma di tutto il mondo. Bisogna però specificare che, come spiegato dal New York Times, «essere menzionati in questi documenti non significa necessariamente qualcosa di losco, perché i fascicoli dei casi penali sono spesso pieni di identità delle vittime, nomi di testimoni e altre persone innocenti entrate in contatto con i sospettati».

Lo scandalo ha toccato, anche se in maniera minore rispetto ad altri Stati, anche la Francia che, per qualche ora, ha temuto di vedere il presidente Emmanuel Macron annoverato nella lunga lista di Epstein. 

Emmanuel Macron e Epstein: una fake news di ingerenza russa 

Lo scorso 6 febbraio, Viginum – l’agenzia francese incaricata della vigilanza e della protezione contro le interferenze digitali straniere – ha diffuso un comunicato in cui riferiva di aver rilevato su X la circolazione di un video che rimandava a un falso articolo. Secondo quell’articolo, «tra i documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia americano […], alcuni giornalisti avrebbero scoperto uno scambio compromettente che coinvolgeva Emmanuel Macron».

Il comunicato prosegue spiegando che l’articolo in questione si presentava come scritto dal giornalista di Le Parisien Victor Cousin e pubblicato sul sito del quotidiano francese France-Soir. Il presunto articolo raccontava i legami tra Macron e l’imprenditore francese nel settore della moda Jean-Luc Brunel (morto nel 2022), sostenendo che il presidente avesse partecipato a numerose feste nella residenza francese di Epstein – situata in avenue Foch nel XVI arrondissement della capitale – e che «amasse i giovani uomini». 

Come rilevato da Viginum, l’articolo era stato pubblicato per la prima volta alle 15:52 di mercoledì 4 febbraio 2026 e usurpava l’identità di France-Soir attraverso il dominio France-Soir.net (registrato il 1° febbraio 2026). Sul sito ufficiale di France-Soir, infatti, l’articolo non risulta pubblicato. La stessa redazione di France-Soir si è mobilitata per fermare l’uso illegittimo del proprio marchio editoriale e il falso sito è stato successivamente sospeso. 

Nel comunicato stampa, Viginum afferma che, con «un livello di sicurezza molto elevato», la campagna di disinformazione volta a coinvolgere il presidente Macron nello scandalo legato al finanziere presenta i tratti riconducibili all’operazione russa Storm-1516. Secondo l’agenzia, si tratta di un’operazione che diffonde narrazioni completamente inventate e contenuti deepfake con l’obiettivo di servire gli interessi del Cremlino.

Il falso articolo su Macron era stato ripreso e condiviso, anche in formato video, da vari account su X, tra cui @LoetitiaH (ora il profilo risulta sospeso), che pubblica spesso disinformazione filorussa.

Epstein interessato a Macron?

Dai dossier finora pubblicati non emergono prove di un rapporto tra Epstein e il presidente francese. Come ha confermato anche The Cube, il servizio di fact checking di Euronews, il nome di Emmanuel Macron compare 211 volte nei documenti, ma nella maggior parte dei casi si tratta di ritagli di giornale o di riferimenti a discussioni sulla politica francese, senza un coinvolgimento diretto di Macron o del suo entourage.

Come riporta il servizio di fact checking di Radio France “Vrai ou Faux”, Macron è infatti spesso citato negli scambi con Epstein (che sembra in effetti molto interessato alla politica del francese) ma viene menzionato da intermediari. Altri scambi sembrano confermare che Epstein non fosse direttamente in contatto con Macron: l’ex finanziere ha inviato per esempio un’e-mail il 2 ottobre 2018 a Caroline Lang, figlia dell’ex ministro francese della Cultura e dell’Istruzione Jack Lang, in cui le chiede un contatto diretto «con qualcuno dell’amministrazione Macron». Lang aveva risposto che avrebbe chiesto al padre e che gli avrebbe fatto sapere. 

Epstein e i suoi legami con la Francia

Ma c’è qualcuno nelle alte sfere francesi che ha dovuto ammettere la propria vicinanza all’ex finanziere: la famiglia Lang. Dai file resi pubblici dal ministero della Giustizia americano in gennaio, infatti, si evince chiaramente l’esistenza di un legame abbastanza stretto tra l’ex ministro socialista Jack Lang, la figlia Caroline Lang – all’epoca dei fatti direttrice di Warner Bros TV in Francia – e Jeffrey Epstein. Il nome di Caroline da solo viene citato oltre duemila volte nei file. 

La famiglia Lang ha conosciuto Jeffrey Epstein nel 2012 tramite un amico comune, il regista Woody Allen. L’incontro è quindi avvenuto dopo la condanna (nel 2008) dell’uomo d’affari americano per avere favorito la prostituzione di una minore. Caroline Lang ha ammesso a Mediapart di essere stata a conoscenza del suo passato giudiziario e, stando a quanto ricostruito dal sito d’inchiesta francese, Lang possedeva la metà delle quote di una società offshore fondata nel 2016 con Epstein e registrata a Saint Thomas, nelle Isole Vergini americane.

In seguito alla pubblicazione dei file, la figlia di Jack Lang ha dato le sue dimissioni dal consiglio di amministrazione della Fondazione Le Refuge, che accoglie e sostiene persone LGBT+ in rottura con la famiglia, e dalla carica di delegata generale del Sindacato della produzione indipendente. 

Nelle ultime settimane, Jack Lang ha affermato di volersi «assumere la responsabilità» dei suoi legami passati con il finanziere, ma ha sempre sostenuto di non essere mai stato a conoscenza dei suoi crimini sessuali. Il servizio di fact-checking di Radio France ha consultato tutti i messaggi scambiati tra Jack Lang e Jeffrey Epstein, che sono molto cordiali ma non parlano mai di traffico sessuale. Dopo diverse pressioni, provenienti sia dall’Eliseo che da Matignon, Jack Lang ha presentato le sue dimissioni dall’Institut du Monde Arabe, centro culturale francese finanziato dallo Stato, di cui era a capo.

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