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Il caos informativo intorno alla cattura di Maduro

La notizia è stata inquinata da immagini generate con l’intelligenza artificiale e video decontestualizzati

7 gennaio 2026
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La notizia della cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, avvenuta lo scorso 3 gennaio, ha innescato nel giro di poche ore un’ondata globale di contenuti contraddittori, interpretazioni forzate e narrazioni contrapposte. 

Come spesso accade di fronte a eventi improvvisi ad alto impatto geopolitico, il flusso dell’informazione si è trasformato rapidamente in un terreno fertile per la disinformazione. Prima ancora che i contorni dell’accaduto fossero chiariti, le piattaforme social erano già sature di presunte “prove”, molte delle quali fuorvianti, decontestualizzate o apertamente inventate. Il caso è emblematico di un meccanismo ormai ricorrente: in situazioni di forte polarizzazione, la velocità della reazione digitale tende a prevalere sulla verifica, producendo un racconto frammentato e distorto dei fatti.

Piattaforme permissive con le immagini false 

Tra i primi contenuti virali si sono imposte immagini e video che mostravano presunti festeggiamenti di massa in Venezuela per l’arresto del Presidente, in carica dal 2013. In realtà, si trattava di materiali decontestualizzati risalenti a proteste passate o a manifestazioni attuali ma in altri Paesi, riutilizzati per sostenere una narrazione emotivamente potente quanto fuorviante.

Ancora più significativa è stata la diffusione di un’immagine che ritraeva Maduro scortato da due presunti agenti dell’agenzia federale antidroga statunitense DEA. Comparsa online pochi minuti dopo l’annuncio della cattura, l’immagine è stata rilanciata su più piattaforme e amplificata anche da politici e influencer dell’area MAGA. Solo in seguito è stato confermato che si trattava di un contenuto generato con l’intelligenza artificiale. La prima segnalazione è arrivata dal giornalista David Puente, ma nel frattempo l’immagine aveva già raggiunto milioni di utenti.

Su X il contenuto è rimasto disponibile. Va ricordato che un’eventuale rimozione sarebbe potuta avvenire non tanto per il carattere disinformativo della narrazione, quanto per la violazione delle policy sull’uso di immagini manipolate presentate come autentiche, quando non chiaramente satiriche. La sua persistenza segnala tuttavia un progressivo indebolimento delle politiche di moderazione, in particolare dopo la dissoluzione dei team dedicati alla moderazione, dopo l’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk.

Un regime aiutato dagli algoritmi

Il flusso di disinformazione sulla cattura del capo di Stato venezuelano è stato favorito da una combinazione di fattori: la viralità di immagini presentate come scoop, l’amplificazione da parte di figure pubbliche e le dinamiche stesse delle piattaforme. Così l’ecosistema digitale si trasforma in un’arena polarizzata, dominata da reazioni emotive e letture contrapposte con lo scopo di accaparrarsi l’attenzione degli utenti il più a lungo possibile.

Secondo uno studio sulle elezioni presidenziali del 2024 dell’ONG ProBox, la trasformazione di Twitter in X ha progressivamente ridotto gli spazi digitali per l’opposizione venezuelana. Ciò non è avvenuto tanto per una scelta esplicita a favore del governo, ma come conseguenza di una serie di cambiamenti strutturali della piattaforma: l’indebolimento della moderazione, la minore visibilità accordata ai contenuti critici e il funzionamento di algoritmi che premiano volume, ripetizione e coordinamento, caratteristiche più facilmente sfruttabili dagli apparati governativi rispetto a reti civiche frammentate. 

Nello stesso periodo, TikTok è emersa come piattaforma centrale nel dibattito socio-politico e come canale privilegiato dallo stesso Maduro per veicolare messaggi. La scelta comunicativa del Presidente di adottare formati leggeri e apparentemente apolitici – come i video in cui accarezza gatti randagi o improvvisa passi di danza – è stata letta da alcuni osservatori come un tentativo di trasmettere un’immagine di normalità e tranquillità, in contrasto con l’escalation delle minacce statunitensi, e al tempo stesso di sfruttare una forte visibilità algoritmica per rafforzare la propria presenza online. 

A rendere il quadro ancora più complesso, la mattina del 3 gennaio la versione gratuita di ChatGPT negava l’avvenuta cattura di Maduro, definendola un’invenzione alimentata da titoli sensazionalistici e confusione sui social media. Altri modelli di intelligenza artificiale, come Claude e Gemini, riportavano invece correttamente l’evento. Il chatbot IA di X, Grok, ha invece attribuito erroneamente l’immagine IA di Maduro scortato da due agenti DEA all’arresto del narcotrafficante messicano Dámaso López Núñez nel 2017, mentre alcune note delle Community Notes – lo strumento di verifica dal basso di X – smentivano la veridicità dell’immagine. L’episodio mostra come strumento sempre più utilizzati per orientarsi nell’attualità possano, in contesti informativi caotici, restituire risposte divergenti e contribuire, seppure involontariamente, alla disinformazione, soprattutto quando basati su fonti incomplete o non aggiornate.

Una strategia di propaganda di lungo periodo

Il caos informativo attorno alla cattura di Maduro si inserisce in un contesto che il regime venezuelano conosce e utilizza da tempo. Nel 2023 la BBC riportava le testimonianze di cittadini venezuelani pagati per diffondere propaganda filogovernativa online, con l’obiettivo di mantenere una “narrazione collettiva” chavista. I compensi, modesti ma ricorrenti, venivano spesso erogati tramite strumenti di pagamento difficilmente tracciabili.

L’organizzazione di fact-checking venezuelana Cazadores de Fake News ha documentato a più riprese una strategia sistematica di influenza dell’opinione pubblica basata su reti di account coordinati, pensati per imitare comportamenti organici e sfruttare hashtag di tendenza. Secondo le analisi, questi network di troll sono riconducibili al ministero della Comunicazione venezuelano e puntano a gonfiare artificialmente la visibilità e rilevanza dei messaggi filogovernativi. 

La propaganda non si limita al contesto interno e il regime di Maduro amplifica selettivamente anche posizioni di politici statunitensi democratici critici verso Donald Trump, così come articoli di testate autorevoli (incluso il New York Times) quando utili a rafforzare una narrazione antiamericana o presentare il Venezuela come vittima di ingerenze esterne. Si tratta di un uso strumentale di voci utili a legittimare la leadership venezuelana, sfruttando fonti percepite come credibili dal pubblico occidentale.

La semplificazione come arma (dis)informativa

In questo scenario, anche le motivazioni ufficiali della cattura, legate ad accuse di narco-terrorismo già avanzate in passato dagli Stati Uniti, appaiono deboli in assenza di nuove evidenze pubbliche e di una chiara base giuridica internazionale

Al contempo, la propaganda – tanto venezuelana quanto statunitense – sfrutta il disordine informativo per rafforzare narrazioni semplicistiche e funzionali ai propri interessi. Il successo della disinformazione risiede proprio nella sua capacità di ridurre la realtà a uno schema manicheo di buoni e cattivi. Ma la realtà non è così lineare: Maduro è un dittatore, ma Trump ha violato la sovranità di un altro Stato, ed entrambi hanno fatto ricorso a manipolazione e disinformazione. In un sistema digitale saturo di falsità, non è possibile limitarsi a tifare per una parte; l’unico antidoto resta riconoscere la complessità, rallentare la condivisione e concedere tempo alla verifica.

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