
La disinformazione sessista ha invaso i Mondiali di calcio
L’IA viene usata per sessualizzare le tifose, con rischi concreti per la nostra percezione degli standard di bellezza
Con l’inizio dei Mondiali di calcio maschile FIFA 2026 l’11 giugno, sui social sono diventate virali immagini e video di tifose bellissime sugli spalti degli stadi. Donne giovani, senza imperfezioni, e tanto perfette quanto però finte: infatti, sono tutte create con l’intelligenza artificiale.
Simili immagini circolano ormai da inizio maggio, ben prima dell’inizio dei Mondiali di calcio. All’inizio del mese scorso, infatti, questo trend sembra essere diventato virale anche per via di un post della modella Kate Shumskaya sul suo account Instagram da 2,9 milioni di followers, dove il 9 maggio ha pubblicato un deepfake di sé stessa a una partita di baseball.
Nei giorni seguenti, molti utenti hanno iniziato a creare video simili, e la rivista di moda e bellezza Cosmopolitan ha addirittura pubblicato un tutorial per seguire questo trend. Come ha fatto la modella Shumskaya, la rivista spiega che si può anche creare un video di questo tipo a partire dal proprio volto, e aggiungere una folla sullo sfondo. Ma ovviamente è possibile anche creare integralmente una persona inesistente.
Dalla settimana scorsa, con l’inizio dei Mondiali, il trend si è evoluto passando dalle partite di baseball a quelle di calcio, e ha iniziato ad essere sfruttato a livello economico da account che rimandavano a contenuti a pagamento su OnlyFans o Fanvue.
Il trend della “Stacey face”
Le caratteristiche fondamentali di queste donne IA sono sempre le stesse: occhi grandi, naso alla francese, labbra carnose e guance leggermente cave. Spesso, se non quasi sempre, pelle bianca o chiara, e seno pronunciato.
È la cosiddetta “Stacey face”, ossia la “faccia da Stacey”. Le origini di questo termine, come ha raccontato la giornalista Lydia Spencer-Elliott sull’Independent, sono da ricercare nella maschiosfera, una rete informale composta da siti, gruppi, forum e canali in cui si ritrovano diverse comunità maschiliste – dagli incel fino ai pick-up artist, passando per gli attivisti per i diritti dei maschi e gli estremisti «redpillati». È in questi ambienti che la “Stacey” diventa l’ideale di bellezza da perseguire.
Su questo tema la testata italiana Open ha intervistato Maura Gancitano, filosofa fondatrice del progetto di divulgazione filosofica Tlon. Secondo Gancitano, queste immagini non fanno altro che «restituire il condensato di decenni di sguardo maschile sul corpo femminile», che tende a rappresentare la donna come un mero elemento ornamentale. Questo è particolarmente evidente nel caso di questi video diffusi online, dove le donne sono sempre ai lati dell’evento sportivo, e non partecipi. Appunto, degli ornamenti “di bellezza”.
Nell’intervista a Open, Gancitano evidenzia anche un altro aspetto fondamentale: nei video generati con l’IA non c’è nessuna donna reale dall’altra parte dell’immagine, e quindi, sottolinea la filosofa, «nessun consenso da chiedere». Finora, l’oggettificazione dei corpi femminili si doveva scontrare sempre con la realtà di un donna che poteva parlare, opporsi a questa oggettificazione e rivendicare il proprio diritto ad avere imperfezioni. Con l’uso dell’intelligenza artificiale, però, questo ostacolo viene rimosso e così le opposizioni agli sguardi oggettificanti sui corpi femminili si annullano.
Forse proprio per questo, c’è stato chi fin da subito ha iniziato a sfruttare il trend della “Stacey face” negli stadi da un punto di vista economico. In un’inchiesta condotta dalla testata di fact-checking spagnola Maldita, è emerso che vari profili che pubblicano questi video rimandano ad account su OnlyFans o Fanvue. Quest’ultima in particolare è una piattaforma dove i creator monetizzano contenuti erotici o sessuali tramite abbonamento, ed è incentrata principalmente su immagini e video di donne generate con l’intelligenza artificiale.
Un caso simile si era verificato anche a marzo 2026, quando era diventato virale il caso di Jessica Foster. Foster è una donna generata con intelligenza artificiale e presentata nei panni di una soldatessa statunitense e sostenitrice del movimento MAGA. Anche in questo caso, è bellissima, bionda, bianca, con gli occhi azzurri e grandi, e un fisico tonico. E anche in questo caso, l’account Instagram di Foster rimandava a una piattaforma dove venivano pubblicati contenuti erotici a pagamento (prima OnlyFans, poi un’altra).
Lo scorso marzo, il caso era diventato virale a tal punto che l’esercito statunitense aveva esplicitamente chiarito che non esisteva alcuna traccia di una soldatessa di nome “Jessica Foster”. Ma la questione aveva messo in luce anche un altro aspetto, ossia l’esistenza di una serie di account di estrema destra che sfruttavano la pornografia soft per diffondere ideali nazionalisti e attirare gli utenti sui propri contenuti, per poi monetizzarli.
I rischi per la salute mentale degli utenti più giovani
A prescindere dallo sfruttamento economico o politico di corpi femminili generati con l’IA, la circolazione di questi contenuti sui social rimane comunque dannosa, soprattutto per i più giovani, che si trovano in una fascia d’età critica e spesso sviluppano insicurezze sul proprio corpo.
Sull’Independent, la giornalista Spencer-Elliot racconta che il trend della “Stacey face” impatta moltissimo sulle ragazze adolescenti. Nelle chat di Discord, un social network molto utilizzato dalla Generazione Z, ragazze di appena 13 e 14 anni cercano consigli su come “diventare” una Stacey. Online spopolano anche app come Umax e Glowdess, il cui scopo dichiarato è quello di creare una versione migliorata dell’utente attraverso l’intelligenza artificiale, per poi indirizzarlo verso prodotti che dovrebbero aiutare a correggere i presunti difetti.
Qualcosa che ricorda il fenomeno del looksmaxxing, una tendenza nata nei forum della maschiosfera degli anni ‘10 ma che negli ultimi anni ha raggiunto i social e ora impatta il modo di percepirsi di molti giovani uomini. Anche in questo caso, lo scopo è quello di raggiungere l’ideale di bellezza maschile per eccellenza. Gli esercizi da fare sono vari, dal dare dei piccoli colpi di martello ai propri zigomi per accentuarne le forme, al masticare degli appositi oggetti in gomma con lo scopo di cambiare la forma della mascella e farla diventare squadrata: tutti tratti ritenuti più “virili” e quindi desiderabili. In realtà, però, nessuno di questi esercizi è stato comprovato a livello scientifico, e un dentista contattato e intervistato dall’emittente francese FranceInfo li ha altamente sconsigliati perché potrebbero portare a danni permanenti o dolori cronici.
Le case di moda e l’utilizzo di modelle IA
Il trend di massimizzare il proprio look e di diffondere immagini generate con l’IA di persone perfette e irreali non si limita però solo ai social. Nell’ultimo anno, infatti, ci sono state alcune case di moda che hanno iniziato a pubblicare pubblicità con modelle generate con l’IA. Ad agosto 2025, la rivista di moda Vogue ha ospitato per la prima volta tra le sue pagine dell’edizione cartacea una pubblicità del marchio statunitense Guess in cui appariva una modella “artificiale”. Come le ragazze sugli spalti degli stadi, anche questa ha labbra carnose, naso piccolo e zigomi pronunciati. Sulla pubblicazione, è stata indicata la natura artificiale del contenuto, ma la nota di avvertenza è piccola e poco evidente, come notato dall’emittente britannica BBC.

Il marchio di moda statunitense non è l’unico ad aver intrapreso questa strada. A luglio 2024, l’azienda spagnola Mango aveva lanciato la sua prima campagna pubblicitaria generata con l’IA per promuovere capi di abbigliamento destinati alle ragazze adolescenti. A febbraio 2026, in Italia, Gucci ha promosso la sua sfilata alla Milano Fashion Week proprio con una serie di contenuti generati con l’IA.
Ci sono poi aziende di marketing che si specializzano proprio in questo. Nel caso della pubblicità di Guess pubblicata su Vogue, l’azienda in questione è Seraphinne Vallora, fondata da Valentina Gonzalez e Andreea Petrescu. Nell’estate 2025, quando la pubblicazione di questa campagna pubblicitaria aveva fatto scalpore, la BBC aveva intervistato le due fondatrici, che avevano comunque sostenuto in maniera convinta che la loro azienda non contribuisce a rafforzare standard di bellezza particolarmente idealizzati. In particolare, Petrescu aveva affermato: «In fin dei conti, tutte le pubblicità sono pensate per apparire perfette e di solito hanno come protagoniste delle top model, quindi ciò che stiamo facendo non è diverso».
C’è chi però ha un’opinione diversa. Felicity Hayward, una modella plus-size che opera nel settore da oltre un decennio, ha affermato che se tra il 2010 e il 2020 l’industria della moda aveva fatto grandi progressi per diventare più inclusiva, negli ultimi anni si sta assistendo ad una battuta d’arresto. Secondo lei, l’uso dei modelli di intelligenza artificiale per generare modelle “perfette” colpirà in modo sproporzionato le modelle plus-size. A proposito di questo, le fondatrici di Seraphinne Vallora hanno detto di non aver ancora sperimentato la creazione di immagini di donne plus-size, dicendo che «la tecnologia non è ancora abbastanza avanzata per farlo».
Guardando la pagina Instagram dell’azienda di marketing, si nota inevitabilmente un certo pattern tra le modelle create e un’enorme mancanza di diversità. Gonzalez e Petrescu affermano di aver pubblicato immagini artificiali di donne con diverse tonalità di pelle, ma che non avevano avuto ottimi riscontri da parte degli utenti sui social. «In fin dei conti, siamo un’azienda e utilizziamo immagini su Instagram che stimolino il dialogo e ci portino clienti», ha affermato Gonzalez.
Anche per quanto riguarda i video condivisi sui social delle donne sugli spalti, lo standard di bellezza è uno e predefinito: quello occidentale. Sul suo profilo Instagram @marymarketingirlie_, l’influencer Maria Elise Sabbione ha fatto notare che anche quando le donne generate con l’IA non sono bianche, il naso alla francese e gli occhi grandi non mancano mai. Un caso che ricorda un’inchiesta della BBC di alcuni mesi fa, in cui erano emersi svariati account che sessualizzavano donne nere attraverso una lente razzista ed etnocentrica. Ad esempio rappresentandole sempre e solo con capelli lisci, mai ricci. Elementi che avevano portato la modella marocchina Houda Fonone ad esporsi in proposito: «È come se la bellezza nera potesse essere accettata solo se “ritoccata”» aveva detto in un suo video.
La chirurgia estetica e le richieste “artificiali”
Quindi, dagli spalti alle riviste di moda, il trend di creare donne bellissime con l’intelligenza artificiale sta prendendo piede e sembra diventare sempre più popolare. Ma non manca di rischi sulla vita reale.
Secondo Sined Bovell, imprenditrice nel settore tecnologico ed ex modella, recentemente intervistata dalla BBC, la mancata indicazione chiara dei contenuti generati con l’intelligenza artificiale è estremamente problematica. Già nel 2020 Bovell aveva scritto un articolo per Vogue sui rischi legati alla sostituzione delle modelle da parte dell’intelligenza artificiale. Oggi, sostiene che il principale impatto negativo potrebbe essere proprio sulla nostra salute mentale. «Gli standard di bellezza sono già influenzati dall’intelligenza artificiale», afferma Bovell, e sottolinea: «Ci sono ragazze giovani che ricorrono alla chirurgia plastica per assomigliare a un volto creato da un filtro – e ora vediamo persone che sono interamente artificiali».
Effettivamente, la tendenza a voler cambiare il proprio volto per poterlo rendere più simile a quello di un avatar generato con l’IA è stata riscontrata anche dagli stessi chirurghi estetici.
A maggio 2026, la dottoressa e chirurgo estetico Nora Nugent ha detto al Guardian che i pazienti negli ultimi tempi si recano nel suo studio con foto di sé stessi ritoccate dall’intelligenza artificiale per chiedere se attraverso la chirurgia è possibile avere determinati cambiamenti.
Ma esistono differenze individuali nel modo in cui i pazienti guariscono, invecchiano e in ciò che è possibile fare a livello chirurgico. Nell’intervista al Guardian, Nugent sottolinea: «Dico ai pazienti fin dall’inizio: le mie possibilità in sala operatoria non sono illimitate. Nessuno di noi due ha il controllo su tutto». Le aspettative dei pazienti, basate su modelli e ritocchi fatti con l’intelligenza artificiale, sono spesso irrealistiche e fisicamente impossibili. Ad esempio, le facce create con l’intelligenza artificiale sono spesso iper-simmetriche: è una caratteristica che i modelli generativi riescono a controllare con i pixel, ma che nella realtà è praticamente irriproducibile.
L’elemento preoccupante è che alcune cliniche di chirurgia estetica hanno iniziato a cavalcare l’onda di questo fenomeno, utilizzando la stessa strategia e facendosi pubblicità proprio con l’intelligenza artificiale. Il chirurgo Julian de Silva ha raccontato al Guardian di aver visto un video di una clinica, pubblicato sui social, in cui un paziente sembrava essere stato ringiovanito di 30 anni. Ma l’immagine era stata in realtà ritoccata con l’IA, come ha notato de Silva quando ha visto che il paziente aveva sei dita.
Tuttavia, con il miglioramento dei modelli generativi, che generano immagini sempre più realistiche, diventa sempre più difficile, scrollando il nostro feed social, distinguere video e foto veri da quelli artificiali.
La domanda quindi non è “se l’IA sta impattando i nostri standard di bellezza”, ma quanto ancora permetteremo che lo faccia. Del resto, sono le aziende di moda e le industrie di chirurgia estetica che sembrano trarne guadagno. Non certo il nostro modo di percepirci quando siamo davanti allo specchio.
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